UNFI e Confimprese, associazioni di categoria che guardano al concreto

La crisi nel settore della piccola e media impresa è affogata nel groviglio di comunicati e di posizioni altalenanti fra la protesta più o meno spinta e il rispetto istituzionale che fa propendere per un dialogo politico che non porta a nulla.

Maria Aprile, presidente nazionale dell’Unfi (unione nazionale federazione imprese), organizzazione vicina al sindacato nazionale Isa (intesa sindacato autonomo), chiede a gran voce : “Facciamo ripartire le piccole e medie imprese”.
Nel chiamare a raccolta le imprese del settore della ristorazione duramente colpite dalle norme ancora più restrittive contenute nel decreto della regione Sicilia, Maria Aprile afferma: “La salute pubblica è la priorità, ma non riusciamo a comprendere le linee guida adottate per la chiusura, in toto, delle attività di ristorazione e l’apertura solo con servizio d’asporto”.
“E’ inutile girarci intorno: di fronte al Coronavirus e alla risposta dello Stato e del governo regionale si preannunciano fallimenti, licenziamenti e famiglie sul lastrico. Va ricordato che non esiste alcuno studio scientifico che dimostri che i ristoranti sono luoghi di contagio.”
“Questi imprenditori non sanno più come ripartire – commenta Aprile – e il mondo della politica non ha dato le opportune e necessarie risposte. Gli imprenditori e i propri collaboratori sono pronti ad una class action per chiedere i danni economici fino ad oggi accumulati da ogni singola impresa. L’appello, adesso, lo rivolgiamo alle imprese della ristorazione: facciamo squadra e uniamo le nostre forze”.

Sulla zona rossa, messa in discussione anche da quelli che l’hanno imposta, si sofferma Confimprese Iblea, con il suo Presidente, Pippo Occhipinti, che chiede al Presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore alla sanità Ruggero Razza, la ratio di questo provvedimento che penalizza oltremodo alcune categorie in modo particolare i ristoratori costretti, loro malgrado, ad una chiusura forzata.
“Siamo in presenza di una zona rossa assai sbiadita – incalza Occhipinti – con pochissimi controlli e tante attività economiche aperte. I ristoratori che hanno adeguato le loro attività alle norme anticontagio, con distanziamento e riduzione drastica dei coperti, sono costretti alla chiusura forzata.
Come se il virus circola solo all’interno di alcune attività nel caso specifico i ristoranti.
Ci vogliono controlli capillari in un momento estremamente difficile per la tenuta sanitaria del paese”. Occhipinti parla, poi, dello stillicidio di misure nazionali e regionali spesso contradditorie e in più costretti a fare i conti anche con ristori assolutamente insufficienti a compensare i rilevanti danni registrati.
“La misura oramai è colma – aggiunge Occhipinti – abbiamo chiesto al comune di Ragusa, per le iniziative di propria competenza, un piano di intervento in materia di tributi locali. Venerdì, in videconferenza, avremo il confronto con il primo cittadino Peppe Cassi”.

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