Sceneggiata con sorpresa finale per l’approvazione del bilancio di previsione 2021 del Comune di Ragusa

Estenuante seduta del Consiglio Comunale di Ragusa, che si è trascinata, letteralmente, per oltre 15 ore ininterrotte, dalle 10 del mattino fino a notte fonda.
Alla fine, come era del tutto prevedibile, approvazione del previsionale 2021, dopo un turbinio di emozioni, di nervi tesi, tutto senza che ce ne fosse motivo, con la sorpresa finale di un unico emendamento dell’amministrazione che ha costituito il piatto forte, la specialità della serata.
Impossibile riassumere in un unico articolo la seduta, per le tante sfaccettature e gli innumerevoli spunti, siamo favoriti dall’imminente fine settimana che ci permetterà di affrontarli uno per uno, in una analisi che potrà costituire una sorta di check-up dell’amministrazione, della maggioranza, delle opposizioni, del civico consesso, del sentire comune attorno a questa sindacatura che si avvia, dopo il giro di boa, alla strada che conduce alla fine del mandato.
Partiamo, intanto, dai numeri: la seduta era dedicata all’esame degli emendamenti, in totale 80 quelli presentati, uno solo dell’amministrazione.
Dei 79 emendamenti, delle minoranze, uno del consigliere Mirabella è risultato un doppione, ancorché con diverso capitolo di prelievo dei fondi necessari, 43 erano dei due consiglieri del Partito Democratico, 26 dei 5 Stelle, la metà dei quali, 13, unico firmatario, il consigliere Gurrieri, 10 del consigliere Mirabella, del gruppo INSIEME.
Nel totale, 5 quelli approvati, 37 quelli ritirati in sede di dibattito o prima della discussione, 39 quelli bocciati.
Nello specifico, dei 43 del PD, 2 approvati, 19 ritirati, 22 respinti, dei 5 Stelle 1 approvato, 12 ritirati, 13 respinti, del consigliere Mirabella 6 ritirati e 4 respinti.
Alla fine, l’atto è passato con 13 voti dei 16 consiglieri presenti e tre voti contrari, la maggioranza è stata compatta nell’assicurare la presenza in aula e il sostegno all’amministrazione, assente solo la consigliera Malfa.
Come era naturale, la seduta assorbita dall’esame degli emendamenti, nel consueto tentativo, quasi sempre e del tutto vano, delle opposizioni, di conquistare una medaglietta per l’approvazione di qualche proposta di emendamento approvata.
Opposizioni che si sono mantenute, comunque, nell’alveo della mediocrità generale, da noi spesso messa in evidenza: opposizioni che volevano lasciare il segno, pur nella consapevolezza dell’inferiorità numerica che non avrebbe permesso successi di sorta, avrebbero dovuto presentare, almeno 500 emendamenti, per sfibrare mentalmente una maggioranza che conoscono come politicamente impreparata e psicologicamente inadatta a sedute sfibranti.
L’obiettivo sarebbe stato quello di presentare alla città una serie di proposte risolutrici per le tante criticità che sarebbero venute tutte a galla, anche per quei cittadini che meno si occupano della gestione della cosa pubblica, con il possibile obiettivo, cosa normale in politica, di ottenere un accordo per evitare il lungo e inutile dibattito che, in ogni caso avrebbe messo a nudo le criticità dell’amministrazione, ottenendo l’approvazione di una serie minima di emendamenti ‘forti’ per acclarare la propria azione politica.
È un gioco che si pratica anche nel parlamento nazionale, certo da noi non siamo all’Olimpico o a San Siro, nella fattispecie nemmeno all’Aldo Campo, per essere buoni siamo al Biazzo di via Archimede.
Chi fa politica alla vecchia maniera, considera quello degli emendamenti senza speranza un metodo comunque valido per acclarare il proprio ruolo nei confronti degli elettori, la gente si allontana dalla politica appunti per questi rituali che, oggi, riescono solo a stancare.
Appunto parlavamo di sceneggiata, una lunga, estenuante sterile presentazione di proposte che si presentavano già inutili in quanto, alcuni, senza pareri di legittimità, tecnica o contabile, ma che le normative consentono ugualmente di discutere e di votare. Proposte, peraltro, destinate alla bocciatura, salvo rari casi che, chiaramente, sono preventivamente concordati, oppure, ma è raro, indiscutibilmente da appoggiare.
Fra questi, hanno avuto l’approvazione uno del consigliere 5 Stelle Antoci, firmato anche dal capogruppo Firrincieli, per la messa in sicurezza delle scale dell’istituto Schininà di via Canova, per la somma di euro 20.000, emendamento passato con la piena condivisione dell’assessore al ramo, Giovanni Iacono, uno del consigliere Giorgio Mirabella per l’implementazione del piano colore per l’edilizia del centro abitato, due del consigliere Chiavola per la scerbatura di strade extracomunali, 50.000 euro, come per il sostegno all’approvvigionamento idrico per le aziende agrozootecniche agricole e agroalimentari..
Per il resto una rassegna degli emendamenti che potremmo sintetizzare con una similitudine automobilistica: emendamenti del PD nazional popolari, necessità, bisogni e istanze della gente, come sottolineato dallo stesso Chiavola, aiuti, ristori, lavori stradali, interventi di modesta entità, non ascrivibili a grandi cose per la città, senza visioni in grande, una sorta di auto Fiat, economica, affidabile, sicura ma senza appeal, paragonabili ad un auto Peugeot quelli dei 5 Stelle, più consistenti nei contenuti, costosi, eleganti, concreti, con qualche buona idea, ma senza volare alto.
Assimilabili ad una BMW gli emendamenti del consigliere Mirabella di INSIEME, solidità tedesca, obiettivi mirati su emergenze che risolte costituirebbero un vanto per la città, qualità delle idee e visione larga della gestione della cosa pubblica.
Vogliamo avere il piacere di passare in rassegna singolarmente i vari emendamenti e guardare a quelli che avrebbero meritato, comunque, attenzione dell’amministrazione, attenzione che, secondo noi, non deve essere tralasciata, senza dimenticare di rendere il giusto riconoscimento agli autori degli emendamenti.

