Un Movimento che non è diverso dai partiti della vecchia politica

di Cesare Pluchino
Le fibrillazioni interne del Movimento 5 Stelle di Ragusa soffocate dai vertici regionali per non creare scossoni in un periodo di possibili elezioni. Uno degli atti più importanti della giornata passa, a stento, con l’astensione di Partecipiamo che mantiene il numero legale in aula

E’ bastato informare il pezzo grosso del Movimento e, come per incanto, le fibrillazioni sono svanite: consiglieri che fanno mancare il numero legale in commissione, interviste al napalm del Presidente della quarta Commissione, criticità di ogni tipo eccepite da maggioranza e opposizioni, attacchi all’assessore senza difese, né di artiglieria, né di contraerea, in puro stile da politica tradizionale, messi sotto il tappeto come la polvere del salotto.
Detta così sembra una storia targata PD, gli elementi ci sono tutti, con scontri interni e difformità di vedute non indifferenti, ma, invece, è la recita messa in atto da quelli del cambiamento, del rinnovamento, da quelli che non sarebbero attaccati alle poltrone ma che, di fronte ad una contestazione, iniziale di ben 15 consiglieri su 16 del gruppo consiliare, appena intravedono il primo momento di riflessione del primo cittadino su come stanno effettivamente le cose, fanno alzare la cornetta per chiamare al piano superiore, invece di farsi da parte visto il malcontento conclamato.
Il fatto in sé non costituisce notizia rilevante a livello locale perché agisce in un ambiente dove questa, e altre beghe interne del Movimento 5 Stelle, sono di dominio comune.
Desta perplessità la strategia della polvere sotto il tappetto, adottata da personaggi dei quali si pensava ben altra caratura politica, non certo quella di anestetizzare le fibrillazioni e creare un’armonia artificiale che non si sa quali benefici potrebbe portare in una futura competizione elettorale.
Perché il tutto viene messo in atto secondo lo schema classico della vecchia politica, il compromesso dove tutti hanno ragione e nessuno ha torto, con lo spostamento della problematica al tempo del bilancio, quando, con più elementi in mano, si cercherà di far capire che per la causa comune conviene restare uniti.
Un compromesso anche nascosto, che non va svelato, in netto contrasto con gli ideali di trasparenza del Movimento 5 Stelle, quelli dello streaming per le commissioni che da due anni non si riesce a vedere, quelli che hanno assessori, come vedremo, che non tollerano nemmeno una semplice foto di una riunione.
Si faranno intravedere premialità tutte da verificare, cariche, incarichi, promozioni e nomine varie, mentre un consigliere, in aula, grida che si vota l’atto per senso di responsabilità, quella che costituisce il distintivo dell’unione temporanea, aggiungiamo noi. Tutto secondo copione. Con post studiati, su facebook, e comunicati stampa dove anche i più ‘irrequieti’ trovano le parole adatte per giustificare i provvedimenti. Una trama da libro ‘Cuore’.
Che poi l’atto più importante della giornata vede l’approvazione solo grazie alla permanenza in aula dell’alleato Partecipiamo che, però, si astiene,  è un fatto marginale.
A fine seduta il raduno dei soldatini in sala giunta per organizzare la propaganda con una conferenza stampa di regime, in quella sala giunta che l’assessore considera cittadella inespugnabile, luogo interdetto alle foto anche se dentro ci sono i consiglieri comunali riuniti e c’è l’autorizzazione per una foto della massima carica del civico consesso.
Sarà che si disattende l’autorità del Presidente del Consiglio perché, fino all’ultimo, ha dato, e darà, filo da torcere sugli strumenti finanziari, come testimoniato dalle note, dagli interventi e dagli atteggiamenti che hanno stigmatizzato una situazione che si regge solo sulla stima nei confronti di Federico Piccitto.
E di questo deve tener conto, valutando anche l’esiguo bottino di voti raccolto dalla truppe pentastellate alla elezioni comunali, chi pensa di attingere al serbatoio ragusano puntando sul cavallo sbagliato.

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