Una Direzione cittadina, quella del Partito Democratico di Ragusa che ha confermato la crisi di fondo, che non è solo locale, e che vede nella autorevole presenza dell’on.le Nello Dipasquale, e dei suoi numerosi simpatizzanti ed estimatori, a cominciare dall’avv. Michele Sbezzi, l’unica fonte di esistenza in vita.
Tutto il resto è fuffa, inconsistente e inutile, sia per una normale attività di partito, ancor meno se rivolta a eventuali competizioni elettorali.
Fuffa che si ostina, a pochi giorni dal voto delle comunali a fare guerra per le poltrone, in vista di non si sa quali obiettivi che, per molti, saranno, comunque, sempre preclusi.
Occorrerebbe prendere esempio da uno come Sammartino, a Catania, che, nonostante il grande bagaglio di voti personali che ne fanno un autorevole esponente del partito a livello regionale, cede il passo indicando Faraone come candidato ideale alla segreteria regionale.
Gli scienziati locali, invece, si battono, alla cieca, per far fuori il segretario, per conto di chi il segretario lo vede come fumo negli occhi sin dal 2013, e ci sono gli utili idioti che si prestano a queste strategie da piccolissima politica di paese.
Non sappiamo quali potranno essere gli sbocchi di questa ennesima lotta di potere e di poltroncina all’interno del PD ragusano, di certo sappiamo che serve, in città, in provincia, nella regione, una forza seria, affidabile politicamente ed esperta, di opposizione, se dovessero prevalere soggetti del tutto inadatti, si potrebbero preparare, anticipatamente, le esequie del PD.
I temi oggetto della discussione, in Direzione, a Ragusa, hanno visto, prima, un’analisi finale del voto delle comunali, la crisi generale che avvolge i partiti e non risparmia il PD è stata vestita con i fattori di criticità che hanno negativamente influito e determinato l’esito non favorevole tra cui il debutto del Governo giallo verde qualche giorno prima del voto; la generalizzata crisi del PD, capro espiatorio di un profondo malessere della sinistra e del Paese; la nascita di movimenti localistici, gravitanti nell’area del centro sinistra ragusano, capaci di intercettare i voti di un elettorato dissenziente rispetto alle politiche nazionali del PD.
Si è fatto rilevare il risultato comunque assai dignitoso del partito a Ragusa, peraltro in linea con quello delle regionali e delle nazionali, non si è voluto insistere con le innegabili difficili condizioni determinate dalla presenza di sette candidati e, in maniera molto signorile, non si è voluto fare cenno alla dissidenza interna, senza la quale il PD avrebbe prevalso, di fronte al centro destra disunito.
Ma si ha conferma dei toni volutamente tenuti bassi, dal successivo passaggio con il ringraziamento al gruppo consiliare per ‘il difficile lavoro di opposizione’ che chi vive costantemente i lavori del civico consesso vede, invece, solo, come passiva, innaturale e poco produttiva accondiscendenza.
L’on.le Dipasquale ha parlato delle attività poste in essere in relazione ai gravi problemi relativi all’apertura del Nuovo Ospedale di Ragusa, a sostegno dell’Aeroporto, della Provincia e del territorio in genere, sottolineando la necessità che ci si attivi, in città, per riportare priorità e attenzione sul Teatro della Concordia, bene che è patrimonio culturale di tutti i ragusani.
Ma nessuno dice che, solo su questi temi, il gruppo consiliare tace da quattro mesi e mezzo.
Si è poi parlato per l’attivazione, fisiologica, delle fasi congressuali, sollecitando una intensa campagna di tesseramento tra iscritti e simpatizzanti.
Si è voluto prendere atto, come Direzione, nel rispetto dei principi democratici di formazione delle scelte e degli indirizzi del partito, della esistenza di un gruppo di minoranza che svolge e svolgerà, all’interno del consesso, attività di critica e di opposizione costruttiva, sintomo di una vivacità di confronto che può e deve rappresentare ulteriore risorsa di cui tener conto nella programmazione dell’azione politica.
Stigmatizzando, però, nel contempo, la pubblicizzazione di stralci di dibattiti politici interni e di atti, che, estrapolati dal contesto del dibattito, rischiano di assumere un aspetto falso e offensivo nei confronti del Partito e dei suoi organismi.
Un partito che si avvia verso una fase congressuale difficile e decisiva per il futuro, si ha la sensazione che velleitarismi senza solide basi, che volessero escludere una leadership dell’area dell’on.le Dipasquale, sono destinate a portare il partito verso il disastro, anche la costituzione di una fronda contro il segretario Calabrese può costituire, senza solide e affidabili credenziali e senza valide e autorevoli alternative, un viatico per l’evaporazione del partito verso forme amorfe destinate all’estinzione nell’attuale panorama politico.
Fra le prime reazioni all’esito della Direzione, il post di Tonino Solarino sempre più impegnato con gli equilibrismi sulla fune di un ritorno sulla scena politica, un post che si discosta dai toni professorali e che vogliono impartire lezioni di politica, che parla dell’esigenza, per il partito, di ricomporre la frattura con il suo elettorato con progetti e persone credibili, facendo passare la sensazione che non ritenga l’attuale classe politica del PD ibleo credibile e con progetti credibili.
Poi c’è il solito tentativo, non del tutto condivisibile, di voler mettere insieme cultura liberale, cattolicesimo democratico e socialismo riformista, finora sperimentato con esiti del tutto negativi, con la chiusura della necessità di fare spazio a nuove energie e scegliere come segretario una personalità capace di dare vita a una nuova stagione di dialogo all’interno e all’esterno del PD, un chiaro invito per il segretario cittadino a farsi da parte.
A questo punto vorremmo chiedere a Peppe Calabrese se questo Tonino Solarino è lo stesso che, pochi mesi orsono, venne, da lui stesso, designato nella sua squadra assessoriale, peraltro, per come asserito, senza aver mai avuto la tessera del Partito Democratico.
Se così fosse, forse, sarebbe meglio che Calabrese si dimetta e lasci spazio a forze nuove della società civile, a patto che siano del tutto svincolate dalla vecchia politica e dai personaggi che hanno fatto già il loro tempo, dentro e fuori il Partito Democratico.
