Abbiamo dovuto scavare nei nostri archivi digitali fino al 2017, per dare un minimo di chiarezza alla questione della ‘casa protetta’ di via Berlinguer alla luce di strani movimenti dell’amministrazione Cassì che, sembra, vorrebbe utilizzare la struttura, ancora da completare per le fisiologiche lentezze delle opere pubbliche della città, per destinarla alla casa di comunità prevista per Ragusa.
Ciò che colpisce è che l’amministrazione ci imbonisce con ogni sorta di comunicato per ogni minimo spostamento del sindaco e di qualche assessore, per ogni minimo sopralluogo che vorrebbe far apparire opere pubbliche in avanzato stato di completamento, poi c’è una visita alla ‘casa protetta’ di una comitiva composta dal sindaco, dal vicesindaco assessore ai lavori pubblici, dagli assessori alla salute e ai servizi sociali, da tecnici comunali, dal Commissario Straordinario dell’ASP accompagnato da u dirigente dell’Azienda: cosa che, solo a scriverla, fa pensare al progetto di un nuovo ospedale, tante le forze in campo, ci mancava l’assessore regionale alla sanità.
La notizia in sé non avrebbe suscitato particolari curiosità, uno dei soliti sopralluoghi salotto, ma il silenzio sulla visita è stato un campanello d’allarme per le contemporanee dichiarazioni apparse su un comunicato di una visita dei grillini Campo e Piccitto alla Direzione dell’Asp.
Nel comunicato dei grillini, si legge: “mentre attendiamo con fiducia che possa essere concluso l’iter per potere utilizzare la struttura di via Berlinguer come Casa di comunità come anticipato dallo stesso dottor Drago nel corso dell’incontro”.
Si comprende chiaramente, e ci sono conferme, che il Comune abbia pensato di rendere disponibile la struttura della ‘casa protetta’, per cui si lavora da decenni, per ospitare la casa di comunità.
Viene da chiedersi, a chi è venuta una idea di questo genere, come mai non è stata condivisa e resa nota, che fine farà la casa protetta che, nelle migliori delle ipotesi, resterà allocata in spazi limitati della struttura?
Quali i criteri per una simile scelta? Perché non se ne è parlato?
Se le case di comunità sono previste da un apposito Decreto Ministeriale, con fondi appositi, perché si deve andare a ‘regalare’ la ‘casa protetta’ che, peraltro poteva essere allocata al Maria Paternò Arezzo o, cosa ancora migliore, negli inutilizzati ma centralissimi locali dell’ex Ospedale Civile, fra l’altro con una intelligente operazione di rigenerazione del quartiere ormai abbandonato?
Non sappiamo a che santi rivolgerci, anche perché i pochi che si sono preoccupati nel tempo, della ‘casa protetta’, Territorio e il consigliere Iurato ‘proteggono’, ora, a livelli diversi, l’amministrazione, qualcuno non c’è più, come Morando del Movimento Civico Ibleo, mentre Giovanni Iacono, mitico difensore della sanità locale, protagonista delle battagli, vinte, per la neurologia e la stroke unit a Ragusa e per la stessa casa di comunità che ci volevano scippare, va a fare il sopralluogo con il sindaco per ‘occupare’ la casa protetta.
Gianluca Morando difendeva la ‘casa protetta’ anche contro i tentativi di chi la voleva far diventare Comando della Polizia Municipale, e lamentava il mancato completamento della struttura. Era il 2017.
Nel 2018, quando ancora rivestiva con dignità il suo ruolo di opposizione, il consigliere Gianni Iurato sollecitava, con una interrogazione, il sindaco, ora alleato, Cassì: erano stati alcuni giovani appartenenti a un gruppo giovanile legato alla realtà educativa salesiana della città, nel 1986, a rivolgere al sindaco dell’epoca un progetto progetto all’avanguardia con 120 posti letto in camere con bagno, singole, doppie e triple. Era prevista una palestra, una biblioteca e delle sale di fraternità oltre a un bellissimo parco in un ampio spazio che circondava la struttura.
Un’opera concepita in questo modo perché fungeva anche da centro sociale aperto al quartiere che metteva a disposizione dei cittadini e degli anziani i locali del piano terra e il parco mentre il primo e il secondo piano rimanevano destinati alle camerette e ai servizi annessi.
