Un nuovo comitato per la rinascita del centro storico

Si moltiplicano, con evidenza i segnali delle fallimentari politiche per il centro storico, sotto l’aspetto dello sviluppo economico e per quello urbanistico, che hanno inficiato anche i tentativi di un rilancio nella zona tramite la cultura e un progetto culturale catalizzatore di interessi diversi in centro.
Ci sono assessori che si trastullano ancora con farneticanti teorie per la rinascita del centro storico, che dovrebbero, addirittura, partire dal rilancio di zone marginali come il City di Villa Margherita, nell’ambito del quale l’affidamento in comodato gratuito della struttura esistente per un locale pubblico non fornisce, al momento, nessun minimo elemento portatore di novità nella zona.
Una conseguenza, quasi naturale, di questo stato di cose, non confortante per la città, è il fiorire di comitati e di aggregazioni di persone che vorrebbero fare da soli per risolvere le problematiche del centro.
Ogni nuovo apporto, ogni suggerimento, sono, di certo, preziosi e forieri di idee.
Il centro storico superiore, almeno in alcune zone, è oggi un ghetto, una zona non frequentabile, dove allignano la microcriminalità, lo spaccio e la delinquenza minore.
Certo leggere alcuni passaggi del comunicato che annuncia la nascita di questo nuovo comitato, suscita qualche perplessità: intanto perché il comunicato non riporta nessuna firma, né dei componenti, né, tantomeno degli animatori, solo un numero whatsapp, con tutta una serie di proposte, alcune delle quali assai discutibili.
Le criticità del centro storico stanno nelle norme urbanistiche da adottare, ma ignorate, in una fallimentare politica di sviluppo economico, in una mancata riqualificazione diffusa delle vie, nell’assenza totale di controlli per la sicurezza e contro gli atti vandalici.
Nel comunicato si legge di procedure per il recupero degli immobili fatiscenti, ma arrivare a obbligare i proprietari alla riqualificazione, senza forti agevolazioni e contributi è pura utopia, se il centro è un ghetto per il dilagare di extracomunitari e di famiglie indigenti, le politiche di recupero devono essere diverse, per esempio il controllo del numero di domiciliati per immobile, non certo il supporto, non solo economico, ai nuclei familiari svantaggiati, italiani e stranieri.
Roba da servizi sociali, necessaria, ma che incentiverebbe invece che eliminare le presenze scomode in centro.
In ogni caso, si legge nel comunicato, sulla base di considerazioni diverse, si vuole promuovere il rispetto collettivo nei confronti delle comunità etniche che vi abitano, coinvolgendo le varie figure di riferimento delle diverse etnie che già fanno parte dello stesso comitato.

Questa la nota del Comitato “NOI PER IL CENTRO STORICO”

“Noi per il centro storico” è un comitato che nasce dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, residenti e non, nel centro storico di Ragusa superiore che ben conoscono la realtà quotidiana dei quartieri e rifiutano di arrendersi a una evidenza che, nonostante i proclami elettorali, peraltro puntualmente disattesi dalle diverse amministrazioni degli ultimi decenni, sta diventando certezza: la morte del centro storico superiore.

In particolare, “Noi per il centro storico” sottolinea la necessità di avviare iniziative quali: il censimento degli immobili fatiscenti, abitati e disabitati, e l’avvio di procedure per il recupero; l’incentivazione di politiche di supporto, non necessariamente economico, ai nuclei familiari, che numerosi risiedono in zona.
Anzi, a tal fine sarebbe utile avviare una ricognizione delle associazioni che già operano sul territorio e un elenco delle iniziative attualmente in essere.
“Stiamo vivendo – è sottolineato dal comitato – la fase di massimo degrado del centro storico e, ora più che mai, appare chiaro che le iniziative sparse di singoli o piccoli gruppi, pur lodevoli negli intenti, non possono essere di aiuto, se non convogliate in progetti di più ampio respiro”.
E, ancora, è sollecitata la programmazione, in tempi brevissimi, di interventi volti al ripristino del decoro urbano; la ricognizione o, in assenza, l’avvio di politiche di supporto agli operatori economici per ripopolare il centro ormai quasi definitivamente svuotato di attività commerciali. Il comitato, insomma, nasce dalle voci, dai bisogni, dalle osservazioni di chi vive il centro storico, di chi non lo vive ma abita a Ragusa, di chi ci lavora, di chi sceglie di abitarci, di chi crede nel centro come un’identità collettiva e magari ci ritorna dopo aver sperimentato altre realtà urbane.

“Il comitato – è chiarito ancora – prende le mosse dalla considerazione che il centro storico rappresenta una mentalità poiché il sentirlo proprio ci rende consapevoli di essere parte di un processo culturale unico e appunto identitario. Certamente, non tutti i cittadini potranno avere coscienza delle complesse dinamiche che hanno lentamente animato e trasformato negli anni il centro storico e neppure delle lacune e delle ferite che allo stesso sono state inferte. Però, possiamo dire che tutti i ragusani percepiscono il centro storico come un valore unico, ma allo stesso tempo fragile e come tale da salvaguardare.
Ecco perché come comitato, partendo da queste considerazioni, vogliamo promuovere il rispetto collettivo nei confronti delle comunità etniche che vi abitano, coinvolgendo le varie figure di riferimento delle diverse etnie facenti parte dello stesso comitato.
Il nostro obiettivo, tra l’altro, è sensibilizzare chi di competenza al recupero del senso generale della “bellezza”, evitando lo scivolamento nel degrado strutturale e regolarizzando lo sviluppo del centro. Vogliamo, in definitiva, un centro storico che non sia solo visitato ma abitato, vissuto, per far sì che possa riemergere come una parte della città con una propria storia fatta non solo di monumenti, chiese, musei, ma intessuta anche di relazioni”.

Ultimi Articoli