I nodi delle scelte fatte in tema di raccolta dei rifiuti stanno venendo al pettine, una classe politica del passato, impreparata, ha agito secondo dettami delle tendenze del momento e non ha verificato gli effetti delle decisioni sull’utenza.
L’attuale amministrazione si ritrova a dover subire un capitolato scritto imposto da altri, una ATI che ha firmato un contratto, derivante da una gara di appalto, per sette anni, situazioni che non è facile gestire perché, in ogni caso, occorrono il bastone e la carota, sia nei confronti dell’azienda che dell’utenza.
In questo momento, sembra che si voglia usare la carota con la ditta, per esempio nel caso di una fallimentare distribuzione dei mastelli che ha obbligato gli utenti a provvedere al ritiro presso punti prestabiliti, contrariamente a quanto stabilito dal capitolato, oppure per la comunicazione estremamente carente che, ancorché rispettando quanto imposto economicamente dal capitolato, ove dimostrato, si è rivelata profondamente inefficace.
Con l’utenza si vuole usare, invece, il bastone e si adotta un atteggiamento finalizzato, prioritariamente, alla repressione, l’ultimo provvedimento è quello di implementare il sistema di controllo utile a contrastare le violazioni in ordine all’abbandono indiscriminato dei rifiuti, che provoca la creazione in diverse zone del territorio di discariche a cielo aperto.
Attivato, tramite la Polizia Municipale, un servizio di video riprese con microcamere montate sia su autocivetta della stessa P.M. sia in alcune zone del territorio comunale.
Il Comando della Polizia Municipale è chiamato, dunque, a svolgere questo tipo di servizio in materia di polizia ambientale, che serve ad attivare anche un accurato controllo ed avviare il sistema sanzionatorio a carico di chi viola le norme previste sul corretto smaltimento dei rifiuti.
Con apposita determina dirigenziale, ha rinnovato l’affidamento del servizio di assistenza e di analisi dei video filmati registrati dalle apposite microcamere alla ditta CAT srl di Ragusa.
Giustamente l’amministrazione vuole salvaguardare l’ambiente del nostro territorio e il decoro urbano, usando dei deterrenti, quale la videosorveglianza, per far sì che l’utenza, sia domestica che d’impresa, possa rispettare le regole sul corretto smaltimento dei rifiuti, sicura che i controlli attivati serviranno ad individuare i trasgressori che saranno sottoposti a pesanti sanzioni”.
Controlli essenziali che, però non potranno assicurare copertura totale del territorio e potranno favorire il dilagare del fenomeno del ‘sacchetto diffuso’: già le strade comunali, provinciali e nazionali, fuori dal centro abitato, lungo i bordi, meglio se protetti da muretti, più o meno alti, sono trasformate in discariche occasionali, ma non sono rari i casi di sacchetti lasciati ai margini della carreggiata, senza preoccupazione di buttarli nei terreni adiacenti.
Quando scompariranno i cassonetti, il ‘sacchetto diffuso’ si ritroverà nel parcheggio, nella strada isolata, nel fondo intercluso e abbandonato del centro abitato, come del resto l’abbandono indiscriminato dei sacchetti avviene ancora, dopo qualche anno, in pieno centro storico, dove la differenziata è operativa da tempo ma molti non si sono piegati all’uso dei mastelli, rarissimi a vedersi per strada.
Considerato che l’impresa, fondamentalmente, svolge bene il suo lavoro, le maestranze, soprattutto, dimostrano, e hanno dimostrato da sempre, grande professionalità nel lavoro, che la risposta della città, in generale è assai positiva, sembra esagerata questa caccia all’untore che si è rivelata, dall’inizio, nell’atteggiamento della ditta che sembra solo intenta a scovare invisibili, evasori e furbetti in generale, atteggiamento palesato più volte in conferenza stampa.
Anche il sindaco Cassì sembra trascinato in questa operazione repressiva che fa tralasciare, per esempio, la pianificazione di una buona campagna informativa, in concomitanza dell’avvio dell’anno scolastico.
Piuttosto è stato nominato il DEC e sarebbe opportuno conoscerlo, capire quali saranno le linee di controllo che saranno adottate sul servizio, alla luce, soprattutto, di rilievi sollevati da associazioni ambientaliste e comitati di cittadini che sollevano riserve su punti fondamentali del capitolato, secondo alcuni non pienamente rispettati.
Si rilevano, la mancata distribuzione porta a porta dei mastelli, la mancata formazione e informazione dei cittadini, i termini non rispettati per l’avvio del nuovo sistema, presunte difformità dei materiali distribuiti all’utenza rispetto a quanto previsto dal capitolato.
