Rubrica “Si alza il Sipario su…” a cura della Fondazione Teatro Carlo Terron – Regione Sicilia e dell’Osservatorio Interpartitico Pari Opportunità

“l’Avaro” di Moliere   – recensione di Marco Magno

Scritto nel 1668 da Moliere, ispirato alla “Aulularia” di Plauto e tradotto da Cesare Garboli; si tratta di una moderna rilettura di uno dei capolavori della storia del teatro.
Arturo Cirillo – regista -, uno dei più promettenti sulla scena nazionale, decide di portare alla luce con la compagnia del “Teatro Stabile di Napoli” e del “Teatro Stabile delle Marche”, il lato noir della commedia Moleriana.
Pareti spoglie di un corridoio profondo, indefinito, che assorbe luce, che assorbe vita.
Il Vecchio, vecchissimo e avaro, Arpagone, nero come il corridoio, curvo su se stesso a proteggere l’unica cosa a cui da e non prende, bianca e candida, sua figlia, la cassetta.
Come il nero assorbe la linfa vitale dei figli, Cleante ed Elisa. Ma qualcosa sta per cambiare perché l’amore ha aperto anche i loro cuori.
Mariana con i suoi modi gentili ha conquistato il cuore di Cleante e fatto breccia in quello di Arpagone, che organizza un matrimonio con la giovane paesana e, pensando alla dote, decide di far sposare il figlio con una ricca vedova e la figlia con un vecchio signore. A sua volta però, Elisa è innamorata di Valerio, che le ha salvato la vita e decide di diventare valletto di Arpagone per entrare nelle sue grazie.
Prospettive distorte. Figure maschili interpretate da attrici. Storie che s’intrecciano e passati che riaffiorano. Un furto. Il corridoio si sfalda.
L’Arpagone del ‘600 riesce ancora oggi a toccare le emozioni di chi lo guarda, in lui riconosciamo tutta l’attualità del vizio.
Con questo spettacolo Cirillo ha fatto il “suo Moliere”, con costumi futuristici, mimica, recitazione, coreografia e soluzioni sceniche originali e un finale di grande effetto.

Marco Magno

Liceo A. Pacinotti Cl. II B

 

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