Quando il vecchio Totocalcio era in auge, la X rappresentava il pareggio, che si prestava a mille interpretazioni. Per qualcuno era un punto guadagnato, per altri un punto perso, ma il pareggio, quasi più di altri risultati, prestava il fianco alle valutazioni più diverse.
Il simposio tanto atteso per parlare del ‘San Giovanni disteso’ esposto alla Chiesa della Badia di Ragusa è finito in pareggio, non c’è una dichiarazione finale chiara e positiva sull’autografia dell’opera, per quanto, è doveroso precisarlo, gli elementi fin qui raccolti dagli studiosi, molti dei quali illustrati durante i lavori del simposio, propendono, potremmo dire per un buon 90 %, per Caravaggio come autore dell’opera, ma restano tanti particolari che permettono ad altri studiosi di avere ancora qualche riserva, al netto delle posizioni decise per il NO, per esempio da Sgarbi.
Un pareggio che mostra una squadra in salute, quella degli organizzatori che hanno tenuto bene il campo, l’altra, quella dei critici locali senza titoli, che può considerare il punto conquistato un successo.
Perché, se ci fosse stata una conclusione univoca del simposio, che stabiliva la paternità dell’opera, qualcuno avrebbe dovuto valutare ipotesi di dimissioni annunciate.
Invece si resta nel limbo dell’incertezza, l’unico dato certo, come ha detto un autorevole personaggio.
Un mondo tutto particolare quello dell’arte antica, fatto di ricerche storiche e, oggi, anche di sofisticate analisi consentite dai macchinari più evoluti, ipotesi sulla vita di un quadro inframezzata da periodi, decenni, durante i quali del quadro non si sa nulla.
L’unico dato inattaccabile, per detta del curatore della mostra, la datazione del dipinto che si può ascrivere al Seicento, per il resto documenti e indagini veritiere, con la citazione di illustri studiosi che, anche da 10 anni, esaminano l’opera e hanno espresso conclusioni che, in ogni caso, non escludono del tutto l’autografia dell’opera.
“Noi pensiamo che sia Caravaggio” la conclusione del curatore della mostra, il prof. PierLuigi Carofano
Al tavolo del simposio Roberta Lapucci, il fisico Teobaldo Pasquali, Francesco Moretti, Emilio Nigro, che hanno delineato i dati attraverso i quali propendono per l’attribuzione a Caravaggio, pur nella consapevolezza che non esiste la verità assoluta e che tutti i pareri vanno rispettati.
Una lettura attenta del catalogo della mostra, dove ci sono contributi di Nadia Bastogi, di Claudio Falcucci e di Rossella Vodret, possono aiutare a capire quali sono gli elementi, le ricerche e le analisi che fanno ascrivere l’opera al Caravaggio, con il corredo, come nel caso della Vodret e di Falcucci, di dubbi e riserve documentati parimenti.
Un simposio che, alla fine, si è rivelato una mezza delusione, valso solo per gli elementi esaustivi forniti dalla dott.ssa Lapucci, ineccepibili, per il resto interventi ostentatamente di parte, pur nel contesto di una apparente apertura ad ogni genere di critica.
Tant’è che dopo gli interventi, tre soli interventi del pubblico, uno solo quello dichiaratamente critico del dott. Croce, un chirurgo vascolare, per un nonnulla sono saltati i nervi, primo fra tutti all’organizzatore Filippini, che si è sentito addirittura in dovere di salire sulla pedana e porgere le scuse per una sua reazione al limite della compostezza. Ma anche il conduttore del simposio e altri partecipanti hanno mostrato eccessivo nervosismo che ha destato non poche perplessità.
Alla luce dei dati emersi dalle ricerche e dalle indagini, appare anche affrettata, e desta qualche perplessità sulle certezze degli organizzatori, la scelta di questi ultimi di rinunciare al minimo contributo del Comune. Bene farebbe l’amministrazione a rivedere la decisione di accogliere la rinuncia e di revocare la determina. Si potrebbe, per esempio, acquistare la fornitura di cataloghi della mostra e metterla a disposizione dei visitatori per meglio comprendere studi, indagini e conclusioni degli studiosi.
Ma, dicevamo, un pareggio che sa di vittoria perché gli sconfitti sono decisamente i consiglieri comunali di opposizione e i leoni da tastiera che hanno elargito critiche, rilievi, contestazioni e riserve sull’attività degli uffici (queste ultime in maniera riservata) che hanno disertato l’appuntamento, comunque, importante per offrire un contributo alla chiarezza e alla trasparenza.
In verità, colpevole assenza anche della città, dei cosiddetti uomini di cultura, almeno quelli che gravitano nel cerchio magico dell’amministrazione Cassì, in ogni caso numero dei partecipanti risicato, al netto di addetti ai lavori, giornalisti, organizzazione e amici degli stessi che hanno costituito una claque improvvisata.
Nessuno ha chiesto come mai nella proposta degli organizzatori fossero citati come garanti dell’autografia dell’opera due personaggi che sino sono premurati a smentire ogni coinvolgimento nella valutazione del dipinto, salvo poi confermare gli interventi nel catalogo della mostra.
Nessuno ha chiesto giudizi e valutazioni sulle opinioni di importanti critici come Vittorio Sgarbi o come gli autori di recensioni in occasione della mostra di Camaiore.
Chi ne esce a testa alta e, comunque, come si suol dire, all’in piedi, è l’assessore Barone che ha lavorato per due anni per portare questa mostra a Ragusa, si è impegnato a fare gli onori di casa, facilitando il lavoro degli organizzatori e, in barba a tutti i dubbi e le riserve sull’opera, vede un costante flusso di visitatori alla Badia, che conferma la validità dell’iniziativa e vede realizzato quel progetto turistico culturale che si è perseguito.
