Nasce l’ennesimo tentativo per rilanciare i prodotti della zootecnia, a base di finanziamenti, strategia di filiera e belle parole

È nata, a Ragusa, una associazione temporanea di scopo per una iniziativa che mira a valorizzare la zootecnia siciliana e a garantire ai consumatori prodotti lattiero-caseari di alta qualità. Un progetto che punta su innovazione, qualità e sicurezza.
Non è la prima volta che si annunciano grandi strategie per gli allevamenti e le produzioni da latte, ma non abbiamo visto mai grandi trasformazioni.
Del resto, guardando la foro allegata al comunicato si vedono sempre alcuni cariatidi del settore che parlano da anni ma non sono riuscite a fare emergere i prodotti locali, e segnatamente quello di eccellenza, dall’aurea mediocrità del mercato locale, e nemmeno.
La stessa comunicazione è specchio della riservatezza del massaro ragusano: 13 aziende agricole zootecniche di eccellenza, ma quali sono? Una società di formazione, ma quale e con quali credenziali? 3 aziende di trasformazione di prodotti caseari, ma sempre tenute nascoste, un nome ‘filiera QS’ del quale non viene spiegato il significato.
In definitiva solo autocelebrazione, foto commemorativa e comunicato stampa, per avvertire che “i prodotti lattiero-caseari immessi sul mercato saranno analizzati, controllati e certificati, realizzati esclusivamente con latte siciliano, valorizzando l’intera filiera produttiva”
Previsto un investimento totale di € 5.652.166,40 da sviluppare in più anni, in totale sette da progetto, ma ci si prefigge di durare nel tempo.
La Regione Sicilia, tramite i fondi Pif, ha finanziato il progetto con € 2.993.083,20, mentre il resto del finanziamento è stato fornito dalle aziende partecipanti.
Inizialmente, il progetto interesserà quasi il 10% del latte vaccino prodotto in Sicilia, pari a 17.001.038 litri di latte certificato dal disciplinare previsto dalla filiera QS.
L’obiettivo principale del progetto è quello di migliorare il reddito dell’impresa agricola con la riduzione dei costi di produzione e l’aumento del valore aggiunto del prodotto.
Come si raggiungerà il valore aggiunto, con quali strategie di marketing e di commercializzazione, non è dato sapere.
Poi tutta una serie di paroloni, “Inoltre, si punta a diversificare la produzione, migliorare la competitività del prodotto finito e raggiungere nuove quote di mercato attraverso un marchio di filiera.
Importantissima sarà l’attuazione all’intera filiera di processi di innovazione del prodotto adottando sistemi di qualità volontaria certificata connessa al territorio regionale.
La FILIERA QS ATS mira, infatti, a razionalizzare e informatizzare i sistemi di tracciabilità, la raccolta della produzione e la distribuzione del prodotto finito, integrando e corresponsabilizzando tutti i soggetti partecipanti.
Il progetto prevede inoltre azioni di informazione e promozione sulle attività e sui prodotti della filiera e sulle qualità certificate.
La FILIERA QS ATS rappresenta un’opportunità importante per la valorizzazione della zootecnia siciliana e per la tutela dei consumatori che potranno godere di prodotti lattiero-caseari di alta qualità e certificati”.
Nessuna traccia di esperti del settore assunti per gestire il progetto, nessuna idea, che sarebbe propedeutica ad ogni innovazione, di strutture consorziali simili a quelle del parmigiano reggiano o delle mele del trentino.
Come sempre, non ci saranno notizie future sull’andamento del progetto e, soprattutto dei risultati, come sempre avvenuto per ogni nuova iniziativa del settore, sempre presentata in pompa magna, senza resoconti dei riscontri ottenuti.

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