24.734 euro per affidamento diretto di servizi promopubblicitari per il Museo del Costume

Tutto regolare e secondo le normative più attuali, anche quelle relative alla semplificazione, sfornate con la scusa del COVID, fino a 75.000 euro l’amministrazione può operare per affidamento diretto.
Non ci sarebbe da scandalizzarsi se non per procedure che, per motivi di opportunità politica, lasciano molto a desiderare.
In aggiunta, la questione è stata sollevata in consiglio comunale, nella seduta di ieri 6 ottobre, dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, Firrincieli, e la risposta dell’assessore al ramo, Arezzo, è stata quanto mai insoddisfacente, lacunosa e priva delle necessarie delucidazioni sulla questione.
L’affidamento diretto va bene quando ci sono motivi di urgenza, che si deve aprire il Museo del Costume si sa da 6 anni, sarebbe assurdo se si va a predisporre tutto solo 13 giorni prima dell’apertura, nulla da eccepire sui contenuti dei servizi, peraltro ancora da vedere e verificare, anche se un poster all’ingresso del porto di Catania, e basta fuori provincia, o la vecchia boccettina di profumo, già fanno storcere il naso a esperti di pubblicità.
Alla segnalazione di Firrincieli che chiedeva chiarimenti sulla questione, l’assessore Arezzo ha glissato, celebrando il grande momento dell’apertura, ammettendo che, a pochi giorni dalle inaugurazioni, mancava tutto quello che prevede il progetto museografico.
Per detta dell’assessore, si è dovuto provvedere, all’ultimo momento, al progetto grafico, agli artisti a cui rivolgersi, ai pannelli e alle pellicole adesive per gli allestimenti, alla campagna di lancio, allo shoting fotografico (un altro assessore che parla in inglese, si tratta del semplice servizio fotografico, nessuno si impressioni, NdR), alle affissioni.
E, data l’urgenza, si mette tutto nello stesso calderone, in pratica, “mi servono 25.000 euro” e via.
L’assessore dice che occorre la giusta importanza per una dimora di campagna che definisce “sito architettonico molto valido che occorre trattare adeguatamente”. Per l’assessore, l’adeguato trattamento è dato dalla libera scelta dei fornitori dei servizi, senza soggetti non graditi fra i piedi.
Per un evento così importante per la città, occorreva più trasparenza e maggiore coinvolgimento dei professionisti locali di grande esperienza.
L’assessore avrebbe avuto la possibilità di spiegare, in aula, ai consiglieri comunali i motivi delle scelte, come si è arrivati a identificare i fornitori, come e quando sono arrivate le offerte, chi ha operato le scelte, quali le motivazioni tecniche e professionali che hanno fatto scegliere dei professionisti piuttosto che altri.
Invece ha preferito essere evasiva, ritiene che l’importanza dell’evento riesca a coprire questi fastidi.

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