A Ragusa come a Roma: la politica è impantanata su scandali di varia tipologia, sembra che si voglia spostare l’attenzione dalle problematiche vere, dalle criticità emergenti.
A Roma l’elemento scatenante è il sesso, a Ragusa la malapolitica.
Sulla questione Iblea Acque interviene il segretario cittadino del Partito Democratico, Peppe Calabrese che, sottolineando come, da un paio di anni, avrebbe rilevato gli errori e le irregolarità, chiede a chi ha sbagliato di assumere le responsabilità, dimettendosi dai ruoli che ricopre e lasciando ad altri il compito di azzerare tutto e ripartire.
Ma, come al solito, si glissa sui destinatari della richiesta: chi se ne deve andare? L’Amministratore Unico o il sindaco presidente del comitato del Controllo Analogo? E perché non sarebbero responsabili anche gli altri sindaci, con in testa quelli del Partito Democratico, fra cui c’è il Presidente di ATI Idrico?
Questo Calabrese non lo specifica, ma aggiunge: “I soci di IbleaAcque non si sono fidati dell’Assessorato agli Enti Locali della Regione Siciliana (più che non fidarsi hanno disatteso il parere NdR) che, con una nota, spiegava che a un dirigente in quiescenza dalla pubblica amministrazione non può essere riconosciuto alcun compenso per l’incarico di amministratore unico di una società partecipata da enti pubblici. Dopo aver generato un’anomalia che è costata 95mila euro lordi l’anno, da maggio 2022 a marzo 2024, (nonostante in possesso di pareri legali a loro sostegno NdR) hanno voluto un ennesimo parere legale che è arrivato alla stessa identica conclusione.
“Ora i soci si sono decisi a chiedere la restituzione delle somme spese, ma alcune domande sorgono spontanee” dice Calabrese, ma la cosa è del tutto marginale: “E’ l’amministratore unico che deve restituire somme che ha percepito secondo un contratto o sono i sindaci che dovranno farlo? Il professionista incaricato aveva il dovere di conoscere la norma e rifiutare o dovevano essere i sindaci, supportati dai propri uffici legali (qualcuno anche dalla conoscenza della propria professione) a evitare l’errore? Serve fare tabula rasa e ricominciare da capo”.
“Per ripartire, tuttavia – aggiunge il segretario dem – è necessario che rispondendo a un principio di etica e opportunità politica i responsabili di questo pasticcio abbandonino i propri ruoli, perché la gestione delle risorse idriche in provincia di Ragusa è affare assai serio e non possiamo permetterci di ricominciare con le stesse figure che hanno portato a questo pasticcio che, con tutta probabilità, porterà presto a una battaglia legale per la restituzione delle somme”.
“Da tempo diciamo che IbleaAcque è un carrozzone – dichiara ancora Calabrese – e se consideriamo quanto accaduto con Poidomani, con le assunzioni dalla procedura opaca, con la gestione carente sia per le riparazioni della rete idrica che per l’emissione delle bollette, se si considera la precaria capacità economica della società e l’assoluta mancanza di nuova progettazione infrastrutturale, non possiamo che esserne sempre più convinti e temiamo che IbleaAcque non sarà in grado di restituire al Comune di Ragusa le somme anticipate (tra gli 8 e i 9 milioni di euro).
Siamo sinceramente preoccupati – conclude il segretario cittadino del PD – e siamo convinti che bisogna correre ai ripari al più presto”.
Da segretario cittadino di uno dei più importanti partiti italiani, Calabrese non specifica un elemento, secondo noi, determinante: “i responsabili di questo pasticcio”, è di tutta evidenza, sono i sindaci.
Il segretario cittadino ritiene che debbano abbandonare i propri ruoli all’interno del sistema dell’idrico integrato o, come sarebbe più opportuno e doveroso nei confronti delle comunità, debbano dimettersi da primi cittadini?
Perché al momento, effetti tangibili non se ne vedono: l’amministratore unico resta al suo posto, lo stesso vale per i componenti del Comitato del controllo analogo, come pure, naturalmente, per l’assemblea dei sindaci, non ci sono interventi dell’assessorato agli enti locali, non ci sono prese di posizione chiare e determinate dei partiti politici, meno che mai ci sono interventi delle autorità alle quali sono stati inoltrati, quanto meno per conoscenza, rilievi, esposti e denunce.
Cosa assai più grave, l’opinione pubblica, le associazioni di categoria, l’imprenditoria locale, o partito politici, come abbiamo già sottolineato, non sembrano per nulla turbati dal caso, fattore che autorizza i protagonisti a dire: “Non è successo nulla, sono solo pareri, possiamo andare avanti”.
Non vorremmo che, come abbiamo detto all’inizio, sia solo un polverone per distrarre da altre questioni più serie e delicate.
