di Vilnius Nastavnic
I grillini, per tacitare le opposizioni scomode, in nome di un non meglio quantificato contenimento della spesa (quello che i colti chiamano spending review senza saperlo pronunciare) hanno scoperto il lato nascosto delle opposizioni, e non se ne sono resi conto
Città strana la nostra, dove si trova una chiave inglese nel piatto sigillato della refezione scolastica o la cui azienda sanitaria non è in grado di assicurare lenzuola pulite negli ospedali, e tutto scorre come prima, senza interrogazioni, senza occupazioni dell’aula consiliare e sit-in davanti ai cancelli del Comune, mentre per i cani o le palme martoriate dal punteruolo rosso i comunicati non si contano.
Evidentemente sono diffusi livelli di percezione diversi.
Come nel caso delle modifiche allo statuto comunale, che hanno portato dietro di sé un mare di polemiche e di comunicati: nessuno può disconoscere che, con malcelato sadismo, si sono volute colpire le opposizioni scomode, stanchi di essere dileggiati, dopo venti mesi di ‘passione’, durante i quali, nonostante tutto, i grillini si sono approvati ogni genere di atto e di provvedimento, senza nulla concedere agli avversari politici. Ad eccezione di qualche concessione in occasione del bilancio, i famosi ‘confetti’, come definiti dal prof. (di lettere) Ialacqua, ma solo per andare a letto qualche ora prima; in ogni caso, concessioni prontamente e furbescamente ritirate dallo spregiudicato assessore al bilancio, incurante dei patti e degli accordi stretti dai suoi consiglieri di maggioranza, subito rientrati nei ranghi, addirittura come difensori delle mosse dell’amministratore.
Ma le polemiche sono state basate sul nulla, intanto perché non c’è alcunché di illegittimo nelle misure adottate e che si vorranno adottare, misure che, al prossimo giro di giostra potranno essere annullate per far tornare tutto come prima, naturalmente con la necessaria maggioranza.
Solo motivi di opportunità politica, del tutto facoltativa
Ma poi, vogliamo lasciare che questi novizi della politica facciano vedere di fare qualcosa di grillino ? Vogliamo permettere che godano del plebiscitario consenso ottenuto dal Sindaco e che si divertano con il ‘regalino’ della maggioranza, elargito per le cazzate (definizione di Laporta, che non è professore ) strategiche degli avversari ?
Piuttosto andrebbe rilevato come, dal bailamme di proteste scaturito dalle modifiche allo statuto, è venuta fuori la vera composizione delle opposizioni, totalmente disunita e diversa, almeno per metà, da proporre naturalmente scenari inimmaginabili per il futuro.
Non che la maggioranza si possa preoccupare se l’opposizione è una o divisa in 12 parti, ma con i tempi che corrono, con i cambi di casacca sempre dietro l’angolo, con le mai sopite aspirazioni assessoriali, sarebbe meglio tenere aggiornata la cartina di tutta l’aula consiliare.
All’opposizione c’è il gruppo del Partito Democratico, ma è una compagine variegata: il capogruppo Giorgio Massari, forte della sua cultura politica e della sua storia, ha costituito sempre una entità che non ha fatto dire: Giorgio Massari del PD, bensì il PD di Giorgio Massari, capogruppo che ha sostenuto, in aula, le ragioni del mantenimento dei monogruppi, ha mostrato aperture per la ridefinizione del numero dei componenti le commissioni, ha abbandonato i lavori dell’aula, al momento del voto, con una assenza più abbagliante della permanenza in aula.
Posizione diametralmente opposta quella dei due consiglieri D’Asta e Chiavola, di origini politiche lontanissime, che si sono ritrovati, insieme, nella corrente renziana del PD: Chiavola agli ordini del suo leader Nello Dipasquale, che ha seguito prima in Territorio, poi nel Megafono di Crocetta, quindi nella nuova casa democratica, D’Asta, renziano della prima ora, confluito, anche lui, nella corrente, se così si può definire, dell’ex sindaco di Ragusa, dopo un lungo peregrinare attraverso diverse componenti locali del partito.
I due, non solo hanno votato a favore delle modifiche, ma hanno consentito una maggioranza dei due terzi che ha permesso di approvare subito le modifiche.
