Come salvare il centro storico?

Amministrazione comunale al lavoro per il tavolo di concertazione per il Centro storico di Ragusa superiore.
Un incontro che, a guardare i convocati, si preannuncia denso di contenuti, dovrebbero intervenire i rappresentanti dell’Ascom, della Fondazione Arch, dell’associazione “Insieme in città” e del Comitato dei Residenti. A fare gli onori di casa, a Palazzo dell’Aquila, oltre al sindaco, Federico Piccitto, il vice sindaco con delega ai centri storici Massimo Iannucci, l’assessore ai lavori pubblici Salvatore Corallo e l’assessore allo sviluppo economico Nella Disca.
La composizione del tavolo è tale che potrebbe lasciare al nutrito gruppo di esperti la soluzione del problema ma, considerato che, da anni, si gira attorno allo stesso, con scarsi risultati, occorre guardare da vicino le scelte che si vogliono proporre e analizzare le attuali condizioni del centro storico nel contesto dei cambiamenti urbanistici, sociali, economici e commerciali che devono essere attentamente considerati per evitare di procedere a misure inutili.
Se di centro storico si deve parlare, si deve comprendere tutto il centro storico con tutte le sue problematiche, non solo di ordine commerciale; se tutto si deve ricondurre al tentativo di salvataggio degli ultimi commercianti di via Roma, possibilmente con la folle idea di riaprire al traffico la via nelle attuali condizioni della sede stradale, allora chiamiamo le cose con il suo nome e parliamo di tavolo per la riapertura al traffico di via Roma.
Riapertura che al di là della difficile condivisione, aprirebbe maglie difficili da gestire, perché, similmente, si dovrebbero accogliere le richieste dei commercianti della piazza di Marina di Ragusa, come potrebbero esigere provvedimenti simili a Ibla.
La pedonalizzazione della via principale della città, che ha sì trascinato nella desertificazione le vie adiacenti, affonda le radici della sua istituzione negli anni ’70, costanti erano le richieste per interdire la circolazione delle autovetture, ma è proprio agli anni ’70, ai piani costruttivi del tempo, che si deve lo vuotamento del centro storico.
I commercianti non si preoccuparono degli effetti dell’istituzione dell’isola pedonale, gli architetti e i professionisti legati al mondo dell’edilizia non si preoccuparono, certo, di contenere l’abnorme sviluppo edilizio delle periferie.
Ora tutti, da anni, cercano di mettere una pezza ma devono fare i conti con un mutato scenario commerciale, economico e sociale.
In una recente intervista, l’ex sindaco Dipasquale, sotto la cui sindacatura fu realizzata la riqualificazione di via Roma e al quale, impropriamente, vengono addebitate tutte le problematiche della crisi del centro storico, ha sottolineato quelli che erano i punti fondamentali del suo programma di riqualificazione dello stesso: l’istituzione di una via pedonale, la piazza svuotata di auto davanti al Comune, le aree di socializzazione della piazza San Giovanni, dell’area dei campetti di Villa Margherita, la realizzazione del Teatro sull’area dell’ex cinema Marino, il rifacimento della piazza Libertà con l’estensione della zona pedonale fino a tutto il viale Ten. Lena.
Se va dato merito all’ex amministratore di un progetto di ampio respiro, bisogna constatare, ancorché ammettendo che lo stesso non sia completo, come, purtroppo, molte scelte si siano rivelate fallimentari, prima fra tutte la riconversione dei campetti di Villa Margherita che hanno desertificato quella zona relegandola ad una area di sgambettamento per cani, come troppo spoglia e buia appare la piazza Poste ridotta a campo di calcio per giovani extracomunitari.
Per il resto le vie sono sempre intasate di auto e motociclette posteggiate, il centro storico si ravviva solo nelle ore notturne per il proliferare di locali pubblici.
Non c’è più la biblioteca comunale, manca la Facoltà di Legge, chiude la Banca d’Italia, anche il seminario è svuotato, attacca il grembiule al chiodo la più tradizionale pasticceria di Ragusa, è spostata altrove la sede centrale dello storico istituto di credito cittadino, sono chiusi i cinema, il mostro urbanistico dietro il viale Ten. Lena rimane cattedrale nel deserto, importanti uffici comunali frequentati dal pubblico sono spostati in periferia.
Sono tutti fattori che incidono sulla stasi commerciale del centro storico, ma occorre sottolineare che anche in altre città la moria di negozi è pari o superiore a quella di Ragusa, anche dove non ci sono state esibizioni di stravolgimenti urbanistico-architettonici.
Piuttosto, per affrontare seriamente la questione, per una soluzione, in ogni caso, a lungo termine, occorre guardare al recupero e al riutilizzo del patrimonio edilizio che deve passare necessariamente attraverso una serie di concrete agevolazioni, altrimenti i risultati di qualsiasi operazione sono affidati al caso.
La salvaguardia del patrimonio edilizio, il suo recupero anche in termini abitativi, è dettato anche da esigenze di messa in sicurezza, le scelte di bloccare l’edilizia in centro, facendola sottostare a deliranti norme di salvaguardia dell’esistente non possono essere semplicemente bilanciate dall’apertura di via Roma al
traffico veicolare.
Il paesaggio urbano del centro storico superiore è ingombro di edifici vuoti, abbandonati, degradati; di elementi architettonici derelitti occultati da erbe, arbusti, piccoli crolli, frutto dell’abbandono e dell’incuria.
Per primi dovrebbero essere riqualificati e riutilizzati gli edifici pubblici.
Le case, un tempo degnamente abitate, sono ridotte a relitti che attendono solo la demolizione, ma le ristrutturazioni debbono essere liberalizzate, il recupero dell’esistente deve risultare molto più conveniente della casa di edilizia convenzionata, con tanto di area verde, di garage, di parcheggi e quant’altro, anche per
mezzo di concrete agevolazioni se non, addirittura, sostanziosi contributi a fondo perduto.
Sono venuti meno i sistemi che sostenevano queste tipologie abitative, sotto l’aspetto sociale ed economico.
Per cui è necessario che vada verificata la disponibilità e la considerazione sulla convenienza prima di procedere a grandi progettualità.
Anche l’ipotesi dello sfruttamento turistico va valutata attentamente, perché non può interessare tutto il tessuto urbanistico del centro storico, con il rischio di lasciare sacche di degrado altrimenti non risolvibili.Con progetti ad ampio respiro si può salvare il centro storico, con scelte destinate a privilegiare pochi se ne decreterà la morte definitiva.

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