“L’Avaro’’ – recensione di Lorenzo Masala
Arturo Cirillo ha saputo rivisitare l’opera nella sua libertà di interpretazione, sapendo far ridere e riflettere su alcuni problemi presenti anche nella nostra società attuale.
Nella rappresentazione vengono messi in evidenza non solo l’inevitabile lato teatrale, ma anche quello artistico, come si può notare dalla scenografia e dai costumi: la prima, ideata da Dario Gessati, suscita sensazioni di stupore, ma anche di mistero, infatti ognuno può interpretarla a modo suo: …un corridoio senza fine, infinito come l’avarizia di Arpagone; oppure può sembrar ispirata a famosi quadri di celebri pittori.
I costumi, questi ideati da Gianluca Falaschi , tutti sfarzosi, come quelli di Cleante ed Elisa, figli di Arpagone, sono ispirati alla tecnica del bicolore di Rothko; sono colorati in una tonalità più scura nella parte più bassa, come per donare pesantezza ai personaggi stessi.
L’unico a non possedere un costume “costoso” è il protagonista, sempre vestito con abiti scuri. I personaggi sono tanti, tutti diversi tra loro, ma allo stesso tempo bramosi di un oggetto del desiderio: chi desidera la donna dei propri sogni, come Cleante e Valerio (interpretati da Michelangelo Dalisi e Giulio Sattarelli) che desiderano aver la mano di Mariana ed Elisa, sorella di Cleante.
Altri vogliono solo denaro, oppure lo custodiscono in segreto, come Arpagone.
Lorenzo Masala
