Scontento e perplessità per le decisioni di stato e regioni

Il giorno che doveva segnare il ritorno alla normalità, dall’8 marzo, si è trasformato, invece, ancorché fosse già noto, nell’inizio di un nuovo isolamento destinato a durare, almeno, fino al 3 maggio.
Permane lo stato di profondo smarrimento, nell’opinione pubblica, disorientata da decisioni del governo centrale, che i governatori del nord cercano di disattendere con provvedimenti autonomi, mentre al sud c’è piena adesione alle scelte del governo centrale in tema di restrizioni per la libera circolazione delle persone.
Da oggi, 14 aprile, dopo l’ulteriore stretta adottata per il weekend pasquale, riapertura per cartolerie, librerie e negozi di abbigliamento per bambini e neonati.
Ma non tutti si trovano d’accordo, Confcommercio e Federmoda Ragusa considerano irrisolte alcune questioni che riguardano da vicino anche alcuni esercizi dell’area iblea.
Occorre capire, secondo Manenti e Russino, ai vertici delle due strutture associative, se il punto vendita deve essere esclusivamente di abbigliamento bambini e neonato, o può essere allestita un’area dedicata agli articoli per bambini, come per le scarpe per i piccoli in un negozio di calzature.
Allo stesso modo, chiedono di regolamentare bene l’esercizio di quelle attività che restano aperte per la vendita di beni alimentari ma non possono consentire l’acquisto di beni diversi, come abbigliamento, calzature, articoli sportivi, giocattoli.
Come si vede c’è molta confusione, anche nella nostra città, in mancanza di chiare disposizioni, è stata impedita, nella mattinata, in via cautelare, l’apertura di librerie, negozi di articoli per neonati e bambini e delle cartolerie.

Da più parti, inoltre, crescono le perplessità per le misure agevolative per imprese, in particolare per le piccole imprese: sono esponenti della Lega, come il commissario cittadino di Ragusa, Massimo Iannucci, che già aveva sottolineato come per i 4miliardi e trecento milioni e per i 400 milioni annunciati da Conte si fosse trattato solo di anticipazioni, di maggio e ottobre, del Fondo di solidarietà per i comuni.
Per il decreto liquidità pare ci sia, secondo Iannucci, il benestare della Commissione Europea e del MISE, ma si affermano i dubbi sul fatto che si tratta solo di un prestito a tutti gli effetti, con interessi di preammortamento, commissioni , spese etc .
Il dubbio più grande nasce dalla lettura dei requisiti, nel sito del ministero dello sviluppo economico, garanzia al 100% per i prestiti di importo superiori al 25% dei ricavi fino ad un massimo di 25 mila euro.
“In pratica, il prestito pieno di 25mila euro si può ottenere solo se si ha un fatturato pari ad almeno 100mila euro” quindi in proporzione se hai avuto un ricavo di 50 mila potrai concorrere sino 12.500 e così via.
Non parlando poi dell’altra misura per prestiti sino a 800 mila euro , stessa solfa.
L’ABI, nei giorni seguenti l’enunciazione del decreto, si era pronunciata e aveva già smorzato l’entusiasmo di chi credeva che i 25 mila euro fossero accreditati senza colpo ferire nel proprio conto corrente.
L’approfondimento del testo in questione ci dimostra che è ancora peggio di quanto pensato.

Perplessità sorgono anche per la reale possibilità, per i Comuni, di veder arrivare le quote rispettive dei 100 milioni promessi da Musumeci.
Si era parlato di una prima tranche di 30 milioni, ma nemmeno questa è arrivata, nonostante le aspettative, da una parte, e le forti critiche degli avversari politici ai quali non risponde né Musumeci, né nessun altro esponente di governo.

Di concreto, in Sicilia, grazie ai fondi del governo centrale, sono arrivati solo gli aiuti alimentari, tramite buoni spesa, non c’è nulla di certo in tema di sospensione dei tributi, delle bollette, se non a breve termine, tutte le agevolazioni, al momento, sono destinate agli imprenditori ma mancano gli aiuti spiccioli, la cassa integrazione speciale, i 600 euro per le partite iVA, gli aiuti per i lavoratori precari, per quelli licenziati senza tutele, per le persone che si arrabattavano con piccoli lavori in nero, per i quali, pure, era stata assicurata qualche forma di aiuto.
Nessun aiuto per le famiglie, nessuna agevolazione anche per i titolari di redditi medio bassi che si trovano sottoposti ad un incontrollato aumento del costo della vita per la salita dei prezzi, anche per generi importanti, di prima necessità.
Una situazione di grave crisi sociale, non debitamente attenzionata dalla politica locale che sembra non guardare alle esigenze degli ultimi e delle classi meno abbienti.

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