Turismo: non è materia complementare

Per molti il turismo, facendo riferimento ai corsi universitari, è materia complementare, molti ne parlano senza avere la più pallida di cosa si tratti.
Per molti il turismo è badare che l’ufficio turistico o il piccolo museo siano aperti all’ora di pranzo o nel giorno festivo, che il Castello non sia chiuso il 14 agosto o per la festa patronale, poi se si devono sudare sette camice per avere un orario dei collegamenti extraurbani o per trovare la segnaletica che ti conduca a Ibla, poco importa.
Gli uffici sono impegnati a ristampare le solite improbabili cartine e qualche anonimo foglietto per il Castello di Donnafugata, è già tanto pensare a tutto questo in pieno agosto, un pensiero per turisti che verranno.
Ma anche il servizio turistico di bus cabriolet parte il 24 agosto, programmato, forse, per la stagione 2018.
L’ultima sul turismo, non proprio di casa nostra, ma abbastanza vicino, a Marzamemi, riguarda la teoria sul piccolo borgo marinaro che starebbe per morire, ucciso dai ristoratori.
Un sito di enogastronomia parla di Marzamemi come di un povero borgo di pescatori che si atteggia a lussuoso centro di turismo chic, senza esserlo.
Si legge su storienogastronomiche.it: “sta in questa tragicomica contraddizione il declino mortale di Marzamemi, un tempo piccola perla in provincia di Siracusa. Qui la tonnara e qualche rara vecchia abitazione ancora intatta ti ricordano la lotta per la sopravvivenza ingaggiata ogni giorno con il mare. Ti aspetti a ogni passo di incontrare qualche vecchio intento a tessere le reti, o di incrociare un pescatore che venda ai passanti il frutto di una notte di fatica. Invece nulla di tutto questo. Marzamemi pullula oggi di negozietti chic e ristoranti dai prezzi che sarebbero grotteschi se non fossero invece offensivi per l’intelligenza dei consumatori.
L’umile Marzamemi, invece di essere orgogliosa delle sue origini modeste nella più nobile delle accezioni, ha voluto all’opposto rifarsi il trucco e atteggiarsi come fosse Taormina.
Il risultato è risibile: il borgo oggi ha lo spirito orrendamente kitsch di certe fasulle riproduzioni di Las Vegas, come la finta Venezia a uso e consumo di miliardari sbronzi.”
Quanta paura, qualcuno esprime il timore che il fenomeno possa essere già diffuso, alcuni vedono sintomi preoccupanti della sindrome anche a Ibla o a Marina di Ragusa, dove è tutto un pullulare di chef stellati, di locali chic e, talvolta, costosissimi, dove mangiare un semplice piatto di bucatini cacio e pepe o una salutare bistecca di carne locale è un problema.
Spesso capita, a Marzamemi ma anche a Ragusa, che nessuno che abbia dei prezzi decenti, in particolare che nessuno abbia costi adeguati al tenore del luogo, del locale e della bassa proposta culinaria, a parte le poche eccezioni di qualche ristorante che fa effettivamente cucina di alto livello tale da rendere comprensibili certe cifre.
Ma questi problemi, per molti, non sono turismo, la qualità del servizio, il personale qualificato, l’offerta adeguata non sembrano attenere alla materia, sotto controllo non sono nemmeno i prezzi dei taxi tanto che, troppo spesso, qualcuno si lamenta.
Sono deficienze ataviche quelle del turismo, della classe dirigente e delle organizzazioni di categoria, si evince dalle riunioni dell’apposito comitato che, ogni anno, deve destinare le somme derivanti dagli introiti della tassa di soggiorno.
Un tavolo di pura ispirazione clientelare, dove ognuno tira la borsa con i quattrini dalla sua parte, dimostrando ampiamente che il turismo viene considerato come elemento di crescita e di sviluppo solo per le proprie attività, nella migliore delle ipotesi per quelle della categoria di appartenenza, quando poi non ci sono operazioni come quelle delle somme destinate per nuove rotte sull’aeroporto di Comiso o per la “destination marketing organisation” che sanno di pacco napoletano da prima repubblica.
Una volta c’era da prendersela con la locale Azienda del Turismo, oggi questi sono i risultati dell’accentramento regionale voluto dai politici a Palermo e contro il quale nessuno dei nostri parlamentari ha mai levato un grido di protesta per l’inefficienza, il malaffare e la mancnaza di ogni minimo risultato che ha dominato l’attività dei vari assessori che si sono avvicendati.
Situazione che non promette nulla di buono se due fra i candidati più in vista alle prossime regionali parlano di turismo e fanno solo accapponare la pelle.

Musumeci viene fuori con la sempreverde proposta di mettere insieme i comuni del Val di Noto, cosa mai riuscita a far data dal conferimento del riconoscimento UNESCO.
Segnale di un uomo fuori dal tempo, che ancora rincorre miraggi del passato, cieco di fronte alle incapacità conclamate dimostrate dalla classe dirigente del sud est e da quella regionale.
Il tutto, per quella ormai svalutata candidatura a capitale della cultura per la quale, prima di tutto, dopo i proponenti, si aspettano ancor agli uomini di cultura che dovrebbero far andare avanti i progetti. A meno che non si voglia affidare l’organizzazione della Targa Florio a uno che non ha la patente.

Non minore amenità si riscontra nell’intervento di Cancelleri che arriva a percepire che i 25 distretti turistici debbono essere aboliti per dare vita ad una unica “guida” regionale pubblica che detti la linea e le linee strategiche da seguire in questo settore.
Una considerazione che lascia basiti per la profondità di pensiero e le capacità intuitive sullo sfacelo del settore che fa dire al candidato “In Sicilia non c’è una vera organizzazione dal punto di vista turistico”.
Il tutto per dare vita ad altra struttura virtuale, la DMO, Destination management organization, per porre rimedio allo spreco di fondi che ci sarebbe stato.
Ma di trovare chi ha speso male i soldi e dove sono andati a finire, neppure ne parla, da buon siciliano, solo Di Maio accenna al fatto che ci si deve liberare da chi “ha abbandonato la bellezza e si è lanciato nel brutto delle logiche partitiche e dell’utilizzo dei fondi europei per foraggiare se stesso e non per far crescere un territorio”
Tempi sempre più oscuri per il turismo nell’isola, nel sud est e nel nostro territorio.

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