Si definiscono i contorni dell’iniziativa politica trasversale che, con un emendamento al decreto attualmente in discussione al parlamento nazionale, ha voluto rivedere l’assetto delle Camere di Commercio in Sicilia, con particolare riferimento allo scorporo di quella del sud-est, con la separazione degli enti di Ragusa e Siracusa da quello di Catania.
Furibonde le reazioni negli ambienti catanesi per lo stravolgimento di strategie a tutti note, che girano, prevalentemente, attorno alla privatizzazione dell’aeroporto etneo, ci sono state anche perplessità sull’accorpamento degli enti camerali di Ragusa e Siracusa con la Camera di Commercio di Trapani, Agrigento e Caltanissetta, ma appare sempre più urgente e inevitabile il ricorso a norme di legge che rivedano l’assetto degli enti in Sicilia. Evidente che per raggiunger el’obiettivo si doveva forzare la mano, eventuali riflessi negativi sono solo momentanei ed apparenti, dal momento che si rende inevitabile un intervento, a livello governativo, per riportare ordine nel settore.
Di certo, nessuno si sta strappandole vesti per la scissione della Camera del sud-est, al netto dei portatori di interessi specifici e della claque che li sostiene (o, meglio, è sostenuta).
Lo si evince da due comunicati che avanzano ipotesi di soluzioni reali per venire a capo della spinosa e delicata questione, il primo congiunto delle associazioni CASA, CLAAI, CONFARTIGIANATO, CNA, CONFCOOPERATIVE, LEGA DELLE COOPERATIVE, UNCI, UNICOOP, CONFESERCENTI, il secondo della Consulta provinciale delle associazioni di categoria di Ragusa, costituitasi da qualche mese, formata da Agci, Cna, Confagricoltura, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Legacoop e Sicindustria.
Questi i due comunicati:
“Aggregazioni Camere di Commercio in Sicilia: il governo apra il confronto con le associazioni”
Il recente emendamento al decreto Sostegni bis, che prevede una diversa organizzazione del sistema camerale siciliano introdotto dalla riforma Madia, ha sollevato opposizioni e polemiche, in parte anche comprensibili, per la previsione di una aggregazione camerale che va da Siracusa a Trapani legando territori profondamente diversi per storia, tradizioni e caratteristiche del sistema socioeconomico.
Tuttavia, esso ha indubbiamente un merito, che va valorizzato, e che sta nell’avere messo in luce, con una proposta forse anche provocatoria, l’evidente fallimento della precedente riforma del sistema camerale che ha introdotto vincoli che in Sicilia, ma anche in tante al-tre parti d’Italia, la rendono oggettivamente inapplicabile senza la mortificazione di importanti territori.
Questo aspetto si coglie forse anche nella trasversalità della proposta (Prestigiacomo, Mi-nardo, Raciti, Scerra, Ficara …..) che sottolinea la volontà di dare voce al profondo disagio che il territorio ha con evidenza in questi anni più volte manifestato.
Ci interessa poco delle polemiche di parte, ci interessano poco i giochi di potere (specie se condotti sulla pelle delle Imprese), ci interessa ancor meno la gestione degli indispensabili processi di privatizzazione delle società controllate, ci interessa molto invece riaprire un dibattito sugli assetti delle Camere di Commercio in Sicilia tenendo conto dell’esperienza dell’applicazione della riforma Madia in questi anni, sia negativa che positiva, per far sì che questi enti possano concretamente contribuire allo sviluppo delle imprese del nostro territorio e dare la garanzia di rappresentare correttamente gli equilibri delle diverse realtà in campo, sia associazioni che territori.
L’emendamento non era del resto inaspettato poiché gli stessi Parlamentari sono stati i protagonisti dell’approvazione dell’articolo 61 della legge n,126 del 13/10/2020 (che ha convertito il decreto-legge n. 104 del 14/08/2020) che ha previsto che le Camere da accorpare rimangano tutte “sedi principali” dove poter organizzare rappresentanza, governance e servizi.
E ancora, per impulso degli stessi, il Senato ha votato il 23/02/2021 un ordine del giorno che impegna il Governo ad Istituire un tavolo tecnico al fine di “individuare e proporre interventi normativi correttivi” alla Riforma e la Camera qualche giorno dopo ha votato un altro ordine del giorno che impegna sempre il Governo “ad assegnare ad ogni area metropolitana una Camera di Commercio coincidente con il proprio territorio”.
Su queste basi riteniamo siano maturi i tempi per una revisione del sistema camerale siciliano a livello regionale e chiediamo al Governo della Regione di avviare immediatamente il confronto con le associazioni datoriali che rappresentano le fonti istitutive delle Camere di Commercio e di farsi carico, insieme ad esse, di aprire un confronto con il livello nazionale, (Ministero Sviluppo Economico e tavolo tecnico istituito presso lo stesso Ente), in modo da affermare un sistema che, nel rispetto dei principi di efficienza ed efficacia, tenga conto dell’autonomia statutaria regionale (la regione ha la diretta vigilanza sul sistema camerale) e delle aspettative legittime dei singoli territori.
