Rubrica “Si alza il Sipario su…” a cura della Fondazione Teatro Carlo Terron – Regione Sicilia e dell’Osservatorio Interpartitico Pari Opportunità

“L’Avaro’’   –   recensione di Lorenzo Masala

Arturo  Cirillo  ha  saputo  rivisitare  l’opera  nella  sua  libertà  di  interpretazione,  sapendo  far  ridere  e  riflettere  su  alcuni  problemi  presenti  anche  nella   nostra  società  attuale.
Nella  rappresentazione   vengono  messi  in  evidenza  non  solo  l’inevitabile  lato  teatrale,  ma  anche  quello  artistico,  come  si  può  notare  dalla  scenografia  e  dai  costumi:  la  prima,  ideata  da  Dario  Gessati,  suscita  sensazioni  di  stupore,  ma  anche  di  mistero,  infatti  ognuno  può  interpretarla  a  modo  suo:  …un  corridoio  senza  fine,  infinito  come  l’avarizia  di  Arpagone;  oppure  può  sembrar  ispirata  a  famosi  quadri  di  celebri  pittori.
I  costumi,   questi  ideati  da  Gianluca  Falaschi ,  tutti  sfarzosi,  come  quelli  di  Cleante  ed  Elisa,  figli  di  Arpagone,  sono  ispirati  alla  tecnica  del  bicolore  di   Rothko;  sono  colorati  in  una  tonalità  più  scura  nella  parte  più  bassa,  come  per  donare pesantezza  ai  personaggi  stessi. 
L’unico  a  non  possedere  un  costume  “costoso”  è  il  protagonista,  sempre  vestito  con  abiti  scuri.  I  personaggi  sono  tanti,  tutti  diversi  tra  loro,  ma  allo stesso  tempo  bramosi  di  un  oggetto  del  desiderio:  chi  desidera  la  donna  dei  propri  sogni,  come  Cleante  e  Valerio  (interpretati  da  Michelangelo  Dalisi  e  Giulio  Sattarelli)  che  desiderano  aver  la  mano  di  Mariana  ed  Elisa,  sorella  di  Cleante. 
Altri  vogliono  solo  denaro,  oppure  lo  custodiscono   in  segreto,  come  Arpagone.

Lorenzo Masala

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