All’ora di convocazione della seduta del civico consesso, in aula solo 7 consiglieri, si riparte alle ore 19.30, con 18 consiglieri e con il teatrino delle comunicazioni, ironiche e sarcastiche, prevalentemente dedicate allo scivolone mediatico dell’on.le Dimaio che ha esaltato, sulle reti tv nazionali, Ragusa come città all’avanguardia per i trasporti.
Dopo le comunicazioni, il dibattito per il piano per la prevenzione della corruzione, un atto non emendabile che il consiglio ha ratificato e approvato con 18 SI e 2 astenuti.
Quindi l’assemblea ha rinviato l’esame del punto relativo al piano per l’amianto, per come concordato in conferenza dei capigruppo, passando alla richiesta di proroga per la Commissione di indagine sul corretto utilizzo dei fondi della Legge 61/81, la Legge sui centri storici nota anche come Legge su Ibla.
La trattazione della richiesta ha esplicitato una serie di aspetti di varia natura che hanno sollecitato e solleciteranno riflessioni diverse, emerse dall’intervento del Presidente della Commissione e dei consiglieri presenti in aula.
Prima di entrare nel merito della questione riguardanti l’oggetto dell’indagine e la richiesta di proroga, va rilevato come, purtroppo, il clima determinatosi attorno alla Commissione è condizionato alle tensioni esistenti fra le diverse fazioni in Consiglio Comunale, clima definito, in aula, anche da Giovanni Iacono, presidente della commissione di indagine, come di rappresaglia per altre questioni politiche interne al civico consesso.
Nel corso della seduta si sono fronteggiati i sette del Patto di consultazione, compatti attorno al Presidente della Commissione, e i consiglieri del Movimento 5 Stelle, in maggioranza.
Sintomatica e significativa l’abbandono della seduta e quindi l’assenza del gruppo di Maurizio Tumino che si rivela, ancora una volta, determinante all’interno del civico consesso, per autorevolezza e capacità decisionale su posizioni importanti. Una assenza, quella del gruppo di Tumino, che ha manifestato chiaramente l’assenza di condivisione sui lavori della commissione. Sintomatica anche l’assenza dei due esponenti renziani del gruppo PD.
In aula si sono fronteggiate le posizioni di Iacono e dei suoi sodali con quelle dei pentastellati che hanno condotto il gioco, per tutta la seduta, orchestrato, in particolare dai consiglieri Agosta, Stevanato e Porsenna.
Un emendamento del consigliere Agosta, firmato anche dai consiglieri Stevanato e Porsenna, componenti della commissione d’indagine, finalizzato a limitare la proroga ad un solo mese, ha surriscaldato i toni, facendo trasparire un nervosismo latente negli interventi dei consiglieri Iacono, Ialacqua e Migliore, rilevabile dalla registrazione della seduta.
Un atteggiamento da clima di ultima spiaggia, esageratamente teso a difendere la necessità della proroga, di competenza di tutto il consiglio e non solo di una parte delle minoranze. Sotto certi aspetti comprensibile perché una bocciatura della proroga avrebbe decretato la fine della commissione, con l’esito di un lavoro incompleto, parziale e, quindi, inutile, non rispettoso dei tempi assegnati.
Ma, ci ripetiamo, questo è solo uno dei tanti aspetti strani emersi che gravitano attorno a questa Commissione, che vanno attentamente vagliati e considerati nel contesto dei contrasti fra i vari esponenti in consiglio comunale.
Un inghippo venuto fuori nel dicembre 2013, per merito dei consiglieri Tumino e Lo Destro, confermato dall’assessore al bilancio Martorana, punta dell’iceberg di una strategia dell’amministrazione che, all’atto dell’insediamento, aveva scelto di mantenere il silenzio, come le precedenti amministrazioni, sull’ammanco dei fondi residui della Legge su Ibla, aspetto particolare oggi ammesso anche da esponenti pentastellati.
La commissione di indagine viene deliberata ad aprile del 2016, le minoranze perdono 6 mesi per indicare il presidente, si insedia il 13 ottobre 2016 e riceve il mandato per tre mesi.