Le Camere di Commercio per essere rispondenti anche allo spirito delle nuove competenze assegnategli dalla legge (interfaccia con le scuole, agenzie di sviluppo, sedi della mediazione, cura degli interessi diffusi delle piccole imprese ecc.) devono necessariamente essere radicate nei territori, e questo è un principio indispensabile per dare impulso, ancor di più dopo la pandemia, ad una azione che spinga lo sviluppo e crei occupazione.
L’avvio del confronto potrebbe costituire inoltre l’occasione per ricucire le lacerazioni che si sono registrate tra le associazioni intorno a questa vicenda.
Le nostre associazioni sono pronte allora al confronto con spirito di collaborazione e senza pregiudizi di sorta o posizioni precostituite.
Palermo 14 luglio 2021
CONFCOOPERATIVE Sicilia LEGACOOP Sicilia UNCI Sicilia UNICOOP Sicilia
CNA Sicilia Confartigianato Sicilia CASA Artigiani CLAAI Sicilia Confesercenti Sicilia
“Riorganizzazione del sistema camerale in Sicilia: si colga l’opportunità per migliorare le scelte precedentemente fatte che hanno mostrato limiti evidenti – La Consulta delle associazioni di categoria di Ragusa chiede un confronto urgente con tutti gli attori coinvolti”
Con un recente emendamento al Decreto Sostegni-bis approvato proprio in questi giorni dalla Camera dei Deputati, al Governo regionale è stata conferita la possibilità di provvedere, entro il 31 dicembre 2021, alla riorganizzazione del sistema camerale in Sicilia; nel contempo è stata deliberata la creazione di una nuova Camera di Commercio che dovrebbe aggregare i territori di Ragusa e Siracusa con quelli di Agrigento, Caltanissetta e Trapani. Su questo argomento si sono già registrate diverse prese di posizione di segno diverso ed in alcuni casi opposto.
Anche la Consulta provinciale delle associazioni di categoria di Ragusa, costituitasi da qualche mese (formata da Agci, Cna, Confagricoltura, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Legacoop e Sicindustria) ritiene pertanto doveroso far sentire la propria voce in merito.
“Innanzitutto – è scritto in una nota – bisogna dire in modo molto chiaro che la determinazione sulla nuova Camera da costituire non è assolutamente condivisibile, in quanto si tratterebbe con tutta evidenza di unire territori che poco hanno in comune tra di loro, prima di tutto da un punto di vista economico e sociale. Tuttavia, è altrettanto vero che, nel corso degli anni, la riforma attuata sulla base della legge Madia ha mostrato limiti evidenti in tutta Italia, mortificando in alcuni casi le istanze dei territori: pertanto è da giudicare in modo estremamente favorevole il fatto che l’approvazione della nuova norma (e qui sta il suo valore positivo) consente in ogni caso di riaprire una discussione ampia ed aperta che potrà portare a nuove soluzioni più vicine agli interessi reali delle imprese.
C’è, infatti, la piena consapevolezza che la realtà delle imprese è profondamente distante dalle discussioni che in questi giorni stanno animando i tavoli della politica e dell’associazionismo, ma proprio per questo motivo risulta fondamentale che la possibilità di riorganizzare il sistema camerale in Sicilia venga attuata nella forma il più possibile vicina alle istanze delle imprese e che contribuisca a riportare le Camere di Commercio al ruolo di effettivo centro propulsore dello sviluppo economico dei territori”.
“Le imprese – è chiarito ancora – non prendono parte alle polemiche di parte e ai giochi di potere; le imprese guardano ai risultati e alla concretezza del ruolo che le Camere di Commercio possono svolgere rappresentando correttamente gli equilibri fra i diversi attori in campo.
La Consulta di Ragusa, pertanto, chiede con forza al Governo regionale di avviare immediatamente il confronto con le associazioni datoriali che rappresentano le componenti stesse delle Camere di Commercio e di farsi carico, insieme ad esse, di aprire un confronto a livello nazionale con il Ministero dello Sviluppo economico e con il tavolo tecnico istituito nel suo ambito”.
“Le associazioni di categoria costituenti la Consulta provinciale di Ragusa – conclude il documento – hanno una propria idea preferenziale per quanto riguarda la riorganizzazione del sistema camerale in Sicilia ed è quella che vedrebbe come obiettivo finale una Camera di Commercio autonoma formata dalle imprese dei territori di Ragusa e di Siracusa. Tuttavia, le stesse associazioni sono assolutamente pronte al confronto che si aprirà partecipandovi con spirito di collaborazione e senza pregiudizi di sorta o posizioni precostituite”.
