di Cesare Pluchino
L’assenza di comunicazione provoca danni invece che rasserenare l’ambiente
Avevamo avvertito la sensazione che il rifiuto di rilasciare dichiarazioni ufficiali dopo l’annunciato ‘accordo’ fra sindaco e consiglieri comunali potesse essere foriero di illazioni varie sugli argomenti all’ordine del giorno.
Chi, come noi, ingenuamente, aveva creduto che si sarebbe creata una cortina impenetrabile di riservatezza attorno alle questioni sul tavolo, si è dovuto ricredere. Siamo arrivati a leggere sulla stampa i papabili per la gestione del Teatro Quasimodo, fra poco verranno fuori i nomi dei candidati assessori sui quali si discute come fossero concorrenti del Festival di Sanremo.
Le frizioni all’interno della maggioranza consiliare pentastellata sono ormai dominio delle discussioni al bar, all’ora dell’aperitivo, in qualche locale, si organizza l’aperiGiunta con tartine forgiate a mo’ di assessori e stuzzichini con le bandierine di esperti e consulenti, mentre i partiti e i movimenti politici sponsorizzano i classici ombrellini che si mettono sul bicchiere dei cocktail.
L’aperiGiunta, talvolta, riporta, con i ricordi, al famoso calciomercato dell’Hotel Gallia di Milano, che gli appassionati di calcio ricorderanno.
Perché sul mercato delle trattive, di questo si tratta, di assessori, esperti, consulenti e gestori vari, di monumenti e di turismo congressuale, si inseriscono anche i possibili cambi di casacca di qualche consigliere, alcuni dati per certi, alcuni avvenuti già sottotraccia, alcuni ancora imbrigliati nei corteggiamenti e nelle trattative dove insistono, addirittura, posti di lavoro, alcuni dei quali sarebbero stati già elargiti, se non direttamente, per parenti e affini.
Occorrerebbe una sorta di stepchild adoption che possa regolamentare i cambi di casacca, perché la concessione ai consiglieri del diritto di porre veti e suggerimenti sui nomi di assessori ed esperti, o consulenti che dir si voglia, provocherà ulteriori tensioni.
Fra l’altro, non si comprende secondo quali principi i consiglieri pentastellati sembrano prendere queste decisioni autonomamente, senza preventive consultazioni con l’alleato Partecipiamo che, spesso, mostra di apprendere le novità dai giornali o da voci di corridoio.
Alla base, sta di fatto che tutte queste riunioni ci sembrano frutto di una sopraffina strategia del Sindaco per far intravedere partecipazione che nella sostanza è solo formale, certamente il primo cittadino avrà il buon senso di consultare il vertice di Partecipiamo per le decisioni importanti, ma la sensazione all’esterno è quella del truppone di ‘liniana’ memoria che è allo sbando, senza controllo e senza contezza di quello che avviene sui tavoli di riunione, e abbiamo motivi per affermarlo a proposito dell’identità dei padrini politici degli esperti per la gestione del teatro Quasimodo che risulta ignota a qualche commensale del tavolo di consultazione e verifica.
Diventa essenziale, anche alla luce della quantità di cammino percorso della sindacatura, un profondo ragionamento politico amministrativo che veda un completo coinvolgimento di Partecipiamo, la cui azione di sostegno nei confronti dell’amministrazione è apprezzata da pochi e non compresa, per incapacità a comprendere la politica, da molti.
Non a caso, icomunicati delle opposizioni, raramente toccano l’alleato Partecipiamo che pure potrebbe costituire comoda sponda per assestare colpi all’amministrazione non condivisa della città.
A dimostrazione di quanto affermiamo, prendiamo, a caso, l’ultimo comunicato di Sonia Migliore che non perde l’occasione di fermare l’attenzione sul caso Quasimodo, a conferma della leggerezza di una amministrazione e di un gruppo consiliare fermo a sterili diatribe su festini della media borghesia e minimali gestioni di teatri che si vogliono far passare per questioni culturali.
Le aspettative della città sono quelle per i temi e le problematiche importanti, dall’urbanistica alla sanità, dall’ambiente allo sviluppo economico, i potenti sono invece seduti a sciorinare i curriculum di improbabili personaggi che dovrebbero togliere le castagne dal fuoco, mentre le opposizioni sono silenti, perché impegnate in campagne acquisti o per badare, sottotraccia agli interessi di studio, oppure impegnate a inseguire queste piccole questioni che, ai tempi della buona politica erano demandate agli apprendisti ei partiti.
Sonia Migliore, che spesso tenta di spiccare il volo per quella politica di livello, ancorchè non condivisa, che le compete per storia e tradizione familiare, non resiste a censurare le questioni e le beghe del Movimento 5 Stelle e si dedica a quella che definisce “l’ultima grillinata del Teatro Quasimodo”
Il consigliere, capogruppo dell’UDC e portavoce del Laboratorio Politico 2.0, critica il soffermarsi del primo cittadino per soddisfare appetiti della truppa con la gestione del teatro, dando vita ad un mercato delle vacche, invero indecoroso, prima di tutto per gli stessi candidati alla gestione stessa.
Meglio sarebbe, per Sonia Migliore, prendere provvedimenti per quanto accaduto a San Vincenzo Ferreri o decidere sugli assessori da sostituire.
Una farsa viene considerata “l’ultima grillinata in salsa democristiana da vecchia prima Repubblica”, che autorizza la Migliore ad esprimere considerazioni sui soggetti coinvolti, sull’opportunità di pagare un altro esperto, senza, però, entrare, nella più scandalosa e indecente prassi dei consiglieri di farsi ‘padrini politici’ di questo o quel candidato, prescindendo, forse, dalle effettive competenze e capacità.
Un aspetto sul quale la Migliore non calca la mano, anzi scivolando su posizioni che non condividiamo affatto, perché ci parla di chi si è speso, da sempre, per la promozione del teatro e della cultura in città, che sarebbe disponibile a adempiere alla carica, per questo finale di stagione, gratuitamente.
Si riprende il tema della concertazione con gli operatori culturali, ma non si comprende perché gli attuali amministratori dovrebbero ricorrere alle sinergie che, ai tempi quando la Migliore era assessore, non erano contemplatie
Perché la Migliore non si occupò mai di come era gestito San Vincenzo Ferreri, il cui accesso era difficoltoso anche per persone vicine al vicesindaco?
Con tutto il rispetto per l’artista, c’è stato il tempo delle rotatorie ornate con sagome metalliche e pietre parlanti, ma non è detto che una corrente artistica debba durare forzatamente se non fortemente imposta dalla collettività che, pare, non risenta del riposo di determinati artisti, esperti, consulenti e gestori vari delle passate amministrazioni.
Alle prossime elezioni si vedrà, certo sarebbe meglio che il Sindaco operasse le sue scelte, in totale autonomia ma tenendo conto che il tempo scorre e si avvicinano le scadenze sottoscritte negli accordi alla presenza di Cancelleri.
Dell’’auspicato intervento di Padre Pio per risolvere la questione grillina a proposito della nuova vicenda del turismo congressuale (ma quali sarebbero le strutture, se non quelle dei soliti noti?) ci occuperemo a breve.
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