Il costo previsto, per realizzare l’opera nella sua interezza, era di 3 miliardi e 600 milioni di lire. L’opera fu finanziata in parte dall’assessorato regionale Enti locali con 1 miliardo e 800 milioni di lire”.
Sempre Iurato narrava: “Fu dunque costruito un primo lotto per struttura e tamponamenti, nel 2005 si arrivò alla costruzione di un secondo lotto che comportò il completamento del piano terra e del primo piano, con la riduzione dei posti da 120 a 50.
Una cronistoria, quella di Iurato, che metteva in luce i mali della politica ragusana, incapace di gestire qualcosa che fosse andata oltre l’impianto sportivo, vedi le incompiute, negli anni, del psichiatrico, dell’ospedale nuovo, del foro boario, dello stadietto di via delle Sirene, e di tante altre strutture.
Anche Michele Tasca, nella veste di segretario cittadino di Territorio, quando Territorio era una forza viva e ben guidata, si scagliava contro l’immobilismo del sindaco sulla struttura.
Sollecitazione, quella di Tasca, che meritò le pronte precisazioni dell’assessore Rabito, che non aveva dimenticato la ‘casa protetta’, da assessore presente e scrupoloso quale era.
Il dr. Rabito rivelò come aveva lavorato per un progetto definitivo di rifunzionalizzazione, ristrutturazione e completamento della struttura, che partecipò, con successo all’avviso pubblico per il finanziamento di opere pubbliche con risorse a valere sui fondi dell’Asse 9, azine 9.3.5. del PO FESR Sicilia 2014-2020 per “Piani di investimento in infrastrutture per Comuni per strutture per anziani e persone con limitazioni dell’autonomia nell’ambito della implementazione della Strategia di Sviluppo Urbano Sostenibile “Ragusa Modica Città Barocche”. In pratica, si trattava di Agenda Urbana.
E veniamo alla Case di Comunità, delle quali troviamo conferma in un comunicato, del marzo 2023, del Sindaco di Santa Croce Camerina che riferiva dell’incontro dei sindaci con i vertici ASP, nel corso del quale la Direzione Strategica ASP aveva approvato dei progetti di fattibilità tecnico-economica relativi agli interventi di realizzazione di tre Ospedali e otto Case della Comunità, finanziati nell’ambito del PNRR.
Per Ragusa, come detto, la questione della Casa di Comunità fu seguita da Giovanni Iacono: nonostante il DM 77 prevedeva, per il riordino dell’attività assistenziale territoriale, la ‘Casa della Comunità’ per la presa in carico e il punto unico di accesso delle prestazioni sanitarie e l’assistenza h24, la città di Ragusa, malgrado 72.000 abitanti e il DM 77 prevedesse una Casa della Comunità ogni 40.000 – 50.000 abitanti, non avrebbe goduto della struttura.
Grazie all’attenzione e alle competenze tecnico giuridiche di Iacono, anche Ragusa avrà la “Casa della Comunità”, inserita nel Piano Territoriale Provinciale, come prevede il DM 77/2022
Furono sventati i beceri tentativi campanilistici dei potenti di turno di concentrare in altri territori quanto previsto dalle leggi.
Iacono, assessore alla Sanità e Politiche della Salute del Comune di Ragusa, peraltro ai vertici nazionali e regionali di FederSanità ANCI, ha avuto conferma dall’assessorato regionale alla Salute e dall’Agenzia Nazionale sui Servizi Sanitari (Agenas) della realizzazione a Ragusa della casa della Comunità.
Dichiarava, appunto, Giovanni iacono: “Attendiamo adesso gli atti conseguenziali e l’adeguamento di strutture già esistenti e attualmente inutilizzate, come l’ex Ospedale Civile.”
Perché allora, ora, si pensa di rendere disponibile una struttura che si sta completando ma ha una sua precisa destinazione, del resto prevista dal progetto originario del 1986?
E quali vantaggi economici ci potrebbero essere per il Comune ? Dove andrebbero a finire le somme del PNRR destinate alla Casa di Comunità e non utilizzate grazie all’uso ‘chiavi in mano’ della ‘casa protetta’?
Forse Cassì li vorrà utilizzare, se li erogano ugualmente al Comune di Ragusa, per qualche altro progetto ultradecennale, tanto per il 2043 c’è tempo.
