“Quel che doveva essere un progetto innovativo per il corretto smaltimento della fratta agricola si sta trasformando in una enorme discarica a cielo aperto”.
Lo afferma la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Campo, dopo un sopralluogo effettuato, in compagnia di Antonio Cassarino, attivista in campo ambientale del Movimento 5 Stelle di Vittoria, e di Riccardo Zingaro, promotore di tante campagne contro le fumarole e l’abbandono illegale di rifiuti speciali, presso il sito di Contrada Perciata, a Vittoria, fulcro centrale del progetto “Riciclo Verde – Sistema integrato di gestione degli scarti vegetali”.
“Il progetto era nato con finalità condivisibili: contrastare il fenomeno delle fumarole, offrire agli operatori agricoli della cosiddetta Fascia trasformata un’area specifica e uno strumento di facile fruizione per conferire gli scarti vegetali derivanti dalle coltivazioni in serra e avviare una filiera di recupero e riciclo.
L’accordo di programma era stato sottoscritto in Prefettura il 3 luglio 2024, l’Unità di progetto ‘Riciclo di contrada Perciata’ era stata dichiarata operativa il 10 luglio 2024 e il sito veniva indicato come pienamente operativo già dal 9 agosto 2024”. A distanza di quasi due anni, però, la realtà che abbiamo trovato è molto lontana dagli annunci.
“All’interno dell’area sono presenti grandi quantità di materiale vegetale mescolato a plastica comune, fili di nylon, gancetti, teli di pacciamatura e perfino rifiuti estranei all’attività agricola – dice Stefania Campo -. In queste condizioni non si può parlare di fratta compostabile.
Se il materiale è contaminato da plastica e rifiuti non conformi, non può essere né correttamente triturato né avviato a recupero. Ogni giorno che passa il sito diventa sempre di più, un enorme accumulo incontrollato di fratta mista a rifiuti, con evidenti e gravissime criticità ambientali”.
La parlamentare del Movimento 5 Stelle punta il dito anche sull’assenza di controlli adeguati all’ingresso: “Costantemente durante la giornata arrivano mezzi che scaricano materiale, senza che nessuno ne possa controllare la consistenza e la reale idoneità. E se non viene verificato a monte cosa entra, il centro non risolve il problema: lo concentra. Non basta accettare conferimenti e sperare che tutto sia compostabile, o basarsi su ovvie raccomandazioni alle ditte che arrivano coi camion pieni.
Serve un controllo reale, sistematico, immediato, prima dello scarico. Per fare ciò servirebbe innanzitutto personale qualificato ed esperto in materia; invece, a presidiare l’area sono state distaccate due guide ambientali che nulla possono rispetto ai severi controlli tecnici che si sarebbero dovuti mettere in atto fin dal primo giorno di avvio del servizio stesso. Ma a quanto pare la necessità degli annunci propagandistici è prevalsa su ogni altro aspetto”.
La Campo richiama anche il tema delle risorse pubbliche impiegate: “Dagli atti del Libero Consorzio risulta l’acquisto di un biotrituratore destinato al centro di raccolta dello scarto vegetale in contrada Perciata per un importo di 87.840 euro. Un macchinario che avrebbe dovuto essere centrale nel processo di trinciatura e riduzione volumetrica del materiale. A quanto pare, tuttavia, anche tale attrezzatura è fuori uso, o addirittura non è mai stata avviata allo scopo.
Non sappiamo se il motivo è proprio quello che la fratta intrisa di plastica non è compostabile o se il macchinario è inadeguato perché sottodimensionato o se già guasto.
Di certo, la fratta se è contaminata, il biotrituratore non può essere utilizzato, perché macinerebbe anche plastica senza alcuna distinzione e separazione, dall’altra parte se il macchinario non viene utilizzato in modo efficace, siamo davanti a un investimento pubblico che non produce i risultati promessi, e annunciati, e rappresenta un ulteriore e ingiustificabile spreco di risorse pubbliche”.
In queste attuali condizioni, a nostro avviso, il centro andrebbe immediatamente chiuso e sottoposto a un controllò ambientale, in attesa di capire come smaltire l’immensa distesa di fratta e plastica e riattivarlo solo dopo con un criterio di reale controllo a monte.
Altri aspetti risultano totalmente trascurati come ad esempio la comunicazione agli agricoltori e la modalità di conferimento: “Il progetto è stato presentato come un servizio concreto e avanzato verso gli operatori del comparto serricolo – rileva la deputata regionale – ma la comunicazione istituzionale è stata, ed è tuttora, assolutamente inesistente.
Servivano cartelli, avvisi, incontri nelle campagne, informazioni chiare davanti al mercato ortofrutticolo e nei luoghi frequentati dalle aziende. Bisognava spiegare con precisione cosa può essere conferito, quali materiali devono essere compostabili e quali invece rendono impossibile il recupero.
E invece, durante il sopralluogo, ci siamo ritrovati davanti ad una ex struttura scolastica completamente abbandonata a sé stessa, senza insegne e indicazioni, senza alcun tipo di tabella degli orari e delle giornate di apertura, senza alcun tipo di informazione, depliant cartaceo, o quant’altro.
Ma è grave anche il cortocircuito tra quanto annunciato e ciò che oggi accade rispetto alle modalità di trasporto del materiale. Il Libero Consorzio aveva parlato di conferimento a costo zero e di un servizio di raccolta messo a disposizione.
Nella pratica, invece, quasi tutti gli agricoltori devono organizzare autonomamente caricamento, trasporto e scarico, con difficoltà operative e costi che scoraggiano l’uso corretto del servizio e favoriscono soluzioni opache. A volte, anche tramite ditte della zona che si sono “specializzate” in questo tipo di operazioni.
E a tal proposito, qualcuno ha controllato in maniera rigorosa come avviene tale servizio, chi sono i titolari dei mezzi, se i mezzi sono idonei e in regola con la normativa, se tutto avviene nella legalità?”
Per la deputata Stefania Campo e per Antonio Cassarino la questione va affrontata subito: “Non possiamo permettere che un progetto nato per contrastare le fumarole finisca per produrre un’altra emergenza ambientale. Il Libero Consorzio deve chiarire quanti conferimenti siano stati effettuati, quali controlli siano stati svolti, quanto materiale sia oggi accumulato, quanta parte sia effettivamente recuperabile e quale piano concreto esista per la bonifica e lo smaltimento del materiale non conforme.
Chiederemo formalmente agli enti competenti di fare piena luce sulla gestione del sito, sulle risorse impiegate, sull’utilizzo del biotrituratore, sulle procedure di controllo e sulle responsabilità amministrative. Contrada Perciata doveva essere il simbolo di una svolta ambientale e invece è il monumento dell’improvvisazione che invece di smaltire concentra il problema tanto da renderlo una bomba ecologica scaricata sulle spalle del territorio”.
