L’uscita dal gruppo PeppeCasSindaco ha assunto, ormai, gli aspetti di una evasione in massa, di una conquista di libertà anelata da tempo ma non raggiunta, non si sa se per le capacità del capogruppo nel trattenere unito il gruppo oppure per le arti divinatorie del sindaco che, con una seduta nella sua stanza, ha sempre guarito, sia pure temporaneamente, dagli istinti di dissenso. Più un ambulatorio che la stanza del Sindaco.
In verità, non c’è molto da analizzare nelle diverse ‘evasioni’ che, peraltro, hanno pochi punti in comune, se non quello di un mancato coinvolgimento nelle scelte e nelle decisioni da parte del sindaco e dei componenti la giunta.
Si deve dire che nessuno, forse nemmeno il sindaco, si rendeva conto, nel 2018, di quanti candidati nelle liste sarebbero potuti entrare in consiglio, grazie al premio di maggioranza che è poi arrivato.
Fenomeno che ha introdotto a Palazzo tutta una serie di candidati, qualcuno dei quali si era forse presentato per gioco, per aderire alle richieste del sindaco o del suo entourage, per infoltire le liste che necessitavano almeno, ognuna, di 24 candidati.
Non solo sono arrivati a Palazzo dell’Aquila personaggi digiuni di politica, ma pervasi da un fondamentale istinto di buona educazione, di buoni rapporti, di bon ton istituzionale, nutrito costantemente dal primo cittadino che ha sempre alimentato la storia della politica moderata, non aggressiva, per vivere meglio, come, in effetti, è accaduto. Ma in politica, almeno quella tradizionale, aborrita da Cassì, questi soggetti non sono adatti, sono fuori dal loro habitat e hanno condizioni di vita difficile.
Perché il dissenso, il disaccordo di molti, la mancata condivisione di scelte sono stati diffusi anche fra gli assessori, tutte cose note perché più di un assessore ma, soprattutto i consiglieri, si sono sempre sfogati all’esterno e hanno condiviso il loro malcontento.
Quando il sottoscritto ha narrato di fibrillazioni interne sapeva quello che scriveva. E, contrariamente a quello che poteva pensare il primo cittadino, ma peggio ancora quanti del suo entourage non dotati della minima formazione educativa e di censo, che ne hanno detto di tutti i colori sul mio conto, le mie considerazioni , che non erano critiche, erano alimentate dalla delusione di una campagna elettorale, di un programma, di una serie di buone illusioni che derivano tutte dalla constatazione, via via crescente, di non vedere nel primo cittadino il Peppe Cassì che tutti conoscevamo.
La delusione si è ingigantita quando si è avuta la netta sensazione, confermata da assessori e da consiglieri, che tutto il male derivava da cattivi consiglieri, da personaggi dell’entourage e della giunta sui quali Cassì ha fatto sempre più affidamento, con risultati non del tutto confortanti, per il suo mandato e per la città.
Tutta questa premessa per significare che, se la compagine consiliare di maggioranza fosse stata composta da soggetti tutti minimamente accettabili, leggeremmo una storia diversa
La maggioranza è fatta di gente che avrebbe dovuto far pesare il proprio ruolo, che si sarebbe dovuta impegnare e imporre sulle scelte e sulle decisioni, in quanto è il sindaco che dipende dalla maggioranza e non al contrario.
Ma elementi ossequianti, sempre pronti a dire di sì, a essere convocati per le riunioni di giunta ed essere aggiornati solo su quello che il sindaco riteneva opportuno e non su tutto quanto riguardava al cosa pubblica, non hanno avuto contezza del proprio ruolo e delle proprie potenzialità.
Bene dice, ora, il capogruppo, ma pensiamo che non lo avrebbe detto due anni addietro, “perché non avete espresso il vostro dissenso quando si è manifestato e avete atteso la fine della consiliatura?” “perché non ve ne siete andati prima?”, aggiungiamo noi con il rischio di poter intravedere nelle fughe, ora, il progetto di candidarsi in altre formazioni politiche, oppure di prevenire i tentativi, in atto, di fare selezione ‘genetica’ fra i più obbedienti e allineati.
Lo diciamo da tempo, la rielezione di Cassì sta tutta nel suo consenso, poco influiranno alleanze più o meno decenti, se il consenso iniziale si è mantenuto, se non accresciuto, Cassì sarà riletto senza sforzi, se nell’opinione pubblica si è diffuso il malcontento serpeggiante, da tempo, in giunta e nei consiglieri, la rielezione diventa incerta e c’è da lavorare, non certo con quelli che lo hanno ‘rovinato’.
L’esito delle elezioni ci dirà se Cassì ha avuto ragione nelle sue strategie oppure ha fallito. Di certo ha vissuto una bella vita, senza opposizioni decenti, minimamente accettabili, e con dissenso interno appena manifestato, solo alla fine, e in maniera molto morbida, peraltro da soggetti politicamente poco influenti.
