Lo aveva assicurato e prima di Natale ha sciolto la riserva sul suo futuro politico, almeno quello immediato, a breve termine.
Il sindaco, Federico Piccitto, ha convocato i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, per comunicare che non si ricandiderà alla carica di Sindaco. Al momento, è previsto un ritorno all’ attività lavorativa, ingegnere elettronico, aveva lavorato per 9 anni, prima della sindacatura, progettando microchip per conto di multinazionali del settore, e più tempo da dedicare alla famiglia.
L’annuncio in Comune, nella tarda mattinata, nel pomeriggio, nella sede del Movimento 5 Stelle di piazza Villa Pax, la replica della riunione con pochi altri attivisti dell’originario meetup, il nucleo antico e consolidato del Movimento 5 Stelle di Ragusa.
Nel corso dei due incontri, Federico Piccitto, ha indicato come suo ‘erede’, per la ricandidatura, il vicesindaco Massimo Iannucci, in una ottica di continuità della linea politica del Movimento, evidentemente concordata e avallata dai vertici politici, regionali e nazionali, con i quali Piccitto si sarà confrontato, se non prima della decisone, di certo prima della sua comunicazione.
Il sindaco e i presenti agli incontri avevano deciso di mantenere riservata la notizia fino a martedì prossimo, quando il primo cittadino, di ritorno dalla capitale dopo aver firmato la convenzione per la Metropolitana di superficie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, avrebbe convocato una conferenza stampa per ufficializzare la decisione.
Qualcuno non è riuscito a tenere riservata la notizia, nel giro di nemmeno un paio di ore le redazioni, normalmente in stand-by nel pomeriggio prefestivo, vedevano il risveglio improvviso dei professionisti della comunicazione impegnati per arrivare primi a dare la notizia.
Ma quello della comunicazione è stato sempre il punto dolente dei 5 Stelle di Ragusa, fuorviati anche da amicizie personali, nel settore, di limitata autorevolezza e affidabilità professionale.
Prima di martedì ci sarà tempo per scrivere di tutto sulla figura del sindaco, sulla sua scelta e sulle influenze che la decisione potrà avere sul futuro dei 5 Stelle nella città.
Risuona stranissima, nel mondo che si interessa di politica, la scelta di tornare alla famiglia e al lavoro, una volta esaurito il mandato, senza ambizioni particolari e senza ansia di conservare la poltrona o un posto di potere all’interno dei 5 Stelle.
Un posto che, comunque, gli sarà riservato per le sue qualità umane, personali e, ci scusino gli esponenti delle opposizioni consiliari, anche politiche, tutte quelle che gli hanno consentito di navigare tranquillo e sereno nel mare di melma che lo ha circondato, a stento difeso dai pochi elementi validi di quel mondo 5 Stelle che, forse, non lo ha saputo apprezzare fino in fondo.
Non a caso è accomunato, nella sua uscita di scena, si spera temporanea, a Di Battista, un altro esemplare raro di politico non attaccato alla poltrona.
Non c’è altro da dire, ci sarà tempo per i saluti, quando il personaggio ha una sua grandezza ogni parola è superflua e scontata.
Anche se ci occuperemo ancora di Piccitto come sindaco, non sono poche le iniziative da ultimare, non sono pochi i sopralluoghi da effettuare, non saranno pochi i comunicati e le conferenze stampa come le inaugurazioni, è inevitabile che, da domani, al centro dell’attenzione ci sarà il mondo 5 Stelle.
Anche per quelli che, stasera, hanno tirato un sospiro di sollievo, sia pure temporaneo, per non averlo come avversario alle nazionali o alle prossime comunali.
Piccitto non lascia solo un erede, che da tempo era entrato nel ruolo nonostante le smentite alle quali non credeva più nessuno: lo notammo per primi, e lo abbiamo scritto, quando Iannucci fece il primo comunicato sulla ripavimentazione di una strada con l’asfalto nuovo: lì capimmo che l’ex assessore ai lavori pubblici era caduto in disgrazia e subito si interveniva per non sprecare comunicati a beneficio del decaduto nelle grazie dei vertici del Comune.
Piccitto lascia una grande eredità, non solo al suo vice ma a tutto il Movimento che potrà affrontare da una posizione di forza ogni prossimo impegno elettorale.
Agli scomposti, e spesso volgari, attacchi delle opposizioni, ai farneticanti tentativi malcelati di sminuire la leadership da parte della composita base pentastellata, Piccitto risponde con l’eleganza che lo ha contraddistinto nei suoi anni a palazzo dell’Aquila, e se ne va in punta di piedi, scompaginando le strategie di tutti quelli che ora dovranno rivedere metodi e atteggiamenti per sopravvivere e arrivare con un minimo di dignità, se resta, alla chiusura del mandato.
Il carosello è appena cominciato, già dalla seduta di consiglio comunale di lunedì 18 dicembre ci saranno quelli ai quali non basterà il passo indietro, ci saranno quelli che pretenderanno le dimissioni anticipate, da non perdere saranno le costruzioni retoriche di chi vorrà inventare i motivi per i quali non è opportuno che il Sindaco resti in carica: sanno già che non potranno tollerare l’immagine che li annienterà minuto dopo minuto, quella di un primo cittadino sorridente che ha detto : “ me ne vado, ho altro di più importante da fare, non ho motivo di essere importunato da gente inutile”
Il tempo dirà se Piccitto è stato un buon sindaco o un cattivo amministratore, sappiamo solo che ha passato, fino ad oggi, 1661 giorni in trincea, passando dal colloquio con il Prefetto a quello con il fontaniere del comune per la perdita derivante dal tubo rotto, apprezzato dalla città, attaccato dalle opposizioni per becere finalità di bottega e circondato da una massa di grillini, assessori, consiglieri e attivisti che, salvo rarissime eccezioni, non lo hanno capito, non lo hanno aiutato e, in qualche caso, lo hanno solo osteggiato, danneggiando l’immagine sua e di tutto il movimento.
Personaggi ben identificati che già oggi, alle prime indiscrezioni trapelate, sono stati segnalati, subito come seconda notizia importante, come destinati ad uscire definitivamente dalla scena, interna ed esterna, del Movimento 5 Stelle.
Quello stesso Movimento che con Piccitto ha ottenuto gli esaltanti risultati delle regionali e ora, senza di lui, sarà chiamato a confermare numericamente i consensi che ottiene dal 2013.
