Vittorio Sgarbi insiste: “Cassì si deve rassegnare”

Ormai, la questione “San Giovanni giacente” che qualcuno vorrebbe attribuire a Caravaggio, è diventato il ritornello giornaliero sugli organi di informazione locali.
Come per la guerra sui media nazionali, ormai è impossibile accendere la televisione senza essere subissati, senza interruzioni, non dalle cronache di guerra, che, magari potrebbero risultare interessanti, ma dai dibattiti sugli effetti economici, un po’ come per il covid, non interessa tanto la malattia, la guerra quanto gli effetti che potrebbero avere sull’economia.
L’ultima di ieri, a Ragusa, l’annuncio del simposio per discutere degli studi e delle tecniche che avrebbero consentito, ad alcuni studiosi, di attribuire il ‘giacente’ al Merisi.
Come ci eravamo permessi di commentare, una iniziativa di parte, come ha sottolineato anche Vittorio Sgarbi, ormai in contatto continuo con l’emittente videomediterraneo
Ragusa: mostra Caravaggio, Sgarbi: “Non è simposio ma monoposio” – Video Mediterraneo

Si deve dire che manca una precisa risposta alla legittima e, obiettivamente, sensata, rilevazione del sindaco Cassì che ha tirato fuori un articolo sul ‘Giornale’ del 5 dicembre scorso, a firma dello stesso Sgarbi, dove il critico si mostrava possibilista di fronte alla paternità del quadro.
Ma, a parte questo particolare, Vittorio Sgarbi è ancora tranchant nei confronti di Cassì, se prima aveva detto: “il sindaco non può dire quello che dice”, l’ultimo suo intervento non lascia spazio a valutazioni di sorta: “Cassì si deve rassegnare, non c’è documentazione, non ci possono essere prove se non carte che non hanno valore. A parte i documenti, l’unica possibilità di poter attribuire il quadro al Caravaggio è l’unanimità degli studiosi, cosa che non c’è”
Come anche avevamo sollevato il particolare sul nostro giornale, Sgarbi dice che quello che si vuole organizzare non è un simposio ma una conferenza stampa per presentare le proprie tesi, per avere un dibattito accettabile che non sia finalizzato solo a presentare elementi di parte, servirebbe la partecipazione di eminenti studiosi.
Tranchant anche la conclusione dell’ennesimo intervento di Sgarbi: “il simposio, una festa per la quale hanno invitato sé stessi”
Intanto, a proposito di studiosi, a Rossella Vodret, soprintendente del Lazio per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico, e a Gianni Papi, storico dell’arte e studioso di Caravaggio, si aggiunge anche Claudio Falcucci fra gli studiosi che rinnegano ogni coinvolgimento nella valutazione della paternità del quadro, al contrario di quanto affermato dagli organizzatori.
A proposito di Falcucci, bene farebbero i capigruppo consiliari che oggi incontreranno il sindaco in conferenza dei capigruppo, a proporre all’amministrazione di servirsi, appunto, di uno studioso come Falcucci, che è anche imprenditore nel campo della valutazione delle opere d’arte, per effettuare delle verifiche sul quadro, sempre che gli organizzatori lo permettano.
In ogni caso il sindaco si metterebbe a posto, con la sua coscienza e di fronte alla città, per uscire, comunque, da questa imbarazzante situazione che potrebbe pregiudicare anche il prosieguo del suo mandato.
Appunto, come dice Sgarbi, Cassì si deve rassegnare, è inutile continuare a tirare la corda.
Per tornare a Claudio Falcucci, si tratta di un laureato in Ingegneria Nucleare presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che, dal 1993, si occupa dell’applicazione di tecniche di indagine finalizzate allo studio e alla salvaguardia dei Beni Culturali.
Nel 2005 ha costituito lo studio M.I.D.A. – Metodologie di Indagine per la Diagnostica Artistica, presso cui attualmente svolge la sua attività professionale per la conoscenza e lo studio delle tecniche artistiche.
Nel corso della sua attività ha condotto indagini e ricerche su opere quali gli affreschi michelangioleschi del Giudizio Universale nella Cappella Sistina e la Scuola di Atene e il Parnaso di Raffaello, nonché su oltre 30 opere di Caravaggio, curando nel 2010 la mostra “Caravaggio. La bottega del genio” presso Palazzo Venezia a Roma e coordinando nel 2017/2018 il settore scientifico della mostra “Dentro Caravaggio”, tenutasi presso il Palazzo Reale di Milano.
Nel 1996/97, 1999/2000, e continuativamente dall’A.A. 2002/03 ad oggi, insegna diagnostica applicata ai beni Culturali presso la Scuola di Specializzazione di Storia dell’Arte della Sapienza di Roma.
Dal 1996 ad oggi ha svolto corsi di Diagnostica artistica, Archeometria e Fisica applicata ai Beni Culturali presso l’Università della Tuscia di Viterbo e l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Dal 2018 tiene anche corsi di Archeometria e Fisica applicata ai Beni Culturali presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici della Sapienza.

Incaricare personaggi e aziende di questo livello, ma questa, purtroppo non è una prerogativa del nostro sindaco, uso a servirsi di collaboratori ed esperti di ben altra caratura, potrebbe significare restituire dignità alla città, sfregiata da questa ridicola vicenda, costi quel che costi.
Bene farebbero i capigruppo consiliari ad esortare il primo cittadino a trovare, a qualunque costo, una via d’uscita, a chiudere la mostra e a cercare di dimenticare l’accaduto.
Indispensabile sarebbe anche un intervento chiaro da parte dell’assessore alla Cultura, la dott.ssa Clorinda Arezzo, che, per le sue competenze in materia e per il mandato che ricopre, non può continuare a trincerarsi dietro il silenzio più assoluto, anche se sappiamo che Cassì non ama far salire alla ribalta i suoi assessori, soprattutto se c’è il pericolo che le opinioni non siano preventivamente controllate.
Anche la Presidente della Commissione Cultura, che è fra quelle che lamentano scarso coivolgimento da parte dell’amministrazione, in ordine alla loro Presidenza, dovrebbe intervenire in merito e ufficializzare la propria posizione.

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