Riorganizzazione del centro politico, se ne parla da troppo tempo, la morte di Berlusconi accelera il processo

La Sicilia, da sempre, è stata un laboratorio politico che ha anticipato, spessissimo, meccanismi politici e alleanze di nuova foggia.
Questo fenomeno si è acuito in tempi nei quali sono venute meno le ideologie e i principi politici, scavalcati dall’esigenza del potere e della poltrona ad ogni costo.
Oggi, dopo la morte di Berlusconi e il probabile dissolvimento di Forza Italia, a livello nazionale, la fenomenologia del laboratorio politico siciliano diventa protagonista sulla scena, resa ancora più complessa dalla rottura all’interno di Forza Italia siciliana fra l’ala governista che farebbe capo al Presidente della Regione Schifani e quella di Gianfranco Miccichè che, pur messo da parte, rappresenta sempre, anche grazie ai riferimenti sul territorio, una brutta gatta da pelare per chi volesse impadronirsi del partito.
Partito che, in effetti, rappresenta poco, a livello nazionale, e anche siciliano, e ancor meno rappresenterà dopo la scomparsa del leader maximo che, inequivocabilmente, ne rappresentava l’anima, il propellente e il simbolo di un’epoca d’oro del paese.
Gli schieramenti in campo sullo scenario politico sono ormai delineati, da una parte Fratelli d’Italia e Lega, dall’altra Il Partito Democratico e quel che resta del Movimento 5 Stelle.
Tutto il resto cespugli, alcuni rigogliosi, alcuni appassiti che cercano di diventare giardino ricostituendo un centro difficile da far risorgere, senza garanzie di appartenenza e di ideologie perché guidati dall’itinerario del carro del vincitore che li può orientare, indifferentemente, verso destra o verso sinistra.
Tutto si muove, inevitabilmente, a livello nazionale, in funzione delle strategie per le prossime elezioni europee che vorrebbero Forza Italia ispiratrice, a Bruxelles, di un sodalizio fra popolari del PPE e conservatori, per stravolgere gli attuali equilibri.
Ma a livello siciliano qualcosa si muove, indipendentemente dalle esigenze di tipo europeo, si tende a formare una aggregazione che vorrebbe raggiungere il 30% nell’isola e il 10% a livello nazionale, per arginare lo strapotere di Fratelli d’Italia e Lega.
Animatore di questo disegno, in Sicilia, è Totò Cuffaro, ex Presidente della Regione e padre della nuova DC che, al ritorno sulla scena politica, ha già piazzato dappertutto, anche a Ragusa, uomini sotto la sua insegna.
Cuffaro vorrebbe puntare sull’attuale Presidente della Regione, Schifani, come leader della costituenda formazione, con la benedizione, inevitabile in Sicilia, di uomini come Raffaele Lombardo, anche questo con rappresentante piazzato a Ragusa, Totò Cardinale e Saverio Romano.
Un disegno che converrebbe a Schifani, nel tentativo di affermarsi come leader di peso all’interno di una probabile nuova Forza Italia a livello nazionale.
Ma non si devono dimenticare i titolari al momento in panchina, da Gianfranco Miccichè, con i suoi uomini, gente come Renzi o Calenda che hanno pure le loro truppe in Sicilia, qualche elemento del Partito Democratico che, in caso di confermato scivolamento del partito a sinistra, con la nuova segretaria nazionale, potrebbe far valere le sue origini centriste per dare manforte alla nuova formazione politica.
Senza dimenticare Cateno De Luca che, inevitabilmente, dopo la sicura positiva quarta esperienza di sindaco, a Taormina, potrebbe rafforzare le sue ambizioni di Presidente della Regione, inserendosi, a pieno titolo, in questo tipo di strategie, come elemento determinante.
Il sipario su questo scenario, pur considerando i tempi della politica, secondo noi, si aprirà molto presto e ci potranno essere effetti anche a Ragusa, a medio e lungo termine.
Gli ingredienti, a Ragusa, ci sono tutti, nel senso che non mancano uomini di tutte le componenti e anche elementi che potrebbero fare il salto della quaglia.
Come più volte accennato, non mancano gli uomini di Cuffaro, al seguito, in provincia, dell’on.le Abbate, non mancano, come abbiamo avuto conferma, delle propaggini di Lombardo, non mancano le propaggini, forti, di Azione di Calenda, tutti questi, a Ragusa, inseriti a pieno titolo nella coalizione al governo della città, non mancano i fedelissimi di Gianfranco Miccichè, non mancano simpatizzanti di Renzi, non mancano neanche formazioni di centro, come Territorio, del quale diversi esponenti, dal segretario Raffaele Schembari al Presidente dell’Esecutivo, Michele Tasca, dal consigliere La Porta a Elisa Marino, vantano appartenenze di centro, in passato, proprio nel partito di Cuffaro.
Come si può constatare, una partita aperta, con esiti imprevedibili, che potrebbe porre le basi, dopo il passaggio delle europee, per le future regionali, che vedranno uno dei deputati non ricandidabile per le regole del suo movimento, e soprattutto per le prossime comunali delle quali sarebbe troppo presto parlare ma per le quali qualcuno ha voluto mettere la prima pietra con la nomina inattesa del vicesindaco della città.

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