Schermaglie dialettiche per coprire l’inadeguatezza ai ruoli

Sarà dissacrante la foto dell’articolo, ma serve per allentare la tensione attorno alla decisione di fare della Sicilia una zona arancione.
Non staremo qui a disquisire sul livello dell’emergenza, siamo, di certo, in tutta Italia, in una situazione estremamente delicata, non è il momento delle polemiche, per smontare i dati che hanno determinato la classificazione arancione ne servono altri validati scientificamente, le schermaglie dialettiche sono del tutto inutili, serve piuttosto identificare le responsabilità che hanno portato a questa situazione di estrema emergenza e chiedere la testa di chi non ha fatto nulla per arginare i contagi e rendere le strutture sanitarie adeguate all’emergenza.
Perché si deve dire, responsabili dell’attuale situazione non sono solo i governanti ma tutti quelli che oggi scrivono contro Musumeci e Razza ma dalla scorsa primavera non hanno fatto nessun intervento su una materia che restava, comunque, emergenziale.
Oggi, Confcommercio definisce devastante per le economie territoriali la zona arancione, ma chiede di essere ricevuta da Musumeci, invece di rivolgersi direttamente a Roma, se ci sono i termini per farlo.
I presidenti provinciali di Confcommercio Sicilia hanno convenuto sulla necessità di reagire immediatamente rispetto alla scelta imposta dal Governo nazionale sulla base di dichiarate valutazioni di ordine sanitario.
Si annuncia, di certo, la chiusura definitiva per centinaia di imprese, non sta bene questa classificazione, ma occorre guardare ai parametri che l’hanno determinata, a meno di dimostrare che i parametri sono sbagliati.
Ottima l’intenzione di chiedere al Governo regionale la massima chiarezza al fine di potere conoscere in dettaglio le azioni predisposte in questi ultimi mesi in Sicilia per adeguare il nostro livello di assistenza sanitaria all’arrivo dell’attuale seconda ondata dell’epidemia.
Si attendono sostegni economici che si preannunciano sempre immediati, ma, ora, si dice, che molti operatori che non hanno ricevuto nulla e comunque gli indennizzi non saranno mai adeguati a risarcire del danno economico provocato alle singole aziende, condizione che non è stata abbastanza messa in evidenza da tutti i comunicati di Confcommercio che hanno spesso indugiato anche a condividere le scelte governative.

Gianfranco Miccichè propende per un errore nella valutazione dei dati, il capogruppo Pd all’Ars Giuseppe Lupo, invece, più realisticamente, parla di Sicilia arancione perché, pur avendo meno ammalati Covid di altre regioni area gialla, non ha un numero adeguato di posti letto di terapia sub-intensiva e intensiva per garantire le cure necessarie.
“Se Musumeci avesse utilizzato il periodo estivo per adeguare le strutture sanitarie la Sicilia sarebbe area gialla – aggiunge -. È surreale che Musumeci, inadeguato e irresponsabile, pensasse qualche giorno fa di derogare alle restrizioni del Dpcm. Se non ci fossimo opposti sarebbero esplosi i contagi e la Sicilia sarebbe area rossa”.
Per il segretario dem Anthony Barbagallo “il governo nazionale ha adottato scelte dolorose sulla base di dati oggettivi ed evidenti che in Sicilia testimoniano ‘un’elevata trasmissione dell’epidemia non gestibile in modo efficace con misure locali’”.
“Non solo, ma in base all’analisi dei dati – aggiunge – resta alta la probabilità di un’escalation nei prossimi 30 giorni. È evidente quindi l’inadeguatezza e l’incapacità della Regione – afferma – di gestire l’emergenza Covid.”

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, si difende attaccando. Ma dall’opposizione, e persino dallo stesso centrodestra che lo esprime, arriva critiche pesanti.
Il renziano Sammartino parla di zona arancione per responsabilità del governatore Musumeci e dell’assessore Razza che in questi mesi non sono riusciti ad organizzare un sistema sanitario efficiente e all’altezza della seconda ondata di Covid 19: pochi posti in terapia intensiva, nessun tracciamento, non c’è stato alcun potenziamento dell’assistenza domiciliare, solo ieri Razza ha presentato un nuovo piano degli ospedali.
Anche il sindaco di Messina ritiene che il sistema sanitario siciliano è strutturalmente al collasso perché in questi sei mesi poco o nulla si è fatto per incrementare i posti letto nei reparti Covid e nella terapie intensive, nonostante i soldi messi a disposizione del governo Conte.

Assume una sua significativa rilevanza il semplice ma incisivo commento di Stefania Campo, parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle: “Musumeci, come al solito, scarica le proprie responsabilità sul governo nazionale per il fatto che la Sicilia sia stata qualificata come zona arancione.
Visto che i 21 parametri riguardano, principalmente, non il numero dei contagi ma lo stato del sistema sanitario regionale, Musumeci dovrebbe spiegare ai siciliani quali misure, sul fronte dell’aumento dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, la Regione Siciliana ha predisposto, adottato e attivato da luglio a oggi, visto che il nuovo piano ospedaliero Covid è stato presentato solo IERI in commissione sanità e prevede che tali posti letto non verranno aumentati se non alla fine di novembre.
Dovrebbe spiegare ai siciliani del perché, come riferisce il suo assessore, dei 125 milioni di euro che lo Stato aveva assegnato alla Sicilia per la lotta al contagio ne abbia speso solo poco meno di 50.
Dovrebbe spiegare ai siciliani perché la medicina del territorio e le USCA sono mal funzionanti lasciando nella completa solitudine, pazienti, Sindaci e dirigenti scolastici delle scuole.
Quali forme di tracciamento dei pazienti Covid ha adottato sino ad oggi e quali si prefigge di adottare.
Musumeci non si assume le sue responsabilità e non ammette che la zona arancione, con le varie attività commerciali chiuse, è solo frutto della sua incapacità e inadeguatezza a gestire la situazione.”

Ma quali sono gli indicatori sulla base dei quali avviene la classificazione?

Sono 21, fanno scattare un meccanismo semi-automatico di lockdown graduale nelle diverse regioni.
Il primo gruppo di 6 indicatori riguarda la capacità di monitoraggio della diffusione del virus. In molti casi la gestione dei tamponi e il tracciamento dei positivi risulta farraginoso e pieno di lacune che comportano ampi ritardi.
I successivi 6 indicatori fanno infatti riferimento alla “Capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti”. Valutano la percentuale di tamponi positivi, escludendo quelli di screening e i secondi test sulle stesse persone, oppure il tempo che passa dai sintomi e dalla quarantena alla diagnosi. Il numero di casi per cui si è riusciti a fare il tracciamento è uno degli indicatori contenuti in questo gruppo.
Segue il gruppo di 8 indicatori definiti di “di risultato e relativi a stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari”. Tra questi il numero di positivi e il relativo incremento negli ultimi 7 e 14 giorni, i nuovi focolai, e quanti contagiati sono rimasti senza risposta rispetto all’origine dell’infezione.
In questo gruppo è centrale la tenuta dei pronto soccorso (quanto sono sotto stress) e i tassi di occupazione di terapie intensive, che non devono essere riempite oltre il 30% per destare preoccupazione, e reparti medici, non oltre il 40%.
A questi dati si aggiunge l’Rt: uno sistematicamente e significativamente maggiore di 1,5 è da scenario 3. Lo scenario 2 riguarda le regioni con valori sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5. In ogni caso, tramite accordo con la regione interessata, il governo può allentare alcuni degli indicatori di volta in volta.

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