Servono decisioni forti: pista ciclabile e traffico interno non possono coesistere

Quello della pista ciclabile è un must ormai irrinunciabile per le amministrazioni e i politici che vogliono acquisire consenso, con la conseguenza che si mette la pista ciclabile dove capita prima, cercando di riuscire a superare le inevitabili critiche di questo o quel residente, di questo o quel commerciante.
Dire, soprattutto in questa sede, se è opportuno creare piste ciclabili come quella che da Punta di Mola prolunga a Casuzze l’esistente , creata a suo tempo dai 5 Stelle, non è cosa facile e poteva essere evitato, considerato che si tratta solo di qualche centinaio di metri che non ha continuazione nel territorio del Comune di Santa Croce.
Ora si disquisisce e si polemizza sul senso di marcia unico che si è costretti a imporre, ma è una questione di lana caprina, un’arma di distrazione di massa.
Il gradimento della ciclabile è indiscusso, anche perché il numero dei consensi è ingrossato da quelli che ciclisti non sono, la pista è infatti utilizzata, e nessuno dice niente, da gente che passeggia, dai runner, da chi porta il cane al seguito, con relativo abbandono di deiezioni non raccolte.
Assodato che, forse, ma è tutto da dimostrare, i favorevoli alla pista ciclabile sono di più che i contrari, democraticamente si deve andare per questa soluzione, ma servono scelte forti e non condizionate.
Il problema non deve essere quello del traffico da o per Casuzze, il problema dovrebbe essere quello di eliminare, del tutto il traffico sulla litoranea e dirottarlo a monte, sulla circonvallazione.
Naturalmente, la circonvallazione di un paese civile, con un manto di asfalto decente, con l’illuminazione pubblica, con la segnaletica adeguata, con i controlli continui ed efficaci, perché, come accade per la circonvallazione di Marina, la strada è scambiata per una pista.
E una circonvallazione che meriti questo nome, non una strada fra le case, senza marciapiedi e senza lo straccio delle più elementari norme di sicurezza, con scarsa segnaletica.
Ma, limitandoci a Marina di Ragusa, anche senza pista ciclabile, il traffico deve essere strettamente limitato ai residenti, ai domiciliati, a quanti abitano e lavorano, anche temporaneamente, nella frazione marinara.
Già Marina è al limite, case costruite negli anni 70 del secolo scorso, per una unità familiare, sono state suddivise in due o addirittura tre abitazioni, anche i garages sono stati trasformati in abitazione, la popolazione è aumentata ben oltre l’espansione edilizia, sulle strade, non particolarmente larghe, dove prima c’erano 20 famiglie e 30 auto parcheggiate, oggi ci sono il triplo di unità abitative e, se va bene, di auto e scooter al seguito.
La situazione è ingestibile, soprattutto nelle ore serali della movida e nei fine settimana, Marina non è nelle condizioni di assorbire tali livelli di traffico.
Non ci sono altre soluzioni, i residenti dovrebbero essere felici di una simile soluzione, ascoltare i commercianti vuol dire decretare la fine di Marina di Ragusa .
Del resto, anche sul lungomare Bisani andrebbe eliminato il traffico anche locale, a Roma o a Taormina nessuno può arrivare con l’auto sotto casa, tutt’al più chi ha lo spazio interno arriva e parcheggia.
E’ inutile cercare soluzioni di compromesso o di comodo, nei due mesi estivi, già da tempo, Marina di Ragusa è diventata un inferno, avevamo gioito quando l’assessore alla mobilità aveva parlato dell’eliminazione del “tappeto di acciaio”, sono rimaste parole, come tante, fra l’altro, in periodo di post emergenza, nel quale vengono raccomandate le misure necessarie di distanziamento anticontagio, adottare misure che eliminano le possibilità di assembramento non dovrebbe costituire motivo di lamentela.
Con questo prolungamento della pista ciclabile l’amministrazione si è voluta creare un problema in più, sarebbe stato più funzionale un percorso da piazza Duca degli Abruzzi fino alla rotatoria di fine lungomare, un percorso lunghissimo, accanto al mare, già quasi tutto interdetto al traffico, che avrebbe accontentato di più ciclisti e passeggiatori vari, senza stravolgimenti e percorsi da fantascienza.
Poi, quello che succede, quando uno si avventura sul territorio dei comuni limitrofi, riguarda i singoli che scelgono l’avventura.

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