I maligni ricordano la nomina di D’Asta nell’Osservatorio Permanente per la destinazione dei fondi della tassa di soggiorno, i più smaliziati intravedono ordini dall’alto per scompaginare i resti delle vecchie truppe di Territorio e liste collegate.
Ad identificare ufficialmente la posizione dei due democratici, la nota con la quale riaffermano la necessità del contenimento delle spese in linea con i provvedimenti del governo nazionale, una politica delle riforme che va appoggiata senza disconoscere ‘’inerzia e inefficacia della Giunta”, giudizio pesante, successivamente, confermato, a proposito della mancanza di visione delle strategie da adottare in tema di turismo.
Una contrapposizione fra capogruppo e consiglieri, ma non è la sola: l’avv. Angela Barone, del secondo circolo, vicesegretario provinciale del PD, ha espresso piena condivisione per le modifiche allo statuto comunale che non hanno fatto altro che eliminare una anomalia da troppo tempo tollerata.
Di segno opposto le osservazioni del responsabile del I Circolo PD, che ha rilevato come siano colpiti direttamente il diritto di rappresentanza e la stessa democrazia del civico consesso, in netta antitesi, per quanto riguarda il comportamento dei grillini, con quanto avviene a Roma.
Non potevano mancare gli apprezzamenti polemici nei confronti dei compagni di cordata di una volta, Partecipiamo e Movimento Città, a cui vengono addebitati comportamenti incoerenti.
Mentre Partecipiamo ha espresso soddisfazione, per il risultato raggiunto, con toni pacati ed eleganti, nello stile del movimento e degli aderenti, il Movimento Città si è buttato in una sterile contrapposizione con il primo circolo PD, con un comunicato dai toni troppo esasperati e marcatamente polemici, tralasciando, quasi, il tema centrale del raggiungimento di obiettivi tanto attesi dai programmi elettorali, senza, fra l’altro, evidenziare l’attività, notevole, del proprio consigliere comunale, latore di un notevole contributo alla stesura delle modifiche.
Toni polemici che hanno provocato ennesima replica del primo circolo, innescando quella baruffa che gli stessi del Movimento Città, nel loro comunicato, avevano anticipato come ‘’poco produttiva, forsanche indisponente per i cittadini, che si rivela, nella maggior parte dei casi, di basso profilo’’
Secondo intervento del primo circolo che da lievemente polemico si trasforma in lancio di panni sporchi, con i quali, oltre a rintuzzare puntualmente ogni accusa, si rinfacciano i contrasti interni al Movimento Città che hanno portato i protagonisti degli anni passati, gli avvocati Guastella e Platania, a defilarsi dall’attività in prima linea con i colori del movimento.
Una lezione di come, spesso, sia opportuno non sollevare polveroni che, una volta diradati, lasciano sul terreno elementi di commento scomodi, come quelli citati, che, fino ad ora, erano stati, garbatamente, evitati, in primo luogo dalla stampa, mentre ora sono quasi ufficializzati.
Mancava all’appello la posizione, sempre presente, dell’opposizione Migliore – Nicita, pensavamo che si fosse optato per un atteggiamento volutamente di basso profilo, quasi indifferente alle mosse della maggioranza, ma ci eravamo illusi.
Il laboratorio 2.0, che, in pratica, ricalca le posizioni di Sonia Migliore, viene fuori con un comunicato con toni da tregenda: mortificazione della democrazia e della volontà popolare, pagina vergognosa nella storia democratica della nostra Città, decapitazione delle minoranze, nel tentativo di tappargli la bocca e di limitarne il ruolo istituzionale. Pieno appoggio alle posizioni del primo circolo PD, condivisione condizionata alle posizioni di Angela Barone, netto dissenso con Chiavola e D’Asta, definiti ‘stampelle della maggioranza’.
Finora sono sei le componenti di opposizione analizzate e ne esce fuori un quadro ‘spezzatino’.
Di tutt’altro tono la posizione del gruppo Tumino – Lo Destro – Mirabella – Marino – Morando e La Porta che, con il loro, sembra casuale, coincidente silenzio sulla materia, sembrano aver dipanato la matassa di una opposizione univoca, nel rispetto delle singole identità, che può preludere a inevitabili percorsi comuni, indispensabili per farsi capire dalla gente e, almeno in parte, obbligati dall’eliminazione dei monogruppi.
Avranno capito i grillini ?
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