Una visita in Ospedale

di Cesare Pluchino
Ennesimo tour, per la stampa, al Giovanni Paolo II, guidato dal dott. Maurizio Aricò, e dai suoi più stretti collaboratori, per fare il punto, in loco, sullo ‘stato dell’arte’ del progetto ‘nuovo ospedale’ in funzione dell’apertura che il direttore generale pensa di attuare entro la fine del mandato, prevista per il luglio 2017

Una struttura architettonicamente moderna e funzionale, di cui la città potrà  vantarsi  e per la cui apertura deve ‘tifare’ perché questo ‘gioiello’ non resti incompiuto e possa costituire un’altra delle eccellenze del territorio.
Si rimane comunque incantati da un complesso enorme, che lascia presagire grande funzionalità, e che distoglie dal fare considerazioni sulla classe politica che non è riuscita, in dieci anni, a rendere concreta l’esigenza di un nosocomio moderno per il capoluogo. Utilizzeremo la elegante considerazione del direttore generale, il quale  si è limitato ad affermare che, in passato, c’è stata ipervalutazione dello stato di avanzamento dell’ospedale.
La ricognizione è stata guidata dall’architetto Maddalena Dimartino, dell’azienda sanitaria di Ragusa, con il direttore generale, il direttore amministrativo dott.sa Elvira Amata, il direttore sanitario dr. Pino Drago e l’ing. Aprile, responsabile del settore tecnico dell’azienda.
La struttura si trova al centro di una vasta area, dotata di ampi parcheggi  selettivamente delimitati per le diverse aree riservate. L’area esterna si può dire completa, in grado di accogliere personale e visitatori senza ulteriori interventi se non quelli di semplice rifinitura e di segnaletica.
Lo stabile del nosocomio è caratterizzato da due torri, collegate da un corpo centrale pluripiano, da cui si dipartono, al primo e al secondo piano, corpi accessori in numero di tre.
Un piano terra dedicato ai servizi generali: attraverso le due torri, servite ciascuna da 6 ascensori, 4 di servizio e 2 per i visitatori, si accede ai piani.
Al primo, da una torre si dipartono il blocco operatorio, 5 sale operatorie, una riservata per l’ostetricia, la cardiologia interventistica, l’emodinamica e l’Unità di Terapia Intensiva Cardiovascolare. La diagnostica per immagini sullo stesso piano, collegato, dal corridoio centrale riservato, al Pronto Soccorso che gode di un ingresso esclusivo, riservato alle emergenze, sopraelevato, attraverso cui le autoambulanze arrivano ad una moderna ‘camera calda’ che immette direttamente alle sale di pronto soccorso.  
Al secondo piano le stanze di degenza, tutte a due posti, distribuite, per reparti, attorno alle due torri, quelli di chirurgia sopra il blocco operatorio, quelli di clinica nella torre del pronto soccorso. L’elemento centrale è dedicato alla degenza ostetrico-ginecologica.
Al terzo piano la degenza di cardiologia, solo nel corpo centrale, il quarto è un piano dedicato ai locali dei servizi tecnologici, mentre il quinto livello delle torri, originariamente dedicato alle sale macchine degli ascensori, rimane vuoto per una diversa tecnologia degli elevatori utilizzati, successiva alla stesura del progetto generale.
Tutti i locali visitati sono pronti per accogliere arredi e attrezzature medicali. Solo tre delle cinque sale operatorie sono allestite per accogliere le attrezzature, mentre due sono da completare e costituiscono un mistero classico da prima repubblica.
Sono rimaste letteralmente a metà, con i telai della pannellatura delle pareti e gli stessi pannelli parzialmente montati, il resto appoggiato alle pareti. Non sono state date spiegazioni sulla mancata consegna delle due sale operatorie, solo una vaga precisazione che la consegna dei lavori ha previsto quanto specificato nel bando di gara.
Pronta la sala mensa, da allestire, invece, le cucine, una sorpresa sarà costituita dal reparto di pediatria che deve essere ubicato al piano terra, essendo stati destinati i locali, originariamente previsti, per l’intramoenia. Pare ci sia lo zampino di Aricò nella decisione, il che fa presagire che l’illustre pediatra voglia fare del reparto un qualche cosa di esclusivo, che vorrà curare direttamente, sfruttando le sue competenze specifiche nella branca.
Per il resto si è visto negli sguardi dei responsabili dell’azienda sanitaria la voglia di chi, entusiasmato dalla nuova casa, ha fretta di stabilirvisi.
Per farlo servono ancora 8 milioni di euro, omnicomprensivi, con i quali  il dott. Aricò assicura di poter aprire l’ospedale, entro il termine del suo mandato. Assicurazioni in tal senso sono state date personalmente dall’assessore Lucia Borsellino, per il reperimento dei fondi e una sollecita erogazione.
Il direttore generale, da parte sua, ha espresso l’intenzione di utilizzare al massimo attenzione e parsimonia per far sì che tutto quanto occorra per aprire l’ospedale possa rientrare in questo ordine di cifra.
In tal senso sono impegnati il direttore sanitario e il direttore amministrativo, per far quadrare i conti.
Il dott. Drago si sta già occupando di un monitoraggio attento delle varie attrezzature e delle apparecchiature medicali, per verificare quanti dei macchinari più nuovi possono essere utilizzati anche nella nuova struttura. I costi genericamente inferiori di letti, tavoli, sedie e comodini, che costituiscono la parte preponderante degli arredi, permetteranno di limitare il riutilizzo agli elementi più nuovi e di recente acquisizione.
La dott.ssa Amata, nell’ambito della politica delle risorse, ha provveduto ad un esame delle disponibilità dell’azienda in termini di risorse interne che potrebbero essere alienate, dopo apposita autorizzazione regionale. Ha evidenziato anche come, in futuro, si potrebbero ottenere sensibili economie attraverso il rilascio di numerose strutture in affitto, strategia che potrà essere attuata quando potranno essere utilizzati i locali del Civile che saranno destinati ad ospitare e accorpare tutti gli uffici dell’azienda sanitaria.
In chiusura dell’incontro con i rappresentanti della stampa, il direttore generale ha ribadito l’impegno comune di tutta l’azienda sanitaria  per far sì che la struttura possa essere consegnata alla città quanto prima possibile
In tempo reale l’ing. Aprile ha confermato la certificazione del progetto della PET, la Tomografia a emissione di positroni, avvenuta poche ore a Catania, un iter già alla conclusione che permetterà di installare la moderna apparecchiatura entro la prossima estate.

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