In questa sede, per esigenze di spazio ci viene comodo fare una prima analisi, e rimarchiamo che solo una prima sommaria analisi, dell’emendamento dell’amministrazione.
Un emendamento che ha destato molte perplessità, appunto la sorpresa all’interno della sceneggiata generale, anche all’interno della maggioranza e, come pare, della stessa amministrazione: lo deduciamo dal fatto che, talvolta, quando chiediamo lumi su una questione e la risposta non è immediata, fluida , sciolta, doviziosa di particolari, comprendiamo che abbiamo rivolto domande ‘difficili’.
Un emendamento per incremento e valorizzazione dell’offerta turistica del Castello di Donnafugata, mediante lo stanziamento di 125.000 euro per l’anno 2021 e della somma di 250.000 euro per l’anno 2022, un totale di 375.000 euro di variazione che lasciava presagire chissà quali iniziative.
Da un breve giro di informazioni informali, si capiva che ne sapevano poco l’assessore al turismo, pur trattandosi di offerta turistica, l’assessore alla cultura, pur trattandosi del Castello di Donnafugata, anche l’assessore al bilancio non è stato prodigo di particolari.
Del resto, l’intervento, nella seduta, in videoconferenza, dell’assessore Licitra, con il chiaro riferimento all’iniziativa con i fondi del GAL nei bassi del Castello, per il book shop, per la caffetteria, per la sala congressi, e per altri servizi da esternalizzare, con richiami al bando e alle condizioni dello stesso, per l’affidamento a organizzazioni non di lucro, alla necessità di assicurare quantità e qualità delle risorse umane, per attività culturali e ricreative, tutte cose per cui necessiterebbe un primo sostegno per l’avviamento, ci ha fatto comprendere di trovarci nel labirinto del GAL, del quale è appassionata frequentatrice l’assessore Licitra.
Ci resta da capire, e cercheremo di farlo quanto prima, perché, dopo aver ascoltato, per mesi, la litania dei fondi del GAL, che ci permettono grandi realizzazioni, insolitamente ci dobbiamo mettere noi, per intanto, e speriamo solo per questa volta, 375.000 euro che, di questi tempi, non sono pochi.
Resta sempre il fatto che ci appare anche strano perché ci sia sempre questo scambio di competenze fra gli assessori, peraltro senza risultati tangibili.
Sarebbe comprensibile se l’assessore intercettasse fondi comunitari o nazionali o regionali, qui si parte mettendo del nostro, poi, abituati come siamo a masticare turismo e cultura, in ambito locale, da semplici osservatori e, indirettamente anche per il mestiere svolto per anni, sentire dall’assessore che il Castello sarebbe “il bene culturale più importante della nostra città” ci lascia del tutto interdetti.
Quando ci riavremo, da questa affermazione e dalle 15 ore di diretta streaming della seduta, ne riparleremo.

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