Siamo confortati nelle nostre considerazioni, talvolta, forse, dirompenti, dai fatti e dalle espressioni utilizzate dagli stessi componenti il consiglio comunale
Si conferma un bassissimo livello del civico consesso che troviamo impegnato, in alcune sue componenti, in discussioni da bar, in atteggiamenti poco consoni all’istituzione, in scambi di battute, piene di sarcasmo e di ironia, degne di diatribe verbali più consone all’ultima sfida Juve-Inter che non attinenti al dibattito pubblico sulla città.
Sedute del consiglio comunale, già ordinariamente assai deludenti e poco produttive, diventano stucchevoli e senza alcun interesse se trasformate in arena di personaggi in cerca di riscontro mediatico, acclarato dai ripetuti appelli alla ‘gente che ci ascolta’.
Ieri, personaggi poco usi alla politica e alle dinamiche della giurisprudenza e delle aule di tribunale, hanno buttato sulla teatralità un normale passaggio, peraltro, da molti, atteso come inevitabile, del ricorso al TAR, di cinque consiglieri comunali, contro le procedure relative alle variazioni di bilancio proposte e approvate in Consiglio Comunale.
Un vero e proprio teatrino, come ieri avevamo già titolato in anticipo, grande confusione fra quelli che seguono la politica comunale, qualcuno, addirittura, ha capito che il ricorso è stato ritirato.
La madre di tutti gli errori, tralasciando le indiscrezioni sulla udienza al TAR, che sono subito, legittimamente, trapelate, il comunicato dei ricorrenti che hanno voluto spiegare, inusualmente, nel tentativo, inutile, di prevenire possibili commenti irridenti, le strategie adottate in udienza.
Poi è seguito il comunicato dell’Avvocatura del Comune, sull’esito dell’udienza, poi, ancora, una nota, diramata per conto dei ricorrenti, dell’avvocato degli stessi, in merito alla richiesta di rinuncia all’istanza cautelare di sospensione.
Troppo clamore mediatico, attorno ad una normale vicenda giudiziaria non ancora entrata nel merito della questione. Clamore suscitato, principalmente, dalla strategia adottata, diversamente, su consiglio di altro legale, del consigliere Maurizio Tumino che aveva escluso ogni possibilità di sospensiva.
Ieri, in udienza, avranno giocato anche fattori diversi, non ultimo la presenza come difensore dell’amministrazione comunale di un altro principe del foro, l’avvocato Alì, che ha forse modificato lo scenario immaginario di un iter processuale che si riteneva oltremodo scorrevole, facendo paventare possibili rigetti dell’istanza che avrebbero potuto comportare, anche, condanne al pagamento delle spese processuali.
Troppo clamore mediatico anche per la malcelata affermazione che il ritiro dell’istanza cautelare di sospensiva possa accelerare l’iter del procedimento sul merito, perché, se non ci saranno risultati concreti entro l’anno, anche questa ipotesi di strategia viene a cadere.
Nel dibattito innescato in Consiglio Comunale, solo due i particolari degni di nota, rilevabili nell’intervento del consigliere Giovanni Iacono, gli unici che suscitano opportune riflessioni e che riteniamo debbano essere evidenziati: il primo, la domanda sul perché l’amministrazione, che si è sempre detta certa della regolarità delle procedure, abbia scelto di affiancare un illustre avvocato a quello del Comune, che già tanti successi ha assicurato, in sede di giudizio amministrativo, all’Ente.
Se questo interrogativo può segnare un punto a favore dei ricorrenti, ne esiste uno a sfavore, perché il dott. Iacono, nel suo intervento, ha messo le mani avanti, evidenziando la questione dei tre gradi di giudizio, perché dopo il TAR c’è il Consiglio di Giustizia Amministrativa e poi, ancora, il Consiglio di Stato, gradi di giudizio che porterebbero la questione alle calende greche, inficiandola alla base e che, ieri, avrebbero consigliato strategie diverse, invece, come ha fatto rilevare nel suo dirimente e approfondito intervento in aula, il consigliere Massimo Agosta che avrebbe auspicato il giudizio sull’istanza cautelare come primo step di una questione che rischia di esaurirsi, senza risultati tangibili, nei meandri della lenta giustizia italiana.
Sullo sfondo di questo scenario complesso, nella sua fondamentale semplicità, una seduta del consiglio comunale che è stata preda di uno stucchevole scontro personale fra il consigliere Spadola, del Movimento 5 Stelle e tutti i ricorrenti, che hanno voluto ribattere, singolarmente, dedicando la seduta ispettiva, pagata dalla collettività, quasi esclusivamente ad argomenti, di certo, non previsti dal regolamento.
Spadola ha, provocatoriamente, fatto appello alla sua tradizione ‘teatrale di famiglia’ per mettere in luce le perplessità emerse a seguito della rinuncia alla sospensiva, richiamando, con esorbitante dose di sarcasmo e ironia, il concetto di ‘malafiura’ esaltato nelle pagine del blog del Movimento 5 Stelle di Ragusa.
Nell’ordine, i consiglieri Migliore, Ialacqua, Iacono, Nicita e Massari sono intervenuti, ora con parole grosse, ora ricordando che non si è entrati ancora nel merito della questione, ora rinnovando le accuse di mancanza di spirito democratico e di poco rispetto del Consiglio Comunale, verso l’amministrazione pentastellata, di travisamento eversivo dei ruoli, di forzatura delle regole del gioco, difendendo la scelta di rinunciare all’istanza cautelare per concentrare la battaglia sul merito.
Meritevole di menzione la definizione finale di Giorgio Massari che ha parlato della presenza in Consiglio Comunale di ‘teatranti inconsapevoli’, un passaggio che, come un tocco d’artista, ha nobilitato un’accozzaglia di interventi dialetticamente inutili.
