di Vilnius Nastavnic
Per l’ex Cinema Marino, una volta Teatro della Concordia, si è arrivati dove non si voleva arrivare
Anche per noi ragusani il nome Concordia evoca solo uno sfacelo immane, troppo difficile staccarlo da quell’immagine della regina del mare, coricata su un fianco per le stupide esibizioni dell’insulsa cerimonia dell’inchino provocatrice di enormi danni economici, ambientali e, soprattutto, di vite umane.
Non è detto, però che non si riesca, nella nostra città, a legare il nome del Concordia, questa volta un teatro, similmente distrutto, inservibile, a fatti che, con lo sfacelo sono vicini.
Stanno trattando tutti la questione ‘Concordia’ come un gioco, chi per visibilità politica, chi per strumentale opposizione, chi per passione per il Teatro, chi per interessi legati, a vario titolo, chi per affermare autorevolezza e indipendenza di decisioni.
In un gioco, soprattutto natalizio, si può vincere e si può perdere, ma qualcuno ci lascerà le penne. Perché stanno giocando tutti male, prevaricati da altri interessi. Ma le mosse azzardate di qualcuno, le fughe in avanti, sono destinate a lasciare perdite sensibili, danni forse irreparabili.
Il banco lo tiene l’amministrazione Piccitto che, da 17 mesi, dichiara di non voler dare seguito al progetto per il ripristino del cinema-teatro: motivazioni più o meno condivisibili, sulla natura del progetto, sui costi elevati, sulla natura di un risultato per un teatro solo parzialmente funzionale. Posizione immersa, però, in un’atmosfera di silenzi e di reticenze esagerate di fronte alle istanze di operatori del settore e appassionati di teatro che premono per la rinascita della struttura. Legittimo, per un’amministrazione, che si muove sul 70% iniziale di consenso elettorale, fare delle scelte che qualcuno non potrà condividere, ma grande errore nel non voler aprire uno squarcio di luce sulle reali intenzioni d’utilizzo dell’area e di quello che resta dell’antico manufatto, espropriato a suon di milioni dalla vecchia amministrazione.
Errore rinnovato dal Sindaco, nel non aver voluto nemmeno ricevere i latori delle 1.300 firme raccolte per sostenere l’esitazione del progetto esistente.
Errore perpetrato dal vecchio assessore, in maniera quasi ostinata, a cui, pare, sta ponendo riparo il vice sindaco, nuovo affidatario della delega che, in maniera alquanto salomonica, noi diremmo da esperto giocatore e conoscitore dell’ ‘’ambiente’’, ha cominciato a vedere quanti soldi ci sono in cassa.
Come possono essere non condivisibili ma indiscutibili le scelte dell’amministrazione, identiche sono quelle della Rete Civica Pro Concordia, animata dalla giornalista ed esperta di teatro Rosanna Bocchieri, convinta sostenitrice del recupero e del ripristino del Teatro Concordia. Posizione, quella della Bocchieri, che resta la più cristallina, scevra da appartenenze politiche e da strumentalizzazioni, l’unica che, comunque, resterà nella storia come azione concreta, partita dal basso, d’ispirazione popolare, indelebile sia nel caso si abbandoni il progetto, come pure lo stesso si porti a termine.
Alla Rete Civica pro Concordia, in ogni caso, tocca anche solo una piccola targa sul sito, diventi esso teatro, parcheggio o sede per i centri sociali.
Al tavolo verde si siede ora, stanca di stare nelle retrovie della folla inneggiante al teatro, Sonia Migliore, consigliere comunale dell’Udc, già assessore alla cultura nella precedente amministrazione Dipasquale.
Innegabile che, come ultimo assessore alla cultura, conosce la reale situazione: ha tentato con le interrogazioni e gli ordini del giorno in Consiglio Comunale, ha fatto parte della Rete Civica Pro Concordia, in cui ha trascinato molti aderenti ad un suo circolo politico-culturale, ora ne sta fuori e, con iniziativa autonoma, nemmeno concordata con altre opposizioni consiliari con cui, solitamente, si unisce nel contrasto alla Giunta Piccitto, lancia la proposta, che sembra una malcelata minaccia, di andare a referendum popolare per arrivare all’obiettivo.
