Un’indagine preliminare rivela un’importante trasformazione nella fauna ittica del principale fiume siciliano nella zona di foce subito a monte della traversa di Passo Martino.
Lo studio è stato condotto dal Biologo Antonino Duchi con la collaborazione di Fipsas Ragusa ed in corso di pubblicazione in collaborazione con l’ing. Roberto De Pietro. I risultati suggeriscono che la traversa di Passo Martino, oggi priva di utilità e per la quale non è possibile né ipotizzabile alcun recupero, possa agire come una barriera ecologica.
Catania, [2.6.2025] – Una recente indagine condotta all’interno della Riserva Naturale Orientata “Oasi del Simeto” ha rivelato una modifica significativa nella composizione della comunità ittica locale.
Lo studio è stato pubblicato in forma di preprint da Antonino Duchi e Roberto De Pietro, in attesa di una pubblicazione definitiva nella rivista dell’Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci.
L’indagine, a cui hanno collaborato le guardie ittiche Davide Pirruccio e Giovanni Dimartino della FIPSAS di Ragusa, rappresenta un primo, importante passo verso la comprensione delle trasformazioni ecologiche in atto nel tratto finale del fiume Simeto, il più esteso bacino idrografico della Sicilia.
I risultati suggeriscono che la traversa di Passo Martino, oggi priva di utilità e per la quale non è possibile né ipotizzabile alcun recupero, possa agire come una barriera ecologica, ostacolando la risalita di molte specie e contribuendo al degrado della biodiversità locale.
Infatti, nel tratto fluviale immediatamente a monte della traversa di Passo Martino – opera sita a circa 7 km dalla foce – i ricercatori hanno osservato la presenza esclusiva di specie alloctone, cioè non originarie del luogo, come la Rovella, la Carpa, il Carassio, la Gambusia ed il Pesce gatto.
Al contrario, non sono state rilevate le specie autoctone, quali ad esempio i cefali o l’anguilla, un tempo segnalate anche in questa area e in grado di tollerare diverse salinità, spesso cruciali per il collegamento tra ecosistemi marini e fluviali.
Infatti nel passato tali specie risalivano il corso d’acqua ben oltre la traversa di Passo Martino.
“È un primo campanello d’allarme”, commentano i ricercatori, “che invita a riflettere sulla necessità di un intervento mirato per la riqualificazione ecologica del Simeto e sulla rimozione di ostacoli artificiali che frammentano l’habitat fluviale”.
Lo studio, seppur preliminare, apre così la strada a future ricerche più approfondite e a possibili azioni di ripristino ambientale, in linea con gli obiettivi di conservazione della riserva naturale. In relazione a ciò una copia di esso è stata trasmessa al Direttore della Riserva Naturale.
I risultati delle indagini saranno divulgati nell’ambito della Conferenza ‘Fiumi interrotti. Infrastrutture, controllo dell’acqua e continuità’ della vita.’ che si terrà a Paternò mercoledì 4 giugno 2025 alle 17.