L’intervento introduttivo del Presidente della Commissione, finalizzato a sostenere la richiesta di proroga, ha cercato di dar indicazioni sul lavoro svolto dalla commissione, addebitando a elementi precisi l’impossibilità di esaurire il compito nei tempi assegnati.
Su tutti l’impossibilità di sfruttare, già da novembre, la collaborazione di un esperto contabile esterno, la mancata trascrizione dei verbali delle sedute e, segnatamente delle audizioni, la necessità di accedere a ulteriori documentazioni ed elementi di indagine.
Con una forzatura, Iacono ha sollecitato la proroga come un atto conseguenziale all’istituzione stessa della commissione, un atto ritenuto dovuto, considerata, in maniera realistica, la necessità di altri tre mesi di proroga.
Interventi di altri consiglieri hanno sollecitato la proroga, interpretando limitazioni temporali suggerite dall’emendamento come intenzione di chiudere l’attività della commissione.
Interventi accorati, anche troppo, per sostenere le tesi del presidente circa la oggettiva impossibilità di concludere i lavori nei tempi assegnati.
Sullo sfondo particolari che vanno evidenziati: una esagerata continua precisazione che la commissione non è un tribunale, che non si devono trovare colpevoli, che non è la santa inquisizione, con l’autoinvestimento, non richiesto e non previsto nei compiti della commissione, circa lo studio di quelle misure atte a ripristinare quella liquidità annullata dal disallineamento, compito peraltro all’ordine del giorno di un prossimo consiglio comunale che si occuperà, specificatamente, della proposta di iniziativa consiliare presentata dal consigliere comunale Tumino ed altri, relativamente alla “Rimodulazione Piano degli interventi inseriti nei Piani di Spesa esercizi 1997/2013″, nonché della rimodulazione quote avanzo vincolato fondi L.R. 61/81, giusta delibera della Giunta Municipale 628 del 14.12.2016.
Va rilevato come, in ogni caso, assai tardiva è stata la richiesta di proroga, datata 13 gennaio, ultimo giorno di vita della commissione, peraltro protocollata giorno 17 gennaio, quindi dopo la fine dei lavori.
In pratica il riconoscimento che, ove il consiglio comunale non avesse concesso la proroga, il lavoro della commissione sarebbe risultato incompleto, monco e quindi inutile, con l’aggravante che, nonostante le dovute sollecitazioni agli organi preposti, le discrasie sull’andamento dei lavori della commissione, dovuti alla mancata trascrizione dei verbali, dovevano essere evidenziate molto tempo prima della scadenza del mandato e non, addirittura, successivamente.
Da quanto emerso, e per il clima generale che ha sempre gravitato attorno alla delicata questione, l’esito delle 14 sedute di commissione non è confortante per un verdetto finale che sarà, di certo ammantato dal politichese e dal tentativo spinto di attenuare le responsabilità che, in ogni caso, ci sono circa la violazione della Legge su Ibla, sostanziale sotto l’aspetto formale di mancato rispetto della normativa, oggettiva per il grave danno procurato alla città in ordine alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico architettonico e di incentivazione dei centri storici.
Dalla relazione del presidente della commissione, sui primi tre mesi di lavoro della stessa, emerge un dato eclatante, che nessuno ha preso in considerazione: sono statti chiamati, in audizione, 19 persone, fra tecnici, consulenti, revisori dei conti, dirigenti del comune, ma non sono stati convocati, per riferire, né sindaci, né assessori ai centri storici del passato, né, tantomeno, quelli attuali, i soli che, di certo, potrebbero spiegare come sono andate le cose, quando e come hanno appreso del disallineamento o quando lo hanno messo in atto, nel corso dei rispettivi mandati, perché non lo hanno comunicato o denunciato, come intendevano superare la criticità dell’ammanco.
Il classico uovo di Colombo a cui nessuno ha pensato!
In ogni processo, il primo interrogatorio è per chi ha operato il reato, ma questo non è un processo, non si cercano ipotesi di reato, a cosa serve la commissione lo sapremo fra tre mesi.
