Pensare di intervenire, per rivendicare meriti denigrando l’avversario, politico su un’opera pubblica è demenziale, ancor di più quando chi scrive è uno degli ultimi arrivati sulla scena.
È una questione irrisolvibile, un sindaco idea, fa progettare, avvia tutto l’iter per un ‘opera pubblica’, chi ne godrà, nell’immaginario collettivo, sarà colui che taglia il nastro dell’inaugurazione.
Certo chi si occupa di politica tine conto della massa, ma chi è lucido e sereno conosce benissimo i meriti di questo o di quell’altro.
Che la Ragusa Catania abbia costituito un sogno sin dagli anni 70 del secolo scorso un dato, che la prima spinta efficace sia arrivata con il governo Crocetta alla Regione è un dato di fatto, come innegabili sono state le azioni dei governi Renzi e Gentiloni per fara andare avanti l’iter dell’opera.
Del resto, a Ragusa sono stati sempre gli stessi che hanno fatto arrivare il porto o la metroferrovia, degli attuali ci rimarranno la Villa Moltisanti , l’area verde dell’ex Scalo merci, il polo fieristico e la Vallata Santa Domenica, tutte cose che non serviranno e resteranno inutilizzate come sono state finora.
Dietro a tutti questi personaggi c’è stato sempre l’on.le Dipasquale che ha seguito sempre le fasi di avanzamento dell’opera.
Non riconoscere all’on.le Dipasquale i giusti meriti, è da sciocchi, ancor di più se si tenta di far passare la sua azione per scongiurare l’annullamento del project financing come un voler boicottare l’opera.
Il tentativo, poi rivelatosi a buon fine, dei 5 Stelle di volere l’opera interamente pubblica, senza intervento del privato, che voleva dire ‘pedaggio’, non poteva non essere considerato rischioso senza il finanziamento pubblico che è arrivato dopo e, a garantirlo, non sono stati certo, solo i 5 Stelle.
Buttare al vento il project financing, peraltro con un costo per la collettività di circa 40 milioni di euro, legittimava ogni dubbio e ogni perplessità.
Accampare meriti sulla definizione dell’iter progettuale e sull’avvio dei lavori lascia il tempo che trova, merito del PD e dell’on.le Dipasquale aver tenuto viva la fiammella della Ragusa Catania, per anni, come hanno fatto pochi o come non ha fatto nessuno.
Merito del governo Musumeci di centro destra e dell’impegno dell’allora assessore alle infrastrutture Falcone aver contribuito materialmente all’economia dell’opera, come merito dell’azione concentrica fu anche dei 5 Stelle, nella persona dell’allora sottosegretario alle infrastrutture Cancelleri che, oggi, nemmeno i 5 Stelle, irriconoscenti per natura, ricordano.
Ma i 5 Stelle non hanno riconoscenza, pensano solo alla poltrona e venderebbero la madre: dimenticati Grillo, Dibattista, Di Maio, Cancelleri, quest’ultimo dimenticò, quando era pezzo grosso a Roma, l’assessore Corallo, non adeguatamente valorizzato Piccitto, dimenticati i pezzi buoni del Consiglio comunale di Piccitto, emarginati perché avrebbero dato fastidio nelle logiche da prima repubblica degli attuali grillini.
Delle rivendicazioni sulla Ragusa Catania dissentiamo anche della reazione di PD e di Territorio, occuparsi di quello che scrive Direzione Ragusa e da sfaccendati, il sindaco che se ne va girando per cantieri, con il papabile candidato a sindaco, è comprensibile e vedremo ben altro prima di arrivare alla campagna elettorale.
Piuttosto, ci pare eccessiva la posizione dell’amico Firrincieli che parla, addirittura, di verità storica.
Merito dell’allora premier Conte e del Ministro Toninelli se la situazione fu sbloccata, annullando il project financing, unito agli altri meriti già citati.
Ma, quando Firrincieli scrive: “Tutti quelli che oggi si ergono a paladini di quest’opera non hanno toccato palla, anzi si sono apertamente opposti in passato” è da barzelletta, sentir parlare di figure imprenditoriali dalla condotta discutibile, allontanate, sa di caccia la complotto tanto cara ai 5 Stelle.
Firrincieli, oggi poco gradito alla componente locale dei 5 Stelle, dimentica del tutto la figura di Cancelleri, non lo cita nemmeno, forse per non fare uno sgarbo a Conte, e questo fa perdere autorevolezza alle sue considerazioni.
Discettare di trasparenza e di rigore quando tutti ricordano il dimissionamento della Campo quando era assessore, il suo ritorno in scena “zitto tu e zitto io”, candidata alla Regione, l’indecenza perpetrata per le candidature alle nazionali, le indecenze perpetrate ai danni di Tringali, candidato sindaco, di cui ne fece le spese lo stesso Firrincieli, è ai limiti della decenza.
E allucinanti appaiono queste posizioni di Firrincieli che difende un partito, ormai si può chiamare così, che non lo vuole bene localmente e non lo valorizza da fuori, osteggiato da chi, come sempre, agisce dietro le quinte per la sua salvezza personale.
Ma come si dovrebbe comporre, a Ragusa, il campo largo? Come può non riconoscere i meriti, peraltro innegabili, del PD, dove, forse, gli converrebbe passare? Dimenticando, peraltro, che per tutto quello che va dal centro alla sinistra, l’obiettivo dovrebbe essere solo Cassì, senza se e senza ma.
Questi sopralluoghi, i post, le esternazioni, le foto ‘ricordo’ dovrebbero essere come l’osso per il cane per quelli di un ipotetico campo largo, per una vera opposizione.
