Si definisce la griglia di partenza dei possibili candidati alla Presidenza della Regione e ci rendiamo conto della triste realtà alla quale è affidata la regione, geografica ed istituzionale.
Per ora, per il centro destra, si riaffaccia Musumeci, dopo 5 anni di malgoverno, per come sostengono anche nella sua coalizione, 5 anni di fallimenti, dai rifiuti alla cultura, dalle infrastrutture ai trasporti, e si potrebbe continuare.
Ma, non solo Musumeci si vuole ripresentare, non ci sono nomi affidabili e di qualità che i partiti riescano a mettere in campo, Solo tattiche e strategie, specchietti per le allodole per arrivare, alla fine, a conquistare solo qualche poltrona in più.
Per il resto, solo il PD offre una candidatura di prestigio, ancorché, la solita solfa del magistrato prestato alla politica, un personaggio eccellente che però politico non è, l’unico partito che si possa definire tale che non riesce a imporre un nome di un suo politico di ruolo.
Per il resto la Sinistra che si presenta più per ambizione di Fava che non per una reale intenzione di amministrare l’isola, intenzione che, in ogni caso non sarebbe suffragata dai numeri. Ci ritroviamo così un altro personaggio noto solo perché vice di luce riflessa del padre, un’altra espressione di quella corrente che vuole affidare la politica ai paladini della legalità, della trasparenza, della corretta e virtuosa amministrazione, ma senza risultati tangibili.
L’ultimo ingresso nella griglia di partenza un nome sconosciuto per i 5 Stelle che risolvono le loro ormai consuete beghe e frizioni interne con un elemento che sembra fatto apposta per disperdere quel potenziale residuo che resta ai 5 Stelle per mantenere la loro esistenza in vita.
Non che Cancelleri fosse il soggetto ideale per amministrare la Sicilia, a Ragusa ci lecchiamo ancora le ferite determinate dal suo spadroneggiare senza senno, uno che ha contribuito, per la sua parte, al declino, al tramonto dei 5 Stelle, ma, almeno avremmo avuto un soggetto con qualche chance di affrontare una ennesima sfida con Musumeci, e, visti i tempi, magari con qualche chance di uscire vittorioso, nononostante il desolante curriculum di sconfitte.
Certo, Di Paoìa e Sunseri erano altrettanto illustri sconosciuti della politica, non si sa in virtù di quali qualità avrebbero potuto affrontare un ruolo così determinante per la nostra terra, ma arrivare a ricorrere ad una professoressa di scuola per il ruolo di Presidente della Regione, un soggetto quarto alle elezioni per la sindacatura nel suo paese della provincia di Messina, un soggetto che, fino a poche ore prima di essere indicata dal vertice dei 5 Stelle, aveva candidamente dichiarato: “non ho competenze per assolvere ad un così importante incarico”, delinea il quadro di una situazione che, di certo, felice non è per la nostra isola.
