Scempio dei Macconi, la voce di un agricoltore

E’ il fotoreporter Franco Assenza che ci segnala questa voce di un agricoltore della zona dei Macconi di Gela,
unitamente all’ennesima ampia e doviziosa documentazione fotografica.

Come si sa, il problema, esistente da decenni, è stato portato alla ribalta dall’on.le Stefania Campo, del Movimento 5 Stelle, ma nessuno, nemmeno nel suo stesso movimento ha sostenuto la sua protesta, addirittura, al tempo, c’era un Ministro dell’Ambiente scelto dai 5 Stelle che non ha fatto, praticamente nulla per intervenire.
Lo scempio ambientale, che meriterebbe l’intervento immediato e continuato dell’esercito e delle autorità preposte, lascia tutti indifferenti, anche le stesse associazioni ambientaliste sembrano rassegnate.
Segno evidente che non si vuole intervenire, perché ci saranno interessi più grandi in gioco

Ecco cosa ci dice questo agricoltore sulle dune di plastica:

Il problema dell’inquinamento della plastica e la definitiva scomparsa delle nostre dune dorate interessa il territorio di Macconi da 50 anni, eppure se ne parla solo se ne interessano programmi come Striscia la Notizia o le Iene e chi dovrebbe intervenire fa finta di niente o non ha ricevuto le carte…
Avete mai pensato a chi produce la plastica (derivato del petrolio) e a quanti miliardi girano sulla vendita di gancetti, teli plastici e fili in nylon?

Dove sono finiti Corepla, Comieco, Polieco ovvero quei consorzi di smaltimento dei materiali pagati nelle fatture al momento dell’acquisto?
Sapevate che noi agricoltori paghiamo lo smaltimento quando acquistiamo il cartone dell’imballaggio o la plastica delle serre e il polistirolo delle piantine?
Eppure, mancano loro, i grandi assenti nel territorio della fascia trasformata, i consorzi.

La raccolta delle plastiche viene affidata a privati, una realtà spesso collusa con la criminalità, chi ne paga le conseguenze vere sono i produttori che si ritrovano privi di un servizio propedeutico alla serricoltura.

La politica nel tempo ha favorito tutto questo, ecoreati su ecoreati (la cui definizione e disciplina penale è relativamente recente) si sono consumati negli anni e perpetrati a danno di tutti, soprattutto di quei produttori onesti e in “regola” e di quei cittadini della nostra fascia dei Macconi e del Dirillo.
Intanto, continuavano a non interessarsi del nostro territorio e di cosa si sversasse nelle nostre acque, perché infondo ci sguazzavamo noi stessi in quel mare già inquinato dal petrolchimico di Gela.

Questo il passato, oggi, dopo il servizio delle Iene, il presidente Musumeci e chi dice di non essere a conoscenza di quello che succede a Macconi, deve obbligatoriamente interessarsi e intervenire.
Ma soprattutto, smettiamola di denigrare e dare la colpa a chi produce ortaggi in serra, i nostri forse sono i migliori al mondo, bisogna lavorare e lottare per smaltire e bonificare legalmente i materiali e investire in una transizione che porti nella produzione intensiva in serra l’utilizzo di materiali biodegradabili (gancetti, nylon, teli di pacciamatura).
Bisogna delimitare le aree produttive da quelle naturalistiche, prevedendo controlli serrati nelle aree più a rischio e punire severamente i responsabili di eventuali abusi.

Le serre nel bene e nel male sono state per la nostra terra un motivo di riscatto per centinaia e centinaia di famiglie di contadini che, un ventennio dopo la Seconda guerra mondiale e la scorporazione dei latifondi e della mezzadria, hanno ridato dignità alla comunità acatese, che con un fazzoletto di terra in una rudimentale serra in legno coperta da una plastica, riusciva a produrre molto di più rispetto al pieno campo.
Oggi ad Acate il 70/80% dei cittadini lavora in campagna nelle serre o nel suo indotto.
Trovo infine ingiusto addossare le colpe di questo scempio solo ai serricoltori perché Acate vanta tantissime aziende virtuose e queste meritano che lo Stato si occupi del problema e punisca davvero chi delinque e commette ecoreati.
Pretendiamo che i fondi europei siano davvero efficaci allo sviluppo.
Pretendiamo delle risposte da chi di dovere e da chi si interessa all’agricoltura solamente quando inizia la campagna elettorale e va a caccia dei nostri voti.

Nelle ultime parole dell’agricoltore, emerge un interessante suggerimento: perché non dedicare i cospicui fondi del recovery fund alla bonifica di questa immensa distesa di dune sabbiose, se veramente si tiene all’ambiente, prima di tutto in ambito europeo ?

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