Una delle tante amenità del governo regionale

In vista del prossimo appuntamento elettorale regionale, la campagna elettorale è già avviata, non solo con le passerelle in giro per l’isola, per inaugurazioni, consegne dei lavori e avvisi di finanziamento, anche con la propaganda a mezzo comunicati stampa
Ci rendiamo conto che non dobbiamo meravigliarci troppo per le inefficienze, per l’immobilismo, per le incapacità a livello locale, comunale, se a livello regionale accade di peggio.
Un caso sintomatico, in entrambi i casi è lo sviluppo economico che non si intravede ma che lascai perplessi anche per quelle poche strategie che vengono propinate, forse per abbagliare e non rendere intellegibile il nulla che c’è dietro.
Una nota dell’assessore regionale alle attività produttive, l’ufficio che a livello locale si chiama dello sviluppo economico, e già questa è una prima grossa discrepanza, ci informa che sono stati riconosciuti altri 10 distretti produttivi che si vanno ad aggiungere ai 13 rinnovati e riconosciuti nel luglio del 2020, quando, come è scritto nella nota, il governo Musumeci cercò di far ripartire il sistema avviandolo dopo un lungo periodo di stallo.
L’assessore specifica che, al suo insediamento trovò “una situazione dei distretti produttivi davvero critica, nel 2017 il sistema dei riconoscimenti era praticamente bloccato e non si era proceduto ai rinnovi o a nuove istituzioni”. Fu allora che, si legge ancora nella nota, “fu ripreso il dialogo e il confronto con i distretti, ma soprattutto mettendo in campo tutti gli strumenti amministrativi necessari per far ripartire i distretti, puntando anche a un sostanziale riordino che ci ha permesso di evitare doppioni e sovrapposizioni all’interno delle filiere e di rimetterci al passo con un mondo produttivo profondamente cambiato nell’ultimo decennio”
Si spiega ancora: “I distretti produttivi, che videro la luce nel 2005, vennero istituiti dalla Regione con l’obiettivo di far lavorare le filiere produttive per sistemi integrati in grado di darsi una programmazione a livello territoriale sostenuti da fondi specifici. Fondamentale per la ripartenza del sistema è stata la revisione delle procedure per i riconoscimenti, messa a punto dagli uffici del dipartimento Attività produttive. Grazie al nuovo iter sono state eliminate le criticità che avevano determinato lo stallo delle pratiche di riconoscimento: nello specifico, oltre a un adeguamento dei criteri di valutazione, il nucleo di valutazione precedentemente previsto è stato sostituito da una commissione di valutazione interna al Dipartimento ed è stato ampliato il riconoscimento temporale dei distretti da tre a cinque anni.”
E la nota conclude con le parole dell’assessore regionale:” Il distretto produttivo è espressione della capacità del sistema delle imprese e delle istituzioni locali di sviluppare una progettualità strategica che riguardi anche la nuova programmazione comunitaria. Siamo già pronti a stanziare delle risorse per le prime iniziative che discuteremo nella seduta inaugurale della nuova Consulta dei Distretti produttivi, l’organo consultivo che abbiamo riattivato, che si terrà a fine ottobre”
Siamo curiosi di capire cosa accadrà fine ottobre, quali saranno le iniziative che si proporranno, perché considerato che i Distretti vanno avanti da oltre 15 anni, non si comprende a cosa servano, non si comprende cosa hanno fatto e non si comprende cosa ne pensano tutti i vari responsabili che, forse, hanno voluto solo aggiungere un altro rigo al biglietto da visita.
In Sicilia siamo stati sempre pieni di carrozzoni inutili, vedi i distretti del turismo o molti dei consorzi per questo o quel prodotto tipico, nella quasi totalità dei casi santuari del nulla, solo strumenti per mantenere in vita politici, op presunti tali, giunti, da tempo, al capolinea.
Ma questa storia dei Distretti assume i connotati dell’amenità, e saremmo felici di poter apprendere cosa è stato fatto in questi 15 anni, di produttivo per le varie filiere.

I 10 nuovi distretti sono:
il Distretto delle Ceramiche made in Sicily (Palermo),
il Distretto del marmo di Sicilia con sede a Custonaci (Tp),
il Distretto del vino di Sicilia e quello Dolce Sicilia, entrambi con sede a Palermo,
il Distretto olio extravergine di oliva siciliano e il Distretto olive da tavola, entrambi a Castelvetrano (Tp),
il Distretto laniero siciliano a Cammarata (Ag),
per la filiera turistica il Distretto Luxury hospitality (Palermo)
e, infine, nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica, il Distretto Sicilia 5.0 con sede a Catania e il Distretto Sicily Valley a Palermo.

Si aggiungono ai 13 esistenti distribuiti su tutto il territorio regionale:

a Catania il Distretto Agrumi di Sicilia
il Distretto del Ficodindia di Sicilia a San Michele di Ganzaria
il distretto della pietra lavica di Belpasso
sempre nella provincia etnea e a Palermo si trovano invece Distretto Meccatronica, il Distretto della moda Mythos e il Distretto nautico del Mediterraneo
nell’elenco ancora il Distretto Pesca e Crescita Blu a Mazara del Vallo
il Distretto Ecodomus specializzato nella filiera edilizia e delle energie rinnovabili a Licata
nel Nisseno, a Mazzarino, il Distretto Frutta secca di Sicilia
il Distretto Filiera delle Carni a Messina
a Siracusa il Distretto ortofrutticolo di qualità.

Dulcis in fundu, a Ragusa il Distretto orticolo sud-est Sicilia e il Distretto Lattiero Caseario

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