Tarda mattinata effervescente quella di giovedì 23 febbraio, giorno in cui era fissata l’udienza, al TAR di Catania, per discutere della istanza cautelare di sospensiva, presentata dai consiglieri comunali Giovanni Iacono, Carmelo Ialacqua, Giorgio Massari, Sonia Migliore e Manuela Nicita.
Preannunciata dai soliti bene informati, circolava la notizia del ritiro dell’istanza cautelare di sospensiva.
Gli interessati hanno emesso solo dei comunicati, a partire dalle ore 13.30, che riportiamo integralmente, in calce dell’articolo, forse anche per porre un argine alle più svariate considerazioni sull’argomento.
Naturalmente, negli ambienti vicini all’amministrazione, il ritiro della istanza cautelare di sospensiva, che, addirittura, era stata annunciata con apposita conferenza stampa, è stata considerata una mezza vittoria e, in ogni caso, ha svalutato l’impeto con il quale era stata affrontata la vicenda dai consiglieri di opposizione facenti capo al Patto di consultazione, nulla inficiando, in ogni caso al merito della questione che resta, comunque, oggetto di valutazione del TAR.
Enormemente rivalutate, se ancora ce ne fosse bisogno, la figura e la posizione del consigliere Maurizio Tumino che, seguito dall’avv. Armao di Palermo, al quale pure si erano rivolti, con Tumino, i consiglieri del Patto, scelse, su consiglio dell’illustre amministrativista, di non tentare la strada della istanza cautelare di sospensiva, limitandosi ad un esposto nelle sedi amministrative competenti
Nel loro comunicato gli istanti al TAR fanno rilevare di aver preso la decisione “per garantire il bene di Palazzo dell’Aquila e perché proseguire per ottenere la sospensiva lascerebbe trascorrere diversi mesi prima di arrivare alla reale trattazione dell’argomento”, sottolineando di voler procedere, “con grande senso di responsabilità nel percorso legale intrapreso, per arrivare al merito nel più breve tempo possibile”
Schermaglie dialettiche naturalmente non condivise dagli ambienti vicini alla controparte che sollevano non poche perplessità sulla strategia adottata dai ricorrenti e dal loro legale, rilevando una scarsa attendibilità nei passaggi ‘per il bene di Palazzo dell’Aquila’ e ‘con grande senso di responsabilità’.
Senza enfasi, invece, il comunicato dell’Ufficio Avvocatura del Comune che, tramite l’Ufficio Stampa informa della sopravvenuta rinuncia all’istanza cautelare, che rimanda la trattazione sul merito al momento in cui verrà fissata l’udienza pubblica di discussione.
Questo il comunicato dei consiglieri comunali Giovanni Iacono, Carmelo Ialacqua, Giorgio Massari, Sonia Migliore e Manuela Nicita:
“Abbiamo dato mandato al nostro legale, l’avv. Agatino Cariola, di rinunciare all’istanza cautelare di sospensiva in Camera di Consiglio davanti la Prima Sezione del TAR di Catania in merito all’approvazione in Consiglio Comunale di Ragusa delle variazioni di bilancio con procedura urgente dello scorso 30 dicembre.
Abbiamo preso questa decisione per garantire il bene di Palazzo dell’Aquila e perché proseguire per ottenere la sospensiva lascerebbe trascorrere diversi mesi prima di arrivare alla reale trattazione dell’argomento.
Con grande senso di responsabilità, dunque, nei confronti di Ragusa e dei suoi cittadini, abbiamo deciso di procedere nel nostro percorso legale contro quella che abbiamo definito una vera e propria prevaricazione nei confronti del Consiglio Comunale di Ragusa, per arrivare al merito nel più breve tempo possibile.
Così, l’avvocato Cariola presenterà al più presto istanza di prelievo per la trattazione di merito della vicenda”.
Questo il comunicato dell’Ufficio Avvocatura del Comune di Ragusa:
L’ufficio Avvocatura del Comune di Ragusa informa che, all’udienza odierna tenutasi avanti il TAR Catania, fissata per discutere la cosiddetta sospensiva inerente alla delibera consiliare n. 78 del 30 dicembre 2016, relativa alla ratifica delle variazioni di bilancio, i consiglieri comunali ricorrenti hanno rinunciato alla domanda cautelare.
La trattazione sul merito del ricorso viene così rinviata al momento in cui verrà fissata l’udienza pubblica di discussione.
