Visita pozzi Irminio: Legambiente ringrazia ma declina

di redazione
Per l’Associazione, occorre uscire fuori dall’(in)cultura del petrolio, per motivi ambientali, economici e culturali

Legambiente Ragusa, pur apprezzando la cortesia della Irmino srl, declina l’invito alla visita dei pozzi di petrolio in c/da San Paolino, a pochi metri dal nostro più importante Fiume, invito giunto in puntuale concomitanza con la significativa manifestazione No Triv.
Diverse le motivazioni della scelta, ma tutte legate ad unico filo conduttore: la necessità di uscire dalla (in)cultura del petrolio.

Prima motivazione: il rischio del riscaldamento globale. Il Global Warming ormai è considerato il più grave pericolo per la terra ed i suoi abitanti. L’Unione Europea pone il riscaldamento globale al primo posto tra i problemi ambientali. Tutta colpa dei combustibili fossili, carbone e petrolio in testa.

Seconda motivazione: cambiare rotta si deve ma anche si può, e vi sono ormai innumerevoli esempi: Enel punta ad un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, alle smart grid e ai sistemi di accumulo e si è impegnata ad abbandonare progressivamente nuovi investimenti nella filiera delle fonti fossili; nel 2013, in Italia, il 16,7% dei consumi complessivi di energia sono stati coperti da fonti rinnovabili. Nel 2014 le emissioni di CO2 del settore energia hanno smesso di aumentare, nonostante l’economia sia cresciuta: e’ la prima volta negli ultimi 40 anni; infine per la prima volta l’ONU appoggia la campagna internazionale per spingere istituzioni, fondi pensioni, governi e risparmiatori a disinvestire dagli asset in fonti fossili.
Tutto ciò vuol dire che lo sviluppo sostenibile è possibile; e tanto basta per dire di no al petrolio e fare una scelta a favore delle energie rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico con nettamente maggiori vantaggi in termini occupazionali e migliore qualità della vita nostra e delle future generazioni.

Terza motivazione: non dubitiamo che tutto sia fatto a regola d’arte (sarebbe scandaloso il contrario!) ma la sicurezza assoluta non è per nulla garantita (si veda l’incidente del 2010 a Tresauro), e l’area è di importanza vitale per le nostre preziosissime falde acquifere: senza petrolio si può vivere, senza acqua no.

Quarta motivazione: l’impatto sul lavoro è inadeguato: pochissimi posti di lavoro all’anno (0,6 posti per milione di euro di investimento): sicuramente molti meno di quanto permetterebbe una seria politica di efficientamento energetico e di ulteriore sviluppo dell’energia rinnovabile.

Quinta motivazione: il non trascurabile problema dell’illegittimità delle procedure e quindi della legalità. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: il piano paesaggistico vieta tali opere in quell’area, per cui l’autorizzazione paesaggistica è illegittima.

Sesta motivazione: per continuare a perforare vi è la necessità di una specifica concessione edilizia che però il Comune di Ragusa deve negare perché così dice il PRG.

Non sono problemi e motivazioni risolvibili con una visita guidata, se pur interessante. E’ una questione di totale diversità di vedute per quanto concerne il modello economico ed energetico del nostro territorio.
Se proprio la soc. Irminio era interessata a incontrare Legambiente non c’era occasione migliore del convegno sul petrolio del gennaio scorso con la Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna.

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