Sarà ricerca di visibilità politica, sarà sincera passione per il Teatro, come stabile o come arte, sarà interpretazione dei bisogni estremi della popolazione, ma l’iniziativa non ha destato eccessivi entusiasmi, nemmeno tra i sostenitori della Rete Civica Pro Concordia che paventavano un possibile ripensamento dell’amministrazione, grazie anche a dichiarati, ma non confermati, buoni uffici del Presidente del Consiglio Iacono.
Per il resto argomento buono solo per dare sfogo ai soliti drogati del commento sotto pseudonimo che hanno abbellito, come al solito, le pagine dei giornali in cerca di lettori.
Unico sostegno all’iniziativa di Sonia Migliore è venuto dal senatore Giovanni Mauro, del gruppo GAL a Palazzo Madama, notoriamente vicino ad ambienti di Forza Italia, che ha voluto esprimere consenso per superare l’immobilismo dell’amministrazione pentastellata al Comune di Ragusa.
Come sempre articolata ed esaustiva, con lo stile da fine dicitore che contraddistingue il Senatore, l’argomentazione dello stesso che ne ha fatto arringa politica volando, leggermente come una farfalla, sulle incapacità degli amministratori di prendere decisioni, sull’esigenza di restituire un teatro alla città, sulla necessità di rivitalizzare il centro storico superiore, sulle criticità di un Movimento che della democrazia diretta fa un credo politico al quale è costretto proprio dagli oppositori politici.
Per dovere di cronaca va però evidenziato che l’intervento del senatore Mauro non ha impressionato tanto per l’argomento in questione, quanto, piuttosto, per il sostegno a Sonia Migliore, appartenente ad altro partito politico, della quale ha seguito, anche in alto loco, alcune iniziative intraprese dalla stessa con i colleghi delle opposizioni.
Per alcuni, è stato legittimo chiedersi se è il Senatore a guardare verso l’UDC di Casini e D’Alia, oppure è la Migliore a cercare spazi nell’area berlusconiana, considerato l’affollamento della sua area d’elezione e di provenienza, interrogativi che, giocoforza, hanno travalicato le valutazioni sull’iniziativa referendaria.
Resta da evidenziare un aspetto che, come ormai solitamente avviene per le questioni che attengono ai fatti del Comune, mette al primo banco i consiglieri Maurizio Tumino e Giuseppe Lo Destro, innegabilmente protagonisti delle vicende legate all’amministrazione della città, sia pure da oppositori.
Qualcuno, che di fatti comunali se ne intende, prevede che i veri protagonisti dell’affaire ‘’Concordia’’ saranno i due consiglieri, fino a questo momento, alquanto defilati.
La loro attenzione sui fondi della Legge su Ibla, da cui provengono molte delle somme impegnate per il progetto del Teatro Concordia, potrebbe essere l’elemento dirimente della questione, in quanto pare che, al di là del referendum possibile, non ci sarebbero in cassa le somme a suo tempo appostate.
In pratica, i fautori del teatro sostengono che occorrerebbe procurare solo un altro milione di euro; chi, da tempo, si chiede dove sono andati a finire i fondi della Legge su Ibla, la cui distrazione è stata ufficialmente ammessa e acclarata in conferenza stampa dall’assessore al Bilancio Martorana, ritiene che per dare seguito, eventualmente, al progetto dell’architetto Baldo occorrano ben altre cifre disponibili.
Si aprirebbe un capitolo dagli esiti imprevedibili, nel caso le illazioni risultassero fondate: ci sarebbe un’amministrazione che non poteva non sapere, dal luglio 2013, ci sarebbero bilanci approvati non si sa in virtù di quali pareri e di quali valutazioni, ci sarebbe un ex amministratore che incita alla rivolta pacifica prendendo a pretesto una faccenda assai delicata che la riguarda per il suo passato di componente dell’ultima Giunta comunale.
Sarà per questo che Maurizio Tumino e Giuseppe Lo Destro del ‘Marino’ non hanno fatto ‘cavallo di battaglia’?