E veniamo alla grande fuga: prima a scappare fu Maria Malfa, a disagio sin dall’insediamento, ammaliata dalle sirene che la indicavano come presidente del consiglio, fu volgarmente beffata con i soliti giochi di palazzo, che preferirono Ilardo addirittura al primo degli eletti in consiglio. E fu di tutta evidenza che dietro questi giochi c’era il sindaco e l’avallo di Ciccio Barone, leader del suo gruppo di appartenenza. La Malfa doveva uscire subito dalla maggioranza, non solo dal gruppo, invece una melina infinita, prima l’uscita dal gruppo ma in aula sempre a sostegno del sindaco, poi con la Lega, non si capì se a sostegno dell’amministrazione o in opposizione, poi delusa anche dalla Lega, passata nel gruppo misto.
Un elemento emarginato, con un passato politico volutamente poco considerato.
Ma la maggioranza ha fondamentalmente tenuto fino alla fine della consiliatura, solo con la defenestrazione dell’assessore Ciccio Barone, che sarebbe stata più eclatante se ad andarsene fosse stato Barone, ma molto tempo prima, per il disaccordo con diversi colleghi di giunta, sono saltati i residui del gruppo facente capo a Barone. Una fuga del quale, anticipata, avrebbe danneggiato non poco Cassi, se non altro per i tanti traccheggi in giunta denunciati, dei quali attendiamo ancora le illustrazioni dettagliate.
Se ne vanno, solidali con il loro leader defenestrato, i consiglieri Mezzasalma e Rivillito, la maggioranza scende a 13 consiglieri, tiene per un filo esilissimo, ma i due fuggitivi sono comunque presenti in aula, contribuiscono a mantenere il numero legale e votano positivamente qualche atto per il bene comune.
È poi la volta di Ramonda Salamone, con il dente avvelenato sin dalla sua sostituzione come assessore al bilancio e al turismo, avvenuta dopo pochissimi mesi dall’insediamento, che era stata concordata all’interno del suo gruppo di Barone, ma che la stessa esitava a osservare. Nel corso degli anni, si avvicina all’on.le Dipasquale, per il quale fa campagna elettorale nello scorso settembre, ma aspetta marzo per ufficializzare il suo cambio di posizionamento politico.
La maggioranza è ufficialmente caduta, con soli 12 consiglieri a sostegno del sindaco. Poca cosa perché le opposizioni al borotalco si preoccupano di mantenere il numero legale e permettere l’apertura delle sedute.
Per il bilancio il sindaco si mette al sicuro, con il malcelato sostegno del rappresentante di Ragusa Prossima, aspirante alleato per la ricandidatura, e con un ferreo accordo con il gruppo di Mario D’Asta che, come altro aspirante alleato del sindaco, assicura il suo sostegno per l’approvazione dello strumento finanziario in cambio dell’approvazione di dieci emendamenti che il sindaco ha la premura di indicare ai suoi consiglieri come atti da votare, per troppo evidenti motivi.
C’è un po’ di maretta in quello che resta della maggioranza, sono le consigliere Raniolo e Iacono ad esprimere netto e aperto dissenso verso questo genere di accordi sottobanco, esprimono l’intenzione di votare secondo coscienza, anche atti di altri dell’opposizione, ma anche loro, alla fine, sopportano, restano in aula e continuano a stare in maggioranza.
Ma chi non ce la fa più è la consigliera Iacono che, per anni, ha visto disattese le sue istanze, che, nonostante le diverse assicurazioni del sindaco, non è stata per nulla coinvolta come Presidente della Commissione Cultura, Turismo, Attività sociali e Politiche Giovanili.
Di poche ore prima la sua fuga dal gruppo, per il disappunto accumulato e suggellato dal mancato invito alla prima riunione, convocata da Cassì per far incontrare vecchi consiglieri e aspiranti candidati al civico consesso.
Nel frattempo, aveva fatto le valigie il consigliere Carmelo Anzaldo, per la mancata condivisione di scelte sulla netta separazione dai partiti e per il netto distacco nei rapporti con Fratelli d’Italia.
Come si può facilmente evincere, tutte motivazioni diverse, nella sostanza, solo un minimo comun denominatore, la vicinanza più o meno reale, anche momentanea nel caso di Anzaldo, a Ciccio Barone.
Erano sue ‘donne’ la Malfa e la Salamone, suoi i consiglieri Rivillito e Mezzasalma, vicino per un breve periodo anche Anzaldo, per più tempo la Iacono.
Ma le vere motivazioni della fuga sono da ricercare nel mancato coinvolgimento da parte del sindaco e degli assessori che hanno sempre operato le loro scelte non considerando i consiglieri. Che malissimo hanno fatto a non mettere i punti ni sulle ‘i’ alle prime avvisaglie che qualcosa non andava.
Riteniamo che la grande fuga poco influirà sui destini futuri del sindaco, prima di tutto per le uscite che sono tutte all’insegna dell’assoluta signorilità e scevre da polemiche.
Anche le opposizioni non colgono la palla al balzo, qualcuno, forse, ne farà tesoro in campagna elettorale ma, di fondo, il sindaco ritiene, quasi sicuramente, di aver dato una ripulita, di essersi disfatto di soggetti scomodi, anche ove potesse avere una nuova maggioranza in consiglio, difficilmente riferibile solo alla sua lista, sta provvedendo a costituire una nuova squadra dove il sentiment di totale subalternità al sindaco sembra prevalere, perché non girano nomi di soggetti politicamente preparati ed esperienti, né particolarmente influenti come bacino di voti. Ma è questo quello che vuole Cassì, altrimenti ne capirebbe di politica.
