Scorporate da Catania le Camere di Commercio di Ragusa e Siracusa: ma quale sarà il futuro ?

Il comunicato, di ieri venerdì 9 luglio, era di quelli destinati alle prime pagine di tutti i giornali del sud est della Sicilia: un emendamento al decreto “Sostegni-bis”, in lavorazione in queste ore nelle stanze del governo nazionale avrebbe scorporato le Camere di Commercio di Siracusa e Ragusa da quella di Catania.
A diramare, con tempestività la nota, il deputato nazionale della Lega, Nino Minardo, che è anche segretario regionale del partito di Salvini che ha scritto di “una notizia ottima che restituisce dignità, opportunità e speranza alle attività produttive della Sicilia sud-orientale chiudendo uno dei peggiori capitoli che hanno caratterizzato una lunga fase di tagli e di atrofizzazione per gli enti camerali.”
Aggiungeva Nino Minardo: “Adesso ci sono i presupposti in tutta l’area orientale della nostra Isola per ritrovare dinamismo imprenditoriale e per ricollegare nel migliore dei modi le Camere di Commercio alle esigenze specifiche dei territori”, preoccupandosi di sottolineare come l’emendamento fosse stato sostenuto in maniera bipartisan: proponente Stefania Prestigiacomo di Siracusa, cofirmatari lo stesso Minardo, Paolo Ficara e Filippo Scerra del M5S e Fausto Raciti del PD, ma rimarcando la fondamentale azione del Ministro leghista allo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, al quale Minardo ha rivolto un particolare ringraziamento per “il lavoro prezioso servito per raggiungere l’obiettivo”

Visti i venti che tirano a Roma, innegabile il merito della Lega nell’aver portato avanti questo che si può definire un vero e proprio colpo di mano contro lo scippo perpetrato dai catanesi a suo tempo, per secondi fini riconducibili, prevalentemente, alla vendita dell’aeroporto e alle fornite casse delle Camere di Ragusa e Siracusa. Operazione complessa che ha procurato, fino ai giorni scorsi, ai soliti noti, cariche importanti in cambio dell’appoggio a questa che è stata, da sempre giudicata, un’operazione scellerata ai danni delle province ‘babbe’ dell’isola.

Ma il nuovo giorno, dopo l’entusiasmo delle prime ore, induce a riconsiderare i termini della questione che sul momento, se non è servita a Minardo per riaffermare leadership politica, già consolidata, sul suo territorio, di certo è stata salutare per un politico al tramonto, anche all’interno del suo partito, come Stefania Prestigiacomo, tipica esponente berlusconiana che ha assorbito, sempre, voti dal territorio del sud est, non solo siracusano, senza nulla restituire allo stesso territorio.
Intanto pare che gli enti camerali di Ragusa e Siracusa non resteranno indipendenti ma saranno accorpate con quelle di Caltanissetta, Agrigento e Trapani, per le difficolta che deriverebbero per una deroga alle norme sul numero massimo degli enti.
Un particolare che rafforza l’ipotesi di una preoccupazione primaria di togliere i due enti camerali dalle grinfie dei catanesi e di svincolarli dai contorti tentativi di vendita dell’aeroporto di Catania.
Ma c’è anche un richiamo alla Regione siciliana che potrebbe, nell’ambito delle sue competenze prendere in mano tutta la questione degli enti camerali e gestirla autonomamente, ma considerato il livello di questo governo regionale si può essere indotti ad avere qualche perplessità e a pensare che si possa essere caduti dalla padella nella brace.
Pare comunque che il colpo di mano sia andato a buon fine se è che, nelle more dell’intervento, appunto della Regione, il Ministro dello Sviluppo Economico nominerà due commissari ad acta, uno per la Camera di Commercio di Catania e uno per il raggruppamento camerale Ragusa-Siracusa-Caltanissetta, Agrigento e Trapani.
Furente l’attuale presidente Agen che ha definito una follia il provvedimento, preoccupandosi di puntualizzare che, a questo punto, i problemi sono più degli enti di Ragusa e Siracusa immessi in un calderone dai contorni indefiniti che non quelli di Catania; secondo Agen non ci sarebbe nemmeno problemi per la gestione dell’aeroporto che rimarrebbe in mano a Catania, ma la nomina commissariale e i possibili interevnti della Regione, anche con la predilezione smaccata che Musumeci ostenta per il suo territorio, fanno pensare che un certo sistema di potere possa aver subito un colpo fatale.
Ne avremo conferma nelle prossime settimane, da Ragusa c’è comunque soddisfazione diffusa perché la sudditanza e la sottomissione a Catania e a un ben definito circolo di potere etneo, favorita da alcuni elementi locali, non era certo ben digerita.

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