Svanito il sogno dei grillini a Ragusa

di Cesare Pluchino
Pentastellati allo sbando nella serata che decreta la débâcle del gruppo consiliare, succube di accordi imposti da una parte delle opposizioni

Lo spettacolo della resa di quella che una volta era la maggioranza che sosteneva l’amministrazione Piccitto è sintetizzata nella foto che riprende il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Brugaletta, chino a firmare, per primo, l’emendamento, predisposto dal consigliere Maurizio Tumino, che stravolge il piano di utilizzo dei fondi derivanti dalla tassa di soggiorno, proposto dall’amministrazione Piccitto.
Una resa incondizionata agli stessi soggetti che imposero il loro voto per l’elezione del consigliere Tringali a Presidente del Consiglio Comunale, alla prima votazione, per favorire il piano del gruppo consiliare che voleva ‘far fuori’ il Presidente dimissionario Giovanni Iacono.
I consiglieri del gruppo misto facenti capo a Maurizio Tumino e due del Partito Democratico, D’Asta e Chiavola, ancora una volta, hanno messo il sigillo su una operazione dai riscontri tutti da scoprire, con innegabili accordi sottotraccia, tipici di esponenti della vecchia politica.
Naturalmente, nel corso della seduta del consiglio comunale, di cui riferiamo in altra parte del giornale, si è parlato di agire nell’interesse della città e dei cittadini, il tutto grazie ad un solo emendamento che, in pratica, approvato, ha sostituito, in toto, un allegato della delibera di giunta che non era altro che il piano di utilizzo dell’imposta di soggiorno 2016.
Un’operazione semplicissima nella sua cinica strategia di riportare il piano all’originaria conformazione, a suo tempo, stilata dall’Osservatorio permanente per l’utilizzo della tassa.
Il nuovo capogruppo del Movimento 5 Stelle, Davide Brugaletta ha suggellato, come primo firmatario, l’atto che ha visto anche le firme di Tumino e D’Asta, a conferma ideale di una nuova maggioranza che, nonostante i distinguo, sembra pronta e proiettata a fare da puntello all’amministrazione Piccitto.
Se si tratta di una strategia vincente, per le diverse componenti, lo si potrà verificare nelle prossime settimane, un po’ più di tempo occorrerà per avere contezza dell’atteggiamento dell’opinione pubblica e del consenso che si potrà concretizzare nei confronti dell’operazione, al netto dei messaggi di propaganda che le varie anime di questa nuova aggregazione diffonderanno, ad arte, per giustificare e valorizzare le scelte, in ogni caso, azzardate.
Tumino, relegato, in Consiglio, nel gruppo misto, con il fregio, all’esterno, di un anonimo movimento civico, ha giocato memore dei fasti del passato contro una formazione giovanile caratterizzata da scarsa esperienza.
Ha colto, al volo, l’opportunità che si presentava, per l’inconsistenza politica dei cinque stelle, di favorire le loro ambizioni, facendo fuori un ‘competitor’ del calibro di Giovanni Iacono per future mire elettorali, chiaramente da spartire con i suoi alleati che, sulla carta, si presentano con ben altre credenziali.
Il secondo atto di questa strategia, mirata a creare alternative per il governo della città, è servita ancora una volta per favorire il gioco del gruppo consiliare pentastellato, accecato, da tempo, su come far fuori l’assessore Stefano Martorana.
Se per le questioni di bilancio i consiglieri del Movimento 5 Stelle navigavano su materia ostica, incomprensibile per la maggior parte del gruppo, sulla quale ogni tipo di intervento poteva ritorcersi sugli stessi componenti, la questione del piano di utilizzo della tassa di soggiorno è sembrata, come lo fu la poltrona vacante della Presidenza, l’opportunità di emanciparsi, di sbattere in faccia al Sindaco la propria autorevole autonomia.
Era noto che si voleva stravolgere quanto stabilito da Martorana; sul tavolo della verifica della strategia, al quale erano seduti un capogruppo di primo pelo e un assessore insediato solo da pochi giorni, piomba Tumino con il suo nuovo piano di utilizzo che fa carta straccia dei disegni di Martorana e impone le scelte che già erano state proposte al tavolo dell’Osservatorio permanente.
Un’operazione che si è rivelata, come l’elezione del Presidente del Consiglio, un gioco da ragazzi.
Sullo sfondo dell’esibizione di Tumino, un numero da artisti di strada, non certo da pièce teatrale, la corte dei suoi sodali per enfatizzare ogni passaggio e fornire all’operazione i connotati della responsabilità per l’interesse comune.
Spettatori attoniti i componenti del truppone pentastellato che si volevano dare un contegno con possibili conflitti di interesse sulle elargizioni alla Palomar, sui fondi da destinare all’apertura di un infopoint a Marina di Ragusa, sugli spettacoli e le manifestazioni che si volevano pagare con i fondi della tassa di soggiorno.
Alla fine nessuno è riuscito a parlare, nemmeno i due consiglieri che si sono dichiarati del tutto contrari a quanto stava avvenendo, Fornaro e Dipasquale.
Per resto tutti ammutoliti, l’assessore al turismo Disca, lasciata sola dall’amministrazione, che non ha espresso parere sulla questione, il compagno di avventura Leggio, alquanto inebetito, indeciso se sfogare i suoi malumori o assistere, impotente, come i colleghi consiglieri, alla disfatta del gruppo.
Una seduta del Consiglio Comunale da dimenticare, vissuta solo fuori dall’aula, ai tavoli dove si mettevano a punto i particolari dell’atto da modificare, che segna il tramonto delle promettenti ideologie grilline.
Una seduta, iniziata male per il Movimento 5 Stelle: tutti attendevano le dichiarazioni della consigliera Sigona, sul suo passaggio al gruppo misto, dopo la comunicazione del regionale sulla sua espulsione dal Movimento.
A conferma che molte cose sono da registrare, nel Movimento, e a sostegno di quanti ritenemmo indecifrabile lo scarno comunicato sulla espulsione, che non convinceva anche per l’assenza di una firma autorevole (anzi firme non ce n’erano), mentre ancora si sentiva l’eco delle farneticanti esternazioni sulle opportunità che avrebbero consigliato alla Sigona di farsi da parte e, addirittura, dimettersi da consigliere, la stessa comunicava di essere stata solo sospesa dal Movimento, per dieci giorni, in attesa di una sua relazione di difesa per le accuse ricevute.
Una non decisione, una dilazione di eventuali misure da adottare che sembra propedeutica ad un finale a tarallucci e vino.

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