Sinistra Italiana di Ragusa evidenzia i mali della sanità nazionale e locale

Ad una prima sommaria lettura della mail di Sinistra Italiana, i cui comunicati ci suscitano sempre particolare interesse, avevamo scelto di approcciarne i contenuti di buon mattino, a mente serena, per la delicatezza delle problematiche affrontate.
Riteniamo di aver fatto bene due volte perché in questa occasione, pur condividendo i contenuti di fondo della denuncia, ci troviamo costretti a fare una analisi critica di alcune parti del comunicato.
La sanità è un argomento troppo delicato e complesso che non permette di mettere assieme problematiche nazionali, regionali e locali.
I problemi ci sono, a tutti i livelli, è innegabile, lo sostengono anche gli attori primari della sanità, medici, infermieri e operatori sanitari, ma occorre stabilire un preciso anello di congiunzione fra mille o diecimila casi di sanità di eccellenza con i pochi, in proporzione, casi di malasanità.
Una battaglia efficace per la sanità, si deve dire, non può essere affrontata da sola da un partito con percentuali intorno al 3%, occorre una azione unitaria, come, per esempio non è stato fatto, segnatamente per la sanità, in occasione delle ultime elezioni comunali.
Il candidato di Sinistra Italiana si è profuso in argomentazioni per il centro storico, marginalmente ha affrontato i problemi della sanità, peraltro non tutti di competenza comunale.
Un’azione efficace contro i mali locali della sanità va affrontata, primariamente, ascoltando e denunciando, naturalmente in maniera anonima, quelli che operano all’interno delle strutture sanitarie, sempre disponibili a rivelare le cose che non vanno, fonti inesauribili delle peggiori magagne che ci sono: sono loro che sanno se mancano coperte, federe, se il servizio delle ambulanze è del tutto regolare, se ci sono ambulatori dove non entra il letto e il malato deve essere spostato in barella.

Quello di Sinistra Italiana non può essere definito un ‘allarme’, è piuttosto la denuncia di una situazione ormi consolidata e incancrenita.
Eliminiamo, subito, dall’analisi il collegamento dei mali della sanità locale con le cause dovute alle politiche nazionali e regionali, il taglio di risorse e di servizi, il presunto favoreggiamento della sanità privata, in linea con le scelte scriteriate della politica nazionale, non possono afferire, se non indirettamente alle criticità locali.
Parimenti la carenza di specialisti, di personale sanitario, legato alle politiche di programmazione e ai livelli di retribuzione non commisurati alle professionalità e alle reali esigenze di questi tempi, non sono problematiche locali. Come non lo possono essere le condizioni di lavoro del personale sanitario con turni di medici e infermieri insostenibili, che causano stress e fuga di personale dal servizio sanitario pubblico.
Purtroppo sono tutte problematiche derivanti dalla cattiva gestione della sanità a livello nazionale e regionale, in Sicilia ne abbiamo un tragico esempio almeno da 6 anni, le attuali maggioranze di governo non fanno ben sperare per il futuro, in democrazia ha ragione chi vince, se dopo la gestione Musumeci/Razza ne arriva un’altra che si sta rivelando, segnatamente per la sanità, peggiore della precedente, c’è solo da rassegnarsi o procedere come in Francia, per avere, comunque, riscontri minimali rispetto alla protesta.
Le liste di attesa, l’esigenza di una medicina del territorio che non esiste, le esigenze sacrosante di chi non si può permettere di accedere alla sanità privata, devono essere oggetto di denunce giornaliere, costanti, assillanti, una guerra quotidiana che non può non sortire effetti.
Oggi la sanità sembra ad una svolta per le maggiori responsabilità che si vogliono far assumere al territorio, ingenti risorse del PNRR riguardano le strutture territoriali, ma si rischia di creare cattedrali nel deserto senza tecnologie e professionisti che rispondano, in maniera efficiente, alle esigenze dei cittadini.
È acclarato che dove funziona la medicina del territorio sono ridotti gli accessi al pronto soccorso, si evita la concentrazione dei pazienti polipatologici negli ospedali, si previene lo spopolamento, che sarà grave criticità a breve, della medicina di base, con medici ridotti a burocrati, fra piani terapeutici, nota 100 e altre diavolerie frutto della mente malata di oscuri burocrati regionali.
Fondamentale è la programmazione, le strutture del territorio devono essere in continuità con i presidi ospedalieri e devono essere integrate con la rete dell’emergenza.
Serve una reale co-programmazione sanitaria e socio sanitaria fra i vari attori, Regione, ASP e Comuni, ma fino a quando i comuni si occuperanno prioritariamente di piste ciclabili, ecomusei, eventi culturali e spettacoli, non si va lontano.

Quanto alle criticità che si possono definire locali, la parte più interessante del comunicato, sembra impossibile che non ci sarà un riscontro da parte dei vertici dell’azienda sanitaria: casi di vigilanza armata privata nei pronto soccorso, con minacce di uso della forza, sono indispensabili, di fronte a intemperanze di qualsiasi tipo, in ogni caso in luoghi dove è indispensabile rispettare la tranquillità di altri pazienti.
Per non parlare dei casi di violenza e delinquenza ai danni degli operatori sanitari.
La cronica carenza di sedie e carrozzine per disabili e anziani è storia negli ospedali del ragusano, come la carenza di coperte, segnatamente nei pronto soccorso, ma è la prima volta che la cosa viene denunciata.
Parimenti insostenibile la condizione delle sale di attesa, insufficienti anche al ‘Giovanni Paolo II’, parto della
scellerata creatività di progettisti discutibili, alla quale hanno, però, assistito impassibili anche i tecnici dell’ASP.
Nel nuovo ospedale ci sono spazi enormi del tutto vuoti, per l’ambulatorio di ortopedia c’è un piccolo spazio dove si affollano pazienti in carrozzina con gamba estesa, gente con stampelle, adiacenti spazi e corridoi del tutto vuoti, forse i vertici dell’ASP raramente fanno passeggiate all’interno dei nosocomi, dove, peraltro, ci dovrebbero essere direttori sanitari in grado di controllare giornalmente le situazioni.
Ma da una parte politica autorevole come Sinistra Italiana non ci aspettiamo solo istanze per coperte e sedie nelle sale di attesa, ma circostanziate denunce e richieste di chiarimenti su assegnazione di reparti ai vari presidi ospedalieri, criteri di scelta dei primari, trasparenza sui reali rapporti fra Direzione strategica e assessorato alla sanità, interferenze della deputazione per favorire scelte a beneficio del proprio bacino elettorale.
E questo sarebbe solo un buon inizio per una concreta battaglia per la sanità locale.
Spesso la politica, come la sanità privata, può stappare lo champagne, quando non c’è una opposizione efficace e coraggiosa.
A corollario di tutte queste considerazioni, va detto che, oltrepassati controlli di polizia privata, carenza di sedie e di coperte, varcata la porta delle stanze dei medici si può contare su una assistenza non da servizi sanitari dignitosi, solo con alcune eccezioni, ma da medicina di eccellenza, nella quasi totalità dei casi, e dove occorre, su una degenza ospedaliera che, in molti reparti, per la professionalità e la disponibilità degli operatori, si può assimilare a quella di un grande albergo.
Questo, per esperienza personale.

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