L’invito ufficiale è stato per una conferenza stampa, a Ibla, all’auditorium di Santa Teresa, per la presentazione
della nuova Associazione socioculturale San Giorgio.
Ancor prima dell’appuntamento veniva a galla il vero contenuto della conferenza stampa e la genesi dell’Associazione costituita da un gruppo di devotissimi al culto di San Giorgio che vorrebbero sancito, in maniera ufficiale, dalla Chiesa, il Patronato del Santo Cavaliere sulla città, unitamente a quello di San Giovanni Battista.
Il colmo è che proprio la richiesta, al Vescovo, di sancire ufficialmente la questione del Patronato ottiene l’effetto opposto, perché la competente Congregazione dei Riti, a Roma, alla quale il Vescovo inoltra la richiesta, risponde che una città non può avere due Patroni, di conseguenza non avrebbero legittimazione le richieste provenienti da Ibla per un riconoscimento ufficiale del Patronato.
Una situazione che, come vedremo o, meglio, cercheremo di far capire, suscita perplessità per la solita confusione venuta fuori, per la mancanza di precise prese di posizione delle autorità preposte, per l’innesco delle opposte tifoserie che, da una parte, hanno esultato mandando messaggi fuorvianti, del tipo : “San Giorgio ha perso il Patronato”, dall’altra hanno postato considerazioni “su certi ragusani inutili” che non considererebbero che “San Giorgio è il Patrono Principale e unico di Ragusa”.
Del resto, non è una novità che, spesso, gli esagitati hanno fomentato inutilmente polemiche, si è potuto leggere, in qualche stampato ufficiale del Comitato dei Festeggiamenti per San Giorgio anche la dicitura “Patrono principale della Città”, nonostante i tentativi di civile coabitazione e osservanza dei due Patroni che si volevano imporre.
L’attuale gruppo che fa capo alla nuova associazione ha solo un grosso limite: asserisce che, dall’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, San Giorgio sarebbe stato eliminato dal calendario liturgico, non indicato come Patrono o copatrono della città, facendo capire che l’esclusione, di fatto, sancirebbe l’impossibilità di essere Patrono o copatrono di una città, ma solo dopo 40 anni abbondanti inoltra istanza per ottenere quanto sarebbe sancito dalla storia.
Viene da chiedersi, come mai, anche all’interno della Chiesa, e ai livelli locali più alti, nessuno si è accorto della cosa e si è parlato, anzi di due Patroni.
Evidentemente, o regna somma ignoranza sulla materia, a tutti i livelli, oppure non si è voluta far emergere la verità sulla questione sempre dibattuta del Patronato, questione che, invero, è venuta a galla solo negli ultimi decenni, dopo che, in occasione della istituzione della Diocesi, San Giovanni Battista fu indicato Santo Patrono della Città e della Diocesi di Ragusa.
Ma anche a questo proposito, il dr. Giannone specifica che, al 1° gennaio 1927, in occasione della riunificazione delle due città, non esiste nessun decreto della Chiesa che annulli il Patronato di San Giorgio e aggiunge che nella bolla di erezione della Diocesi non verrebbe menzionato alcun Patrono della Diocesi e della Città.
Affermazione che richiederebbe chiarimento da parte delle autorità ecclesiali, in mancanza del quale ci si deve rifare a quello che dice il dr. Giannone e acclarare che si è giocato solo sull’equivoco, stravolgendo i dati storici e acclarando la doppia devozione al rispettivo Santo considerato protettore.
Il peccato originale, secondo noi scaturisce in occasione dell’ultima riunificazione dei due Comuni, Ragusa e Ragusa inferiore o Ibla.
Anche dalla corposa documentazione prodotta dall’Associazione, non ci sono chiare determinazioni sul Patronato, c’è chi ha pensato che il Comune più grosso determinasse il Patronato di San Giovanni, che chi ha pensato che fosse San Giorgio il Patrono, per motivazioni storiche, c’è chi si è adagiato sulla accomodante possibilità del doppio patronato.
Alla base di tutto, una ambigua posizione della Chiesa locale che non ha voluto mai chiarire ufficialmente, producendo gli atti relativi, chi, secondo le regole della Chesa, fosse il Patrono della Città, unico oppure duplice, come in altre città d’Italia.
Paura di scontentare una parte, più o meno consistente dei fedeli? Oppure ci sono altre motivazioni?
Animatore della nuova Associazione, della quale è Presidente Stefano Avola, il dr. Gianni Giannone, professionista con la passione per la storia di Ibla.
In conferenza stampa, il dr Giannone ha fatto un profondo excursus sulla storia del Patronato della città, dalla sua nascita, sull’ingresso del culto per i santi bizantini, fra cui, appunto, San Giorgio, risalente a 1.500 anni fa, sulla erezione delle Chiese dedicate al Santo che il 10 maggio del 1643 fu scelto come Patrono della Città, con decreto pontificio del 8 agosto dello stesso anno.
Sono noti a tutti gli effetti del terremoto del 1693 che portarono alla decisione di alcuni abitanti di Ibla, sostenuti da alcune famiglie nobili, di ricostruire la città sul vicino colle Patro, una divisione della città che portò, ben presto, nel 1695, ancor prima della concreta ricostruzione della città, alla divisione del Patronato.
