Si allarga il contraddittorio fra il dr. Conti di Legambiente e l’on.le Dipasquale sui pali eolici a mare

Il Presidente del Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa replica alle osservazioni dell’on.le Dipasquale sull’impianto eolico offshore che dovrebbe sorgere davanti alle coste iblee. In altra parte del giornale, per motivi di spazio i lettori potranno leggere l’immediata contro replica dell’onorevole a questa nota che appresso pubblichiamo integralmente:

La recente presa di posizione di Legambiente Sicilia sui parchi eolici offshore al largo della costa ragusana ha positivamente prodotto la reazione dell’on. Dipasquale, reazione ragionata, dialogante e per alcuni aspetti condivisibile mentre per altri decisamente no.
Finalmente la politica riconosce che i cambiamenti climatici ci sono e che stanno creando crescenti danni all’agricoltura, alle infrastrutture e alle disponibilità idriche potabili e che bisogna puntare alla decarbonizzazione investendo sulle energie rinnovabili e tra queste anche sull’eolico offshore.
E’ positivo che la politica finalmente abbandoni frasi del tipo “ i cambiamenti climatici ci sono ma..” e si confronti con onestà sui veri problemi delle future generazioni e del pianeta. Tuttavia, per avviare una discussione proficua appare necessario fare un po’ di chiarezza sull’eolico offshore.
La richiesta di concessione demaniale per gli impianti eolici offshore è solo la prima fase di un iter amministrativo che prevede subito dopo la valutazione di impatto ambientale, per concludersi con l’autorizzazione unica di costruzione ed esercizio da parte del ministero delle Infrastrutture.
I progetti preliminari presentati dai proponenti saranno valutati dalle Capitanerie di Porto in ordine sia alla sicurezza della navigazione, sia alla compatibilità delle strutture costituenti l’impianto con le altre attività marittime come la pesca. Successivamente, la Capitaneria di Porto procederà con l’accertamento delle condizioni per il rilascio della concessione demaniale marittima attraverso l’acquisizione dei pareri e delle autorizzazioni da parte degli enti e amministrazioni competenti. Tutte le altre problematiche saranno prese in esame successivamente, come la sostenibilità ambientale che sarà affrontata dopo la presentazione di un progetto dettagliato nel corso della procedura di VIA.
Nella discussione affrontata finora a livello locale sono emerse problematiche che sono in parte reali e in parte invece dei falsi problemi.
Tutte sono comunque state già affrontate nella Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2021 sull’impatto provocato sul settore della pesca dagli impianti eolici offshore e da altri sistemi energetici rinnovabili e nella Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2022 su una strategia europea per le energie rinnovabili offshore approvate a larghissima maggioranza.
Per quanto riguarda il paventato rischio che non avvenga la dismissione degli impianti a fine produzione si tratta di problema remoto e facilmente gestibile. Il parlamento europeo ha sottolineato che la disattivazione delle turbine eoliche offshore non deve generare impatti ambientali duraturi né comportare rischi per la sicurezza dei pescherecci a causa di eventuali infrastrutture rimaste sui fondali marini ( nel nostro caso si tratta di impianti flottanti che possono essere facilmente rimossi da rimorchiatori ) e che è opportuno mettere a punto meccanismi finanziari che coprano i rischi a lungo termine posti dalle infrastrutture offshore abbandonate. Semplicemente propone che in fase di autorizzazione unica venga sottoscritta una fideiussione da parte delle società energetiche. Se la società elettrica non le rimuove interviene il soggetto pubblico con le garanzie della fideiussione.
È vero invece che, nello specchio di mare dove insiste l’impianto, sarà istituito il divieto di pesca. Ma come afferma il parlamento europeo la pianificazione dello spazio marittimo deve includere la partecipazione effettiva del settore della pesca al processo decisionale, contrapponendola alle nozioni troppo vaghe di «consultazione» e «osservatori» e sottolinea la necessità di prevedere un indennizzo adeguato per i pescatori laddove l’installazione dei parchi eolici offshore si ripercuota sulle loro attività e nel caso non si riescano a trovare soluzioni che potrebbero attenuare il potenziale conflitto e creare condizioni di parità tra la pesca e le energie rinnovabili offshore.
I rischi riguardanti gli eventuali sversamenti di olio lubrificante presenti sulle torri eoliche saranno affrontati nel corso della procedura di VIA. Ma appaiono rischi di gran lunga inferiori se confrontati a quelli legati alla presenza della piattaforma VEGA A e della nave cisterna Leonis con le sue 110.000 tonnellate di petrolio greggio nella stiva o all’intenso traffico di petroliere nel tratto di mare prospiciente la costa sud siciliana.
In merito alla critica relativa all’eccessivo contributo alla decarbonizzazione che sta dando la Sicilia va detto che non è molto diverso da quelle di altre regioni. Solo forse un po’ più alto in considerazione dei più favorevoli venti che soffiano nel canale di Sicilia. Sono state presentate al 31/01/2023 richieste di allacciamento alla rete TERNA ( STMG ) per impianti eolici offshore in Romagna, Marche, Abbruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Lazio e Toscana, davanti alle coste delle provincie di Ferrara, Rimini, Pesaro, Ancona, Pescara, Chieti, Campobasso, Foggia, BAT, Bari, Brindisi, Lecce, Taranto, Matera, Crotone, Catanzaro, Cosenza, Roma, Latina, Viterbo, Livorno, Cagliari, Sud Sardegna e Sassari.
Infine, per i criteri da utilizzare per individuare le aree dove istallare gli impianti eolici offshore bisogna fare riferimento ai piani di gestione dello spazio marittimo del Ministero delle Infrastrutture, in via di approvazione, in particolare a quello dell’area marittima Ionio-Mediterraneo Centrale, Sub-area IMC/6 Piattaforma Continentale Sicilia Meridionale che prevede di promuovere la generazione di energia da fonti rinnovabili in mare, con riferimento particolare all’eolico.
Nell’identificazione delle aree sarà indispensabile produrre un’analisi costi-benefici di tutte le componenti socio-economiche, tenendo in considerazione i conflitti con altri usi (la pesca in primis) e le necessità dei territori, nonché attivando tavoli di discussione con tutte le parti interessate.
Come affermato dal parlamento europeo è fondamentale creare un ampio consenso pubblico in merito ai progetti riguardanti le energie rinnovabili offshore, coinvolgendo gli attori locali per aumentare l’accettazione pubblica dell’energia eolica offshore e per accrescere la fiducia del pubblico nella capacità delle energie rinnovabili di garantire non solo il contrasto ai cambiamenti climatici ma anche l’indipendenza energetica e approvvigionamenti energetici sicuri;
Legambiente Ragusa ritiene quindi opportuno e chiede che in futuro sia promosso con un approccio scientifico un dibattito pubblico sull’eolico offshore in provincia di Ragusa, stavolta coinvolgendo tutti i soggetti interessati, e non come è stato finora solo alcuni soggetti.

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