Senza alternative le linee ispiratrici del nuovo PRG

Un destino già scritto ancora prima di ricevere le sollecitate proposte per la revisione del Piano Regolatore Generale della città.
Ancora una volta l’amministrazione comunale, a guida pentastellata, si trova per le mani una gatta da pelare, una patata bollente, costituita, in buona parte dagli errori del passato.
Non si tratta di dare vita ad un piano regolatore che possa dare sfogo alla creatività dei professionisti, ma di una serie di accorgimenti per lenire le ferite profonde del passato.
Naturalmente non mancano gli illusi di poter risolvere tutto con scelte che, possibilmente, richiederanno, in futuro, altri aggiustamenti.
Il Sindaco e l’assessore Corallo, sornioni, sanno che il PRG può risultare la carta vincente di cinque anni di inedita amministrazione a cinque stelle, come punte di diamante dell’universo pentastellato locale avranno modo di confermare le capacità che hanno permesso loro di andare avanti, incuranti di critiche e proteste.
I due giorni dedicati alla concertazione, organizzata in sinergia fra amministrazione e Presidenza del Consiglio, hanno registrato una buona partecipazione di portatori di interessi, i destinatari degli incontri per un primo contatto pubblico con le istanze della collettività.
Nell’ordine, da venerdì pomeriggio, si sono succeduti gli spazi dedicati alle organizzazioni della società civile, volontariato organizzato, associazioni di promozione sociale, fondazioni, cooperative sociali, imprese sociali, ONG; alla società attiva e produttiva: associazioni di categoria, professionisti, insieme delle strutture e delle attività imprenditoriali, ecc.; per concludere con le categorie della politica e della cittadinanza attiva – sindacati, partiti , movimenti e organizzazioni politiche, cittadinanza attiva.
Qualcuno del tutto assente, vedi i sindacati o i movimenti e le formazioni politiche minori, le associazioni di categoria, ma le presenze sono state di elevato livello qualitativo.
Protagonista assoluto degli incontri, con interventi che hanno fermato l’attenzione dell’uditorio in ciascuna delle tre sedute di concertazione, l’ing. Maurizio Erbicella, esperto urbanista, componente del Consiglio Regionale per l’Urbanistica, scelto dall’amministrazione Piccitto come consulente per la revisione del Piano regolatore.
Ad introdurre il tema degli incontri l’architetto Marcello Dimartino, dirigente comunale del settore, che ha illustrato con il suo tradizionale stile, che potremmo definire ‘garbo esaustivo’, le direttrici dell’iter di revisione che, dalle direttive generali, avallate dal consiglio comunale, andranno allo schema di massima della progettazione urbanistica e delle prescrizioni esecutive, per arrivare al PRG definitivo e al Regolamento Edilizio.
Il Dirigente del settore ha tracciato la storia dell’ultimo strumento urbanistico della città, quello vigente, risalente al 2006, che imponeva grosse limitazioni con prescrizioni per aree stralciate, che dovevano essere studiate e poste in variante, adempimenti che non sono stati rispettati, se non per i piani di recupero.
Citati gli allegati per i quali si sta lavorando al necessario adeguamento, piano urbano commerciale, piano di mobilità urbana e di mobilità sostenibile. Sul piano vigente si inserisce la variante per l’edilizia residenziale pubblica, i cosiddetti PEEP, del 2009, i piani particolareggiati di recupero urbanistico del 2011, il Piano particolareggiato esecutivo del centro storico, del 2012.
Attualmente in itinere, sollecitata dalla attuale amministrazione, la variante ai PEEP.
L’architetto Dimartino ha accennato agli studi per le attrezzature e i servizi, verde, scuole, parcheggi, all’analisi demografica, al computo delle abitazioni, in uso e vuote, 32106 totali, 7.500 vuote, 24.452 abitate, alle pratiche di sanatoria per abusivismo, 1.500 quelle ancora da esitare su un totale di 8.264 per le tre ultime sanatorie a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, alle proiezioni demografiche e al conseguente dimensionamento del piano.
L’analisi di Dimartino ha portato alle prime conclusioni ineludibili: non si possono prevedere ulteriori suoli per edificabilità, si può puntare solo su rigenerazione e riqualificazione dell’esistente, con attenzione alla vulnerabilità edilizia, alle zone degradate.
Come accennato, estremamente qualificati, e qualificanti degli incontri, gli interventi dell’ing. Erbicella che ha definito i necessari paletti per un iter organico della revisione del piano che, necessariamente, deve passare dal confronto fra lo stato di diritto e quello di fatto, un piano che deve avere la sua economicità, che deve essere realizzabile, economicità che va contemperata con la partecipazione privata, attraverso la scelta perequativa che deve essere, primariamente, normata.
Delle conclusioni tratte dall’illustre tecnico ci occuperemo in altra parte del giornale, unitamente agli interventi significativi, segnatamente quelli dell’avv. Gaetano Barone, dell’ing. Maurizio Tumino, dell’ing. on.le Franco Antoci e di Giuseppe Gulino, Presidente di Confcooperative.
Qui vogliamo accennare all’introduzione dell’illuminante e dotto intervento dell’avv. Barone, relativa alla storia urbanistica recente della città, che riteniamo indispensabile per una visione chiara della problematica urbanistica che la città si accinge ad affrontare. Excursus storico che l’illustre professionista, esperto ed appassionato di urbanistica, reitera spesso per inquadrare meglio l’argomento di discussione sulla materia, scelta che condividiamo perché fornisce una visione esaustiva della situazione.
La città è stata, ed è caratterizzata, da una massiccia migrazione verso le periferie, frutto delle scelte dello strumento urbanistico degli anni ’70 del secolo scorso.
Aggiungiamo noi, scelte che, a loro volta, si basavano sugli indirizzi residenziali del passato che privilegiarono, in maniera spudorata e sconveniente per la città, le proprietà di determinate famiglie di notabili locali a danno di altre, vedi l’insensata espansione a ovest e non verso il mare.
Ritornando alla lucida analisi dell’avv. Barone, ci fu una previsione spropositata di aumento della popolazione, che contemplava aree di espansione sovradimensionate, unita al fenomeno dell’edilizia sociale, particolarmente significativo nella nostra città.
L’edilizia sociale ha, di sicuro, determinato effetti positivi, i primi due nuclei, Patro e Pendente furono presto assorbiti, gli ingenti finanziamenti dello stato centrale e regionale indussero alla prima variante per Pianetti, alla quale sono seguiti piani costruttivi per edilizia residenziale in eccedenza rispetto alle reali esigenze abitative.
Nel contempo lo svuotamento del centro storico, privilegiando la mummificazione dell’esistente per favorire l’esodo verso le periferie, con un piano particolareggiato dei centri storici che ha eliminato ogni possibilità di intervento abitativo moderno sul patrimonio edilizio, che non ha permesso edilizia sostitutiva, necessaria per la grande discrasia esistente fra i palazzi e l’edilizia minima composta da uno o due locali collegati, inutilizzabili per gli standard del moderno abitare.
Il mancato esame del piano particolareggiato del centro storico, lo stravolgimento del piano di Cervellati con le misure del 2010/2011, sono gli episodi finali di un esodo di durata ventennale che ha decretato il de profundis per il centro storico.
Stesse conclusioni per l’avv. Barone che ha chiesto due cose, in attesa della definizione del nuovo piano, l’adozione di una delibera che permetta di intervenire con demolizioni e ricostruzione e l’adozione di un piano di zona, con il blocco di ogni possibile area edificabile per frenare l’espansione edilizia.

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