di Cesare Pluchino
Una seduta lunga ed estenuante, fatta prevalentemente di sospensioni. Solo l’abilità e le doti politiche del Presidente del Consiglio hanno trascinato, con pazienza, verso un esito che, a meno di sgradite sorprese, dovrebbe essere positivo nei tempi previsti
Prima delle due sedute riservate all’approvazione delle modifiche al regolamento dei lavori d’aula e delle commissioni. Era prevista, dopo l’introduzione di Stevanato, relatore delle proposte di modifica, unitamente al collega Ialacqua del Movimento Città, avvenuta nella seduta precedente, la discussione generale, preventiva all’esame e alla votazione dei singoli articoli, unitamente agli eventuali emendamenti.
Si sperava solo di poter esaurire la discussione generale entro la serata, invece, nel primo pomeriggio, addirittura dopo un pausa per il pranzo, veniva avviato l’esame degli articoli.
L’inizio dei lavori era stato preceduto da una mozione del consigliere Tumino che, come ci occupiamo in altra parte del giornale, ha segnato un esordio infelice del gruppo PDL (quello che verificate le norme regolamentari, i tre consiglieri Tumino, Mirabella e Lo Destro vorrebbero chiamare di Forza Italia).
Tumino, in pratica ha annunciato che il gruppo non avrebbe partecipato ai lavori, chiedendo una convocazione d’urgenza del Consiglio per la giornata di mercoledì’ 10 giugno o, in subordine, la modifica dell’ordine del giorno della seduta di giovedì 11 giugno, quella appunto dedicata alle modifiche al regolamento, ritenendo che fosse prioritario, rispetto a banali modifiche regolamentari, interessarsi della sorte dei lavoratori dell’indotto delle trivellazioni petrolifere.
La posizione del gruppo ha destato sorpresa e perplessità, anche perché, fino al momento in cui scriviamo, dai comunicati dei lavoratori, riuniti sotto la sigla LES, Lavoro Energia e Sviluppo, non si evince nessun collegamento fra l’azione di protesta e il sostegno del gruppo consiliare del PDL. Un motivo perché la mossa dei consiglieri è stata considerata autonoma, svincolata dalla protesta di piazza, strumentale per una ennesima mossa dilatoria relativamente all’approvazione delle modifiche regolamento.
Da rilevare anche come il consigliere Mirabella era presentatore di una delle proposte di modifica da esaminare e che già si era defilato, nella seduta precedente, quando doveva presentare la proposta. Inoltre sono state notate accese discussioni con altri consiglieri di opposizione, prima della seduta, in ordine a divergenze sulle strategie che non sarebbero state adottate, unanimemente, per cercare di far slittare i lavori d’aula sull’argomento. Tutti motivi che hanno reso difficilmente leggibili le mosse di Tumino e dei nuovi compagni di gruppo.
La mattinata è stata, quindi, dominata dagli interventi dei consiglieri, che relazioniamo in altra parte del giornale; dopo la pausa, i lavori sono ripresi alle ore 16.10, sono stati approvati solo pochi emendamenti, poi una ennesima lunga pausa, orchestrata dal presidente del Consiglio e finalizzata all’accordo fra l’opposizione rappresentata da Sonia Migliore e la maggioranza, per una sintesi che azzerasse i 268 emendamenti stilati con certosina pazienza dalla capogruuppo UDC, in cambio di alcuni ‘allentamenti’ nelle circostanziate misure della maggioranza tese a limitare il campo di azione delle minoranze. Un lavoro di cesello quello di Giovanni Iacono che, nelle vesti di arbitro imparziale, mira a far emergere dalla contesa sulle norme regolamentari una immagine alta della politica, non subordinata ad una becera questione di numeri bulgari.
Una consapevolezza del ruolo che impone e che cerca di imporre scelte che non siano subordinate e frutto esclusivamente di una contrapposizione senza confronto, che potrebbe lasciare ombre, ancorché non determinanti, nella storia di una amministrazione della città che si vuole distinguere nel libro delle varie sindacature.
Una sospensione durata fino alle ore 21, quando gli emendamenti modificati e ridotti nel numero, sono stati affidati ai dirigenti per i pareri. In tarda serata, dopo aver definito tutti i passaggi necessari, chiusura dei lavori e rinvio naturale alla seduta di giovedì 11 giugno che potrebbe chiudere, anche con una coda al venerdì, la questione modifiche regolamentari.
Resta da verificare l’atteggiamento del gruppo PDL che, ancora nella giornata di mercoledì, rivendicava l’esigenza, ritenuta prioritaria, di privilegiare la questione dei lavoratori petroliferi: qualcuno ha avanzato timori per qualche azione di protesta che potrebbe essere orchestrata dal gruppo, strumentalmente o meno, ma lo stesso sembra essere isolato nell’appoggio ai lavoratori e naturalmente defilato per la questione modifiche regolamentari dove, pare, non sia stato trovato il filo di una strategia per poter impensierire la maggioranza.
