“Alla politica della spartizione delle poltrone, noi giovani abbiamo sempre risposto con la politica dei contenuti, e in conseguenza di ciò, anche solo simbolicamente, continuiamo a manifestare il dissenso.”
“Per questo, nei prossimi 5 anni, in Consiglio comunale, mi impegno a esprimere il mio parere positivo solo quando questo sia coerente con i miei valori e le mie idee, e sono sicuro che altri colleghi coetanei saranno dello stesso avviso.”
È il consigliere comunale eletto, ma non ancora proclamato, Federico Bennardo, della lista Peppe Cassì Sindaco, a esprimere il suo profondo malessere, come terzo degli eletti del civico consesso e della lista del Sindaco eletto.
Un malessere inequivocabile, trasferito nelle sue dichiarazioni al quotidiano locale, dopo che, per molti giorni, aveva minimizzato sue riflessioni, senza volerle ufficializzare.
Dichiarazioni e riflessioni dai contenuti non pesanti ma pregnanti per una situazione che si va delineando, ancor prima che la macchina del consiglio comunale si metta in moto.
Si sapeva che non era più tempo delle riunioni del pomeriggio, convocate da Cassì per impartire le indicazioni di voto alla sua maggioranza, molte di più e di diversa estrazione le anime di questa nuova maggioranza che, in molte sue parti, sarà affidabile politicamente ma non certo depositaria di fiducia illimitata.
Ma che i malesseri venissero fuori, così presto, non era prevedibile per molti.
A mostrarsi ‘agitato’ fu per primo il rappresentante della lista di De Luca, che, in occasione della presentazione della coalizione all’hotel Montreal, dichiarò, senza mezzi termini, di aderire alla maggioranza preannunciando però, ove si fosse ritenuto opportuno, libertà di critica e di valutazione degli atti dell’amministrazione, una ‘opposizione costruttiva’ come la definì lo stesso Saverio Buscemi, prima indicato assessore da Cassì, poi eletto consigliere comunale e quindi rinunciatario della carica assessoriale per motivazioni legittime ma del tutto poco comprensibili per i comuni mortali.
Ora è il consigliere Bennardo che parla, senza peli sulla lingua, di spartizione delle poltrone, di dissenso, di voto positivo se in linea con i suoi valori e le sue idee.
A questo punto, prima che le verità vengano rivelate ad altri giornali, ci riteniamo legittimati a cercare di chiarire i termini della questione.
Il malessere deriva dalle decisioni di Cassì che, evidentemente, ha operato delle scelte senza condividerle con la maggioranza.
Senza analizzare la nomina del secondo assessore per Partecipiamo, legittimata, per i numeri, a rivendicare un secondo assessorato anche per marcare la distanza dalle altre liste di maggioranza, Cassì sceglie i tre assessori per completare la rosa di nove, esclusivamente fra i consiglieri eletti della sua lista.
Prima scelta il primo degli eletti, con oltre mille voti, è l’ex assessore, riconfermato nelle deleghe, Gianni Giuffrida. Seconda l’ex collaboratore per le politiche giovanili, Simone Digrandi, con oltre 760 voti, Cassì li sceglie entrambi come assessori, che si vanno ad aggiungere alla consigliera eletta Adamo, che era stata indicata, in prima battuta, fra i 5 assessori che si dovevano indicare prima del voto. 454 le preferenze per la Adamo, molto al disotto delle 655 preferenze ottenute da Bennardo che, come detto, risultava il terzo degli eletti, della lista e di tutto il consiglio comunale.
Dopo la Adamo quarta, gli eletti della lista sono l’ex presidente del consiglio comunale, Ilardo, 450 voti, Oriana La Licata, 409 voti, Katia Pasta, 407, a seguire Maria Grazia Criscione, ultima con meno di 400 voti.
La quarta delle scelte all’interno della sua lista cade su Catia Pasta che scavalca, di fatto, come numero di preferenze, Bennardo e Oriana La Licata.
Si potrebbe obiettare che il sindaco ha operato nella sua autonomia decisionale e non è tenuto a spiegare se si avvalso di criteri numerici o meritocratici, ma la tesi non regge dal momento che, in prima battuta, sono stati indicati solo i responsabili delle liste alleate.
In ogni caso, non sono state scelte condivise, almeno, con i suoi, ma c’è la goccia che fa traboccare il vaso: anche per la scelta dell’indicazione da dare alla maggioranza per la presidenza del Consiglio, si va a pescare molto dopo Bennardo e Oriana La Licata, puntando su Ilardo, detentore di soli 450 voti.
Cerro, si dirà che non è scelta del sindaco o da lui imposta, si dirà che sarà il consiglio a scegliere il Presidente, che non si tratta solitamente di spartizione delle poltrone, ma, sfortunatamente, chi scrive compie oggi 69 anni e non è più tempo di favolette, mi sembra di tutta evidenza.
A questo punto, l’agitazione di Bennardo diventa fermento perché il giovane consigliere comprende, invero troppo tardi, che, nonostante la sua pesante affermazione, non è tenuto per nulla in conto, troppo tardi perché il nome di Ilardo per la Presidenza del Consiglio circolava da tempo ed era solo condizionato all’eventuale opzione assessoriale che collideva con altrui ambizioni, poi soddisfatte.
Del fermento il sindaco ha dovuto avere qualche sentore, perché in occasione della conferenza stampa di presentazione degli assessori, ha rimarcato, nel finale, le buone prestazioni di giovanissimi consiglieri, citando Bennardo e tale Carla Mezzasalma, 404 voti, come elementi promettenti da valorizzare, dimenticando, nel contempo, Oriana La Licata, portatrice di voti 409.
Per pura coincidenza, per chi crede alle favole, viene fuori una nota del movimento politico culturale Laboratorio 2.0, che rivendica i meriti per aver sostenuto Cassì e per avere contribuito all’elezione di Oriana La Licata che, invero, nel 2018, era candidata in una delle liste di Sonia Migliore, ma del sostegno ufficiale, da parte del Lab 2.0, a Cassì, e della La Licata come espressione di Lab 2.0, non si era visto, ascoltato o letto nulla in proposito. Comunque, Lab 2.0, si potrebbe dire “per sì e per no”, afferma di voler “operare per contribuire alle scelte politiche e amministrative dell’Amministrazione Cassì”.
Qualcuno è arrivato anche a fare i conti degli agitati che potrebbero arrivare, nella migliore delle ipotesi, a 4, troppo pochi per scalfire la maggioranza di 17 consiglieri, alla quale, le malelingue aggiungono la possibilità di soccorsi provenienti dalle opposizioni, che renderebbero ancora più difficile interferire con le scelte della maggioranza.
Ma dimenticavamo … non c’è e non ci sarà nulla di preordinato per l’elezione del Presidente del Consiglio, le favole sono quelle di Bennardo che parla di spartizione delle poltrone … o no?
Ma di tutto questo “curtigghiu”, cosa dicono gli alleati ?