Che la Ragusa nuova fosse devota a San Giovanni lo testimonia la decisone di erigere, prima di tutto, la Chiesa dedicata al Battista, ancorché nel 1703 ci fu una riunificazione delle due città, riunificazione che avrebbe lasciato San Giorgio come Patrono.
Secondo la puntuale ed esaustiva relazione di Giannone, dopo alterne vicende, mentre la popolazione tendava a spostarsi verso la parte alta della città, si arriva all’ulteriore separazione della città, nel 1865, ma non ci sono atti che modificano la questione del Patrono successivi a quelli del 1728.
Nel 1896 i ragusani riescono a far proclamare San Giovanni Battista Patrono di Ragusa superiore, secondo i sangiorgiari il Batista diventa solo Patrono della parte superiore, tutta la città sarebbe rimasa sotto il Patronato di San Giorgio, particolare, questo, discutibile, se le città erano separate, per quanto, come si è fatto notare, non esiste, di contro, documento che estenda il Patronato di San Giovanni a tutta la città.
Quando, nel 1927, arrivò la definitiva riunificazione, non ci fu nessuna ufficiale proclamazione del Santo Patrono, che da Ibla considerarono San Giorgio, nella consapevolezza che entrambi i Santi erano considerati Patroni della Città.
Per stessa ammissione del dr Giannone, non c’è mai stato nessun documento, civile o ecclesiastico per eliminare San Giovanni o San Giorgio. In pratica si regge tutto sull’equivoco del 1927.
Restano le tante ricorrenze importanti della Chiesa nel corso delle quali nessun Vescovo ha mai cambiato le cose, deponendo per il doppio Patronato, ancorché non sancito ufficialmente.
Si arriva al gennaio 2023, data che, in verità, non è desueto considerare troppo lontana dalla contezza sulla cancellazione di San Giorgio dal calendario liturgico: una rappresentanza dei devoti di San Giorgio viene ricevuta dall’attuale Vescovo, mons. La Placa, per chiedere “giustizia e verità”.
Viene chiesto, in particolare, alla Santa Madre Chiesa, di rimettere San Giorgio nel calendario liturgico.
I sangiorgiari non chiedono di togliere nulla al Padronato di San Giovanni, prima di tutto la festività civile del 29 agosto.
Il Vescovo chiede l’ausilio di una commissione formata da tre esponenti della corrente pro San Giovanni e da tre pro San Giorgio, don Giuseppe Antoci, don Maurizio Di Maria, Giorgio Veninata, Gianni Giannone, Giuseppe Arezzo, Andrea Ottaviano, nei primi del mese di febbraio si appronta una relazione che deve essere inviata alla Congregazione dei Riti, che il Vescovo chiede sia integrata da una di sintesi del Parroco di San Giorgio.
Si vocifera, e ne accenna il dr Giannone, di una riunione del Consiglio Presbiterale, nella quale alcuni uomini di Chiesa si dichiarano fortemente contrari ad ogni possibile rientro del Patronato di San Giorgio, per la città.
Il 24 ottobre la risposta che afferma come, ai sensi dell’art. 5 dell’apposito regolamento di Chiesa, una città può avere un solo Patrono principale.
Il Vescovo avrebbe precisato che, ove i sangiorgiari volessero ripiegare sul riconoscimento di un Patronato secondario, si dovrebbe ricorrere ad una petizione popolare confortata dal parere dei sacerdoti della città.
Da Ibla non accettano ipotesi di questo genere, considerando messa sotto i piedi una storia di 1.500 anni.
Giannone, in chiusura della conferenza stampa ha citato sintomatiche parole del Vescovo che avrebbe affermato come “la radice del disorientamento attuale non sta tanto nella forza dell’errore, quanto nella debolezza di quanti dovrebbero testimoniare la verità” e si è detto certo, assieme ai componenti dell’Associazione, che “se il Pastore della nostra Chiesa vuole l’unione della sua comunità, potrà, forte della sue autorità e autorevolezza, intervenire, non riuscendo a comprendere come la Chiesa possa essere ingiusta e divisiva, di fronte a documenti inoppugnabili e confidando che il caso venga riaperto e sanato con una giusta sentenza”.
Come nostre considerazioni finali, riteniamo che solo la Chiesa, con una sentenza inappellabile, può dirimere la questione, come, forse, ha voluto fare.
Se i Sangiorgiari vogliono imporre il patronato alla pari fra i due Santi, per la città, o, peggio, volessero imporre San Giorgio come Patrono principale, come spesso viene fuori, si tratterà di una ‘guerra’ di lungo termine, sotto certi aspetti stucchevole, considerato l’attuale sentenza.
Piuttosto, considerata, comunque, la grande riverenza e il grande rispetto che i ragusani tutti hanno sempre tributato a San Giorgio, si potrebbe continuare a vivere nell’equivoco, come è stato finora, senza eccessi da entrambi le parti, con la sicura tacita approvazione della Chiesa che non avrà difficoltà a essere comprensiva ed elastica come su tante materie, assai più grandi e delicate, sulle quali, spesso, non va a fondo per evidenti motivi di opportunità e di convenienza.
