“L’Avaro” – Recensione di Lucia Porcedda
Un carillon malinconico. Una amore curvo e malato per una cassetta.
Arpagone, l’avaro interpretato da Arturo Cirillo nelle vesti anche di regista, torna in scena dopo secoli dalla sua prima apparizione. Ruba la giovinezza e la spensieratezza a chi lo circonda come il nero dei suoi abiti ruba la luce.
Il Teatro Stabile di Napoli e delle Marche porta con successo sul palcoscenico un classico che non è mai stato cosi contemporaneo, accompagnato dalle dissonanze delle musiche di Francesco de Melis.
Una commedia esilarante ma anche amara, con una cupezza di base onnipresente.
Intrighi, alleanze, inganni e finzioni prendono vita grazie al desiderio di libertà di Cleante (Michelangelo Dalisi) e Elisa (Monica Piseddu) che, nonostante il geloso padre, credono ancora nell’amore: puro quello di Mariana (Antonella Romano), incondizionato quello di Valerio(Luciano Saltarelli).
E nel caos, nello sgretolamento dell’equilibrio della casa, è un attimo il bacio tra Cleante e Mariana.
Lucia Porcedda
1B Liceo Scientifico Pacinotti
