di Cesare Pluchino
I consiglieri Massimo Agosta e Maurizio Stevanato si discostano dalla complice indifferenza e sollecitano interventi decisivi per venire a capo del ‘disallineamento’ dei fondi residui della Legge su Ibla
Quasi in contemporanea, con Massimo Agosta durante i lavori di commissione risorse sul consuntivo 2015, con Maurizio Stevanato nel corso di un suo intervento durante la seduta di Consiglio Comunale, ritroviamo un sussulto di serietà a palazzo dell’Aquila.
Qualcuno si chiede come mai ancora non si riesca a capire qualcosa sul disallineamento dei fondi residui della Legge su Ibla.
Per uscire di metafora, dall’eufemismo creato, ad arte, dall’assessore al Bilancio, Martorana, si tratta del totale di quei fondi annuali non spesi per la 61/81 sui centri storici, una sorta di rubinetto chiuso male, da dove fluivano i residui non spesi nell’annualità e che, accumulati e totalizzati, corrispondono ad un valore, non perfettamente calcolato ma comunicato dall’assessore, a suo tempo, in conferenza stampa, di circa 14/16 milioni di euro.
Al tempo della lira, e non è desueto parlarne, dal momento che la 61/81 risale, appunto, al 1981, si sarebbe parlato di cifre oscillanti sui 30 MILIARDI di lire.
Da quello che si dice, ma non è accertato ufficialmente, non ci sarebbe stata distrazione di fondi, bensì un utilizzo diverso da quanto previsto per legge (quindi, in ogni caso, un reato), secondo la quale i fondi erano vincolati alle finalità dettate dalla legge sui centri storici.
Furono i consiglieri Maurizio Tumino e Peppe Lo Destro a togliere il velo alla delicata questione, fra la fine del 2013 e l’inizio
del 2014.
Presa in castagna, l’amministrazione Piccitto, che sicuramente aveva contezza del disallineamento ma non lo aveva reso pubblico, per motivi ancora sconosciuti, si affrettò, appunto tramite una conferenza stampa dell’assessore Martorana, a confermare l’ammanco, assicurando che, in tempi brevi avrebbe operato per venire a capo della situazione.
Nel frattempo, forse per gli sbalzi di temperatura dovuti all’aria condizionata in sala del Consiglio, anche i consiglieri Tumino e Lo Destro persero la voce per questa importante vicenda amministrativa che faceva calare fortissime ombre sulle passate amministrazioni.
Solo qualche episodico intervento che si raffreddava ulteriormente con le assicurazioni circa un lavoro in itinere, difficile, degli uffici, per trovare il bandolo della matassa.
Nella parte finale dell’anno 2015, era il rappresentante del Movimento Città a protestare per i tempi eccessivamente lunghi e si aveva la richiesta dello stesso per la costituzione di un a Commissione di Indagine, ai sensi del regolamento consiliare.
Ma dal mese di ottobre 2015 si aspetta ancora oggi la costituzione della Commissione di Indagine, anche il richiedente ha perso la voce necessaria per sollecitare i giusti adempimenti.
A margine, va rilevato un aspetto del tutto particolare e meritevole di specifiche attenzioni, quello di una Commissione Trasparenza che non ha rilevato la necessità di approfondire l’argomento, trattandolo in seduta della commissione.
Si accoglie, quindi, positivamente, la sollecitazione dei consiglieri Agosta e Stevanato per una soluzione definitiva della delicata questione.
Occorre fare chiarezza sulla destinazione dei fondi, anche perché le indiscrezioni che si rincorrono sono lacunose e senza fonte attendibile: si parla del pagamento di somme derivante da sentenze passate in giudicato, si parla di somme distratte per facilitare il passaggio della gestione della raccolta dei rifiuti da un gestore all’ATO, tutti elementi troppo generici che, in ogni caso, sembra, non comprendano il totale delle somme distratte.
Piuttosto c’è da fare una considerazione: molti si sono preoccupati nel dire che la Commissione di indagine non deve essere considerata un tribunale, che non vanno ricercati colpevoli, che occorre fare luce solo sul disallineamento e sui motivi che lo hanno generato, senza colpevolizzare nessuno delle precedenti amministrazioni.
Fondamentalmente d’accordo nel non considerare l’organo inquirente un elemento giustizialista, del resto eventuali responsabili del disallineamento potrebbero essere giudicati in terzo grado almeno fra dieci anni e una condanna non è nemmeno certa.
Piuttosto, alla luce dei fatti attuali, andrebbero ricercate, con molta cura, le motivazioni dello ‘scarso interesse’ a chiarire la situazione, andrebbero identificate e chiarite le ‘pressioni’ per dimenticare la questione, andrebbe acclarato il consociativismo che accomuna destra e sinistra degli anni passati nel non voler far luce sulla questione.
E da ultimo, fattore non meno importante, va chiarita la scelta dell’attuale amministrazione a trazione pentastellata di tacere sulla situazione e il persistente tentativo di allungare i tempi per un chiarimento definitivo, un tentativo chiaro, che costituisce un inequivocabile trait d’union con il passato, di portare all’insabbiamento della vicenda, per non ‘offendere’ qualcuno nel suo prestigio, se non nel suo cartellino giudiziario.
Aspetto che risalta maggiormente, considerato che il Movimento 5 Stelle, a cominciare dal suo leader nazionale, non ha mai perso occasione per mettere in cattiva luce la politica e i politici del passato, autori, secondo Grillo, delle pagine più nere della politica italiana.
Qui a Ragusa c’era l’occasione per disintegrare, con elementi fondati, il prestigio della vecchia politica, l’immagine dei precedenti amministratori, tutti responsabili direttamente o per avere coperto il misfatto, ma i grillini hanno preferito ascoltare le sirene che pressavano per ‘dimenticare’ quanto accaduto.
Esemplare, va ricordato comunque, il comportamento dei trenta consiglieri comunali che sono stati obbedienti alle sollecitazioni e alle pressioni e non hanno disturbato più di tanto quanti volevano che si tacesse sulla vicenda.
Hanno sollevato ogni sorta di questione, hanno eccepito di tutto, hanno lavorato per giorni e settimane per fare opposizione, quelli delle minoranze, ma, magicamente hanno sottovalutato, o hanno dimenticato, la questione del ‘disallineamento’ dei fondi residui della Legge su Ibla.
Un mistero o un miracolo ?
