di Cesare Pluchino
Apparentemente ricomposte le divergenze fra i vertici regionali per l’EXPO, rientra l’abbandono annunciato da Cartabellotta e tutto ritorna normale, o quasi, perché la terza commissione Agricoltura e Attività produttive dell’Ars discuterà la vicenda della chiusura del cluster Biomediterraneo.
Ma la Sicilia non è sola a lamentarsi: protestano anche Oman, Russia, Indonesia e Turkmenistan
In puro stile italiano, finisce a tarallucci e vino, e all’EXPO sono in abbondanza, con una conferenza stampa nella quale il Presidente Crocetta si presenta affiancato dall’assessore Caleca e dal commissario Cartabellotta.
In sintesi, Crocetta dice: “Expo? Tutto ok, tante polemiche per una cretinata…”
La presenza della Sicilia sarebbe assicurata dal padiglione nell’area dedicata all’Italia, dove tutto funziona e dove numerosi sono i visitatori.
Al riguardo, però, si deve rimarcare l’assoluta mancanza di comunicati stampa e, soprattutto di adeguata documentazione fotografica sulle attività dello stand e sul flusso dei visitatori, che, in un’epoca di smodato bombardamento mediatico, insospettisce non poco.
Per il Cluster Bio Mediterraneo, di cui la Sicilia, peraltro, coordina l’organizzazione fra i paesi dell’area, sono solo parzialmente risolti i problemi che hanno procurato grandi disagi all’apertura.
Ancora si aspettano segnaletiche, cavi elettrici, per il palco comune, e impianto wifi.
‘’Cretinate’’ che non possono vanificare, secondo il Presidente, tutto il lavoro preparatorio, per cui si ha fiducia che l’organizzazione EXPO provveda in tempi celeri a risolvere ogni problema.
Contemporaneamente, è stata convocata, dal presidente e deputato regionale Bruno Marziano, con la partecipazione degli assessori all’Agricoltura, Nino Caleca, alle Attività produttive, Linda Vancheri, e del responsabile del Cluster per la Sicilia, Dario Cartabellotta.
“Non sarà un processo alle responsabilità, – ha detto Marziano – ma l’occasione per capire cosa è successo in una vicenda che doveva lanciare l’immagine della Sicilia in tutto in mondo e, invece, si è rivelata un flop insopportabile.
Ma non siamo i soli a dover protestare per le disfunzioni all’EXPO: anche Oman, Russia, Indonesia e Turkmenistan, ai massimi livelli, si sentono presi in giro dagli organizzatori dell’esposizione.
Impegni non mantenuti, afflusso di turisti non garantito per rilevanti discrasie rilevate nella logistica degli ingressi, senza dire che molte aree espositive, ancora dopo giorni dall’inaugurazione, risultano chiuse.
Restando nel nostro ambito locale, non si hanno notizie delle iniziative precise circa la presenza di Ragusa e degli altri Comuni del territorio. C’è uno stretto riserbo da parte di amministratori e responsabili dei vari progetti che, arrivati a questo punto, si può considerare, piuttosto, totale mancanza di elementi concreti per dare risposte.
Preoccupa non poco il silenzio, anche alla luce del fatto che era lo stesso Caltabellotta, come commissario della ex Provincia regionale, a tenere le fila della presenza iblea a Milano.
Si deve rilevare che, al momento, la mossa più azzeccata è quella del Sindaco di Modica, Abbate, che si è distaccato dall’organizzazione, fatta, fino a questo momento, di sole parole, e ha scelto di sfruttare il Cluster del Cioccolato per imporre una presenza all’EXPO che, pare, si stia rivelando, solo dopo pochi giorni, di grande prestigio e di grande impatto.
Il Cluster del Cioccolato e in zona centralissima e di grande percorrenza, l’immagine, assai incisiva, del Padiglione, vede Modica, in prima fila, con le capitali italiane del cioccolato, Perugia e Torino.
Ogni commento è superfluo, restano solo le questioni interne di una città in condizioni economiche non floride, secondo le opposizioni in Consiglio Comunale, ma sono fatti che a Milano, non arrivano.
Olio, formaggio, vino, eccellenze dell’agroalimentare, turismo, ambiente e natura dell’area iblea, al momento restano al palo, e non si sa per quanto tempo.
Se sarà un altro flop è tutto da verificare, di certo arriverà il momento che i responsabili dei vari settori e dei vari comparti, dovranno rendere conto alla collettività delle scelte operate, per le quali, pare, addirittura, erano in ballo anche somme derivanti dai fondi ex INSICEM.
