di Cesare Pluchino
Quello che avviene a Palermo dovrebbe sollecitare soprattutto i movimenti locali a rivoltarsi contro le forze che appoggiano Crocetta, la sua giunta e il Partito Democratico che li sostiene
Il movimento Territorio, accusa il sindaco Piccitto di non sapere leggere gli atti ufficiali. L’accusa nasce dai dubbi espressi dal primo cittadino che avrebbe rilevato, dall’esame degli atti presentati ai sindacati dall’assessore Gucciardi, come l’ hub degli ospedali della provincia di Ragusa risulti il Maria Paternò Arezzo di Ragusa.
Evidente che si tratti di una provocazione rispetto ad un dato comunque errato, ma una provocazione che ci sta bene di fronte allo spettacolo che offrono Crocetta, il Partito Democratico e gli assessori di riferimento.
Possiamo vantare esperienze, come quella della Ragusa Catania, tanto per citarne una, che giustificano ampiamente dubbi e provocazioni sul futuro del nuovo ospedale di Ragusa.
Considerati i soggetti che agiscono a Palermo e i criteri che utilizzano, potremmo ritrovare l’hub della provincia a Scicli come a Modica, come pure a Caltagirone.
Se è possibile bacchettare il sindaco di Ragusa per un timore, forse, esagerato, lo è ancora di più dubitare di chi ci amministra e di chi amministra, in particolare, la sanità, che poi anche questo è un eufemismo, perché chi passa per quello che amministra deve rendere conto, primariamente per salvare la poltrona, al partito, al Presidente, a Roma e chissà a quanti altri.
Nel mentre Territorio dice che le tesi prodotte dal sindaco di Ragusa non meriterebbero neanche di essere approfondite, considerandole polemiche vane e strumentali, cita anche la stampa regionale ma non ne approfondisce il quadro che ci offre dello scenario siciliano, teatrino che dovrebbe indurre forze moderate, come Territorio, a rivoltarsi contro lo scempio operato dal PD, non solo nel settore della sanità.
Leggendo livesicilia.it ( http://livesicilia.it/2016/09/16/la-bufera-della-rete-ospedaliera-incontro-raciti-gucciardi-anselmo_784103/ ) c’è da allarmarsi veramente.
Il segretario regionale, il capogruppo all’ARS e l’assessore alla Sanità, tutti del PD recitano che “Nessuna nuova bozza di rete ospedaliera e dell’estrema urgenza è attualmente definita”
“Il nuovo piano – spiegano – vedrà la luce solo dopo una attenta e articolata campagna di ascolto di tutti gli attori coinvolti: sindaci, ordini professionali, operatori della sanità privata, sindacati, forze politiche, associazioni degli utenti e tutti gli stakeholder della Sanità siciliana”.
Nulla sarebbe ancora deciso fra la necessità di avviare il reclutamento del personale, le ulteriori richieste di tagli dal governo nazionale e gli “Gli stati generali sulla Salute” che si dovrebbero tenere il 15 ottobre.
La situazione è emersa da un vertice fra i tre esponenti democratici sulla materia, in base alle fibrillazioni interne del partito.
Perché in Sicilia non è prioritario risolvere i problemi della sanità ma mettere a posto le faide interne dei democratici dopo la riunione del gruppo parlamentare di pochi giorni fa, molto tesa e alla quale sono seguite dichiarazioni forti di diversi deputati Pd, dal presidente della Commissione Sanità Pippo Digiacomo alla deputata catanese Concetta Raia.
Gucciardi cerca di sminuire le polemiche, se ne esce con la trovata che “Gli ospedali saranno collegati in rete per cui i cittadini a secondo della patologia e dalla complessità della patologia che hanno devono essere trasportati in tempi rapidissimi, secondo i protocolli medici, nei reparti idonei a curare quel tipo di patologia e salvargli la vita. La rete deve funzionare in questo senso”.
Poi il via alle consultazioni, prima di mettere nero su bianco, e il “vertice di maggioranza chiarificatore”, vera medicina della sanità regionale.
Quello che lascia interdetti è la faccia di bronzo dei tre che, come riporta un altro articolo (http://livesicilia.it/2016/09/17/la-commedia-del-piano-sanitario-non-esiste-ma-e-da-rifare_784188/) asseriscono che, al momento, non esiste nessun piano.
Nemmeno quello sul quale, dal Ministero, avevano chiesto integrazioni.
Dirigenti hanno smontato, tecnicamente, il progetto di rimodulazione della rete che, in effetti non c’era.
Un po’ come quando al Comune di Ragusa l’assessore al bilancio negava che c’erano i PEG pronti ai poveri disgraziati delle opposizioni che, alla fine, produssero in aula il documento!
Farneticava allora il manager dell’Asp di Trapani Fabrizio De Nicola quando dichiarava: “La nuova rete regionale delle emergenze-urgenze presentata ieri dall’assessore regionale alla Salute rimette ordine in quella che è l’assistenza sanitaria al paziente. E lo fa – aggiungeva, scendendo nel dettaglio – con una innovativa logica organizzativa, che mette insieme più livelli assistenziali, senza tagli alle spese, ma nell’ottica di un’ottimizzazione delle risorse. La rete ospedaliera siciliana così si adegua alle previsioni del decreto Balduzzi, consentendo alla Sicilia di presentarsi al ministero con la schiena dritta, in maniera da ottenere lo sblocco delle tanto attese assunzioni”.
Farneticava l’assessore quando riferiva all’ANSA: “La nuova rete non nasce dall’esigenza di risparmiare o tagliare risorse finanziarie, ma da quella ben più importante di assicurare a tutti i cittadini, ovunque si trovino, una tempestiva ed efficace assistenza, specie nelle ipotesi di patologie acute gravi, a tutela della loro vita e della loro salute”.
Questi sono i soggetti che ci governano, condizionati da logiche correntizie, e nessuno dice nulla, nessuno si ribella, nessuno protesta, dai movimenti locali ai parlamentari, dalla direzione dell’azienda sanitaria ai sindacati e alle forze politiche.
Ma sempre attingendo alla stampa regionale, non è solo questione della sanità, anche nel settore ambientale e dei rifiuti accadono cose incredibili.
(http://livesicilia.it/2016/09/17/gli-ato-la-regione-e-pure-il-csm-cosi-gli-appalti-restano-fermi-anni_784100/)
A capo dell’assessorato si mette un magistrato, ma non si risolve nulla. Come per il settore della depurazione, fermo ad epoche preistoriche, dove lo stesso assessore è commissario, con opere finanziate dal CIPE ferme da quattro anni. Ma il CSM deve autorizzare il magistrato, come commissario governativo, per varie tranche di opere, con diverse delibere. E per quanto sia incredibile, ancora oggi, per 16 interventi in 14 diversi agglomerati, l’autorizzazione alla Contrafatto non è ancora arrivata, cinque mesi e mezzo dopo la nomina.
Si tratta in questo caso di lavori da realizzare in giro per la Sicilia, per un valore di 83 milioni. Il plenum del Csm ancora ci deve pensar su.
Cose che solo a leggerle verrebbe da fare la rivoluzione, peccato, però, che non la sa fare nessuno, anche quando, come in questo caso, ci sono addirittura i soldi per operare.
Si vede che non c’è accordo su come tagliare la torta. Stiamo parlando di stanziamenti del 2012.