Sono tutte cose a chiarire, unitamente alla consistenza di eventuali ribassi della TARI che potrebbero derivare dall’emersione del sommerso e dell’evasione, anche se ci rendiamo conto che si tratta di illusioni che si vogliono creare, strumentalmente, nei cittadini.
Si parlato, a vanvera, di potenziali risparmi con la differenziata, di riduzione dei costi del servizio che ricadrebbe direttamente sull’utenza, sono proclami di una classe politica impreparata che sconosce il tema differenziata che non è solo mastelli e sacchettino di plastica biodegradabile, ma parte di una materia che attiene alle politiche ambientali e a quelle economiche, entrambe troppo complesse per la caratura generale dei nostri politici.
Pochi sanno, come si rileva da studi affidabili di importanti associazioni di categoria, per esempio Utilitalia (la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas), che la differenziata che ci viene imposta, e che noi paghiamo, ha costi molto superiori di altre tipologie di raccolta, sempre differenziata.
A fronte di una raccolta differenziata che ha superato, da tempo, il 50% del totale della produzione rifiuti, con un incremento di quasi 4 milioni di tonnellate negli ultimi 5 anni, dall’altro lato, a fronte di questo incremento, i costi operativi diretti della raccolta sono passati da 2,6 miliardi di euro del 2007 a 3,4 miliardi di euro nel 2016, per un valore medio unitario per singola tonnellata che oggi ammonta a 126 euro a tonnellata.
E se il sistema di raccolta stradale rappresenta ancora il 62% dei volumi, la modalità porta a porta è ormai al 38%, con un aumento del 12% dal 2007 ad oggi. Com’è collegato questo andamento con quello dei costi?
Questo sistema di raccolta infatti si conferma molto più oneroso rispetto a quello stradale: il porta-a-porta si attesta a 190 euro a tonnellata contro i 74 euro a tonnellata dello stradale (ovvero la raccolta differenziata da campane e cassonetti filo strada, ndr).
Il costo medio della raccolta differenziata è di 126 euro per tonnellata. Si tratta di un valore che cambia molto a seconda delle diverse categorie merceologiche: si passa dai 321 euro della plastica (ai 191 della carta, dai 148 della frazione organica ai 90 del rifiuto residuo.
Non è una sorpresa: il porta a porta abbisogna di maggiori mezzi e di un più ampio numero di lavoratori (creando dunque occupazione), che naturalmente vanno pagati.
A sorprendere sono, piuttosto, le promesse di molti amministratori pubblici, che assicurano, al contempo, elevate percentuali di raccolta differenziata, magari da raggiungersi col 100% di raccolta porta a porta, e Tari in calo per tutti.
Sono pie illusioni, sono gli obiettivi ambientali che sono perseguiti e con traguardi sempre più sfidanti: si cercano sforzi che devono fare bene non solo all’ambiente ma alla nostra economia, si persegue il riciclo dei materiali, per un risparmio di materie prime, con considerevoli risparmi per le singole nazioni.
I benefici non sono diretti per l’utenza che ne potrà beneficiare su lungo periodo, nel bilancio dei singoli, non certo con un ribasso tangibile in bolletta, subito visibile.
Questo nessuno lo dice, anzi i masaniello della politica locale fanno propaganda cercando di illudere gli elettori e fomentando aspettative infondate.
Per raggiungere questi guadagni la collettività deve però sopportare alcuni costi, come nel caso della Tari con cui si finanziano i servizi di igiene urbana.
Perché lo scopo della raccolta differenziata – che sia stradale o porta a porta – è sempre e solo uno: provare a raccogliere i rifiuti che produciamo in categorie omogenee, di qualità sufficientemente elevata per poi avviarle in primis a riciclo., è sempre vero che non ha senso fare la raccolta differenziata senza poi re-immettere sul mercato come materie prime seconde i rifiuti raccolti a fronte di costi elevati.
La questione che nessuno attenziona è l’esigenza di dotarsi di quegli impianti industriali, di selezione, di riciclo, di recupero energetico e di smaltimento finale) per gestire questi flussi.
Ma a non siamo terra e genia per questo tipo di avventure, meglio dedicarci alle collezioni di abiti d’epoca, allo street food, alla street art, ai concertini e alle rassegne varie, facendo finta di preoccuparci per l’ambiente, differenziando l’incarto del gelato o il tappo della birra mentre le nostre spiagge e le nostre dune sono fatte di plastica dismessa delle serre.
Ma parlare della bilancia pesarifiuti o della TARI che potrebbe scendere illude gli stessi masaniello che qualcosa cambierà.
