Una certificazione sulla valenza dello strumento finanziario del Comune del Comune di Ragusa ce la dà il consigliere del Partito Democratico Mario Chiavola: in un passaggio del suo intervento nella discussione generale, ha sentenziato: “sulla qualità tecnica e finanziaria del bilancio nulla quaestio, sulle capacità ottime, eccezionali, del dirigente di settore, possiamo dare solo giudizi in positivo”.
In un altro passaggio, a proposito di uno dei settori dove, sempre, maggiormente, si sono sviluppate polemiche fra l’assessore al ramo e le opposizioni, Chiavola dice “che i fondi destinati alla manutenzione del verde pubblico sono destinati a farci vedere risultati sempre più grandiosi, di eccellenza” sinonimo che il settore del verde pubblico e del relativo decoro non mostra alcunché di crepe o di criticità.
Allora, sono tutte scaramucce quelle viste e ascoltate nella seduta del Consiglio comunale destinata alla discussione generale per il bilancio.
Polemiche artefatte, scontri all’acqua di rose, fondamentale accettazione positiva dello strumento finanziario dovuta anche alla incompetenza di base sulla materia, peraltro, oggi, specialistica per via di normative sempre aggiornate.
Qualcuno che se ne intende di più, commentando dice che ci sarebbero elementi di irregolarità ma tutto si riconduce al dilemma di sempre: “C’è qualcuno disponibile a presentare ricorso al TAR?” l’unica istituzione che potrebbe sentenziare su eventuali irregolarità.
Peraltro, siamo sommersi da sentenze del TAR non rispettate, da segnalazioni della Corte dei Conti alla competente Procura, da esposti alla magistratura che non hanno ufficialmente seguito; quindi, l’opposizione al governo della città si può benissimo derubricare a lotta contro i mulini a vento, con buona pace di quel 40% di quelli che sono andati a votare che si debbono rassegnare all’ineluttabile destino di chi vince e ha diritto a governare. Su come si potrebbero sovvertire i destini della città ci sarebbe da scrivere libri, ma, all’atto pratico mancano i leader e, soprattutto, le truppe.
Veniamo alle scaramucce, al netto degli interventi dei consiglieri di maggioranza, pure smancerie di adulazione per il sindaco, per l’assessore, per i dirigenti, per gli uffici, interventi di condivisone e di esaltazione delle scelte operate, capitolo che di dipana sempre uguale anche per cose più semplici,
Si parte con la mozione d’ordine del consigliere Calabrese che chiede il rinvio della seduta per l’assenza dei dirigenti e dei revisori dei conti: il segretario generale ha precisato che non c’è l’obbligo di presenza dei suddetti, per la seduta di bilancio, se la mossa del capogruppo PD può essere considerata strumentale, merge l’inconsistenza e l’incompetenza media delle componenti del consiglio comunale quando il consigliere di maggioranza Iurato, che vuole passare come uno dei più navigati nel civico consesso, chiede al segretario generale, prima del voto per il rinvio, se la presenza di dirigenti e revisori è obbligatoria.
Ci troviamo davanti ad un parterre di rappresentanti dei cittadini che non conoscono nemmeno le parti più elementari dei regolamenti, d’aula e amministrativi.
Quasi per un fatto dovuto, ma, di certo casualmente, interviene per primo il consigliere anziano Federico Bennardo, ex di maggioranza, che mette in risalto l’aumento della esposizione debitoria dell’ente, solo 1.000.000 di euro nel 2017, 15 milioni di debiti accumulati da Cassì, mutui rinegoziati senza vera necessità, oneri di urbanizzazione che bengono utilizzati per spesa corrente, non per investimenti,
Si sofferma anche sul Piano Triennale delle Opere Pubbliche che si può considerare un copia e incolla del 2024, segnale che non si è fatto nulla.
Interviene il consigliere Firrincieli che rimarca come il debito sia aumentato e chiede di sapere se ci sono idee su cosa fare quando verranno a mancare le royaltiues, non vede fondi per le contrade, per il randagismo, per la cultura, come non ci sono iniziative per invogliare i cittadini all’uso del mezzo pubblico, come rilevato anche da altri, c’è una economia di un milione di euro per la raccolta dei rifiuti, ma non si intravedono benefici per gli utenti.
Firrincieli si sofferma anche sulla mancanza di una visione della città per il futuro, una città che, in pratica, vive da anni sulla pioggia di finanziamenti comunitari, senza strategie precise sullo sfruttamento ottimale delle stesse, senza un preciso progetto per la città da lasciare al futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Il consigliere di Fratelli d’Italia trova solo da ridire sull’assenza di politiche per la qualità dell’aria e su quelle per la questione ambientale, per l’inquinamento, trova insufficienti i fondi per la forestazione, per le aree protette, delusione per l’esiguità di fondi destinati alla disabilità e alle famiglie.
Segue, poi, l ’”omelia” del consigliere Zagami, che inoltra solo delle riflessioni sul fatto che non si può vivere solo di faraonici finanziamenti e di grandi opere, occorre privilegiare le criticità ordinarie, per le scuole, per le strade, per le esigenze essenziali dei cittadini.
Uno degli interventi più attesi quello della consigliera Caruso che non vede elementi di sviluppo nello strumento finanziario, un bilancio che vede ingessato, ancvhe per le questioni legate al debito di Iblea Acque nei confronti dell’ente. Vede u a situazione critica in relazione al Piano triennale delle Opere Pubbliche che vede un a miriade di opere difficilmente avviabili nell’ormai imminente anno 2025, con qualche castello in area come quello del progetto per la rigenerazione del quartiere Carmine Putie.
Esterna anche la preoccupazione che non ci siano strategie precise di visione sull’utilizzo di molti beni rigenerati e riqualificati che, peraltro, imporranno maggiori uscite per le esigenze di personale, di funzionamento e di manutenzione.
Il capogruppo del Partito Democratico, calabrese, sembra riprendere il refrain della sua segretaria nazionale quando si rivolge alla presidente del governo italiano: la Schlein dice “Dilaga il nulla”, calabrese vede un bilancio ripetitivo, senza innovazione, senza novità, senza interventi rilevanti, nulla per il centro storico, nulla per il sociale, per le periferie, conclude affermando che c’è povertà in città, che il governo Cassì ha ottenuto un consenso popolare ma, in definitiva, rappre4senta solo una élite che non fa niente per il popolo.
In definitiva, un dibattito in aula per nulla producente per la città, solo delle critiche superficiali, nessun accenno alla mancanza di interventi per le barriere architettoniche, per esempio, nessuna iniziativa per isole perdonali, in funzione ambientale e di smaltimento del traffico, nessuna iniziativa a tutela delle donne, per contrastare i fenomeni di violenza e per le violenze di genere.
Nulla per lo sport per i giovanissimi, ignorati anche molti punti del programma elettorale, tutte cose che sono state ignorate dalle minoranze e che, di conseguenza, resteranno nel bagaglio delle cose da fare, da 7 anni a questa